Ha deciso di parlare, dopo l’accusa di corruzione che pende sulla sua testa per essere stato quello che i pm hanno definito l’anello di congiunzione tra il sistema criminale gestito dagli imprenditori del comparto conciario di Santa Croce sull’Arno (Pisa) e la politica. Il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, ha deciso di revocargli l’incarico di capo di Gabinetto, ma Ledo Gori, in un’intervista al Tirreno professa la sua innocenza, specificando che “chiarirà” a tempo debito: “I magistrati ipotizzano la corruzione in virtù di uno scambio di favori che non c’è stato e per un incarico che notoriamente io non volevo – ha detto l’ormai ex braccio destro del governatore – Lo sa mezzo mondo in Toscana. Io avevo suggerito che fosse Paolo Becattini, attuale capo segreteria di Giani e suo capo di gabinetto in Consiglio regionale, a prendere il mio testimone. Poi Eugenio mi chiese di farlo perché mezza Toscana glielo aveva chiesto, perché tutti mi conoscono come uno impegnato a dare risposte”.

Dalle carte dell’inchiesta dei pm fiorentini che hanno cercato di ricostruire il business della ‘ndrangheta in tutta la regione, compreso quello dello smaltimento illegale di rifiuti, filone che ha coinvolto anche Gori, emerge che è stato lui, in cambio di pressioni sull’allora candidato Giani per la propria riconferma da 100mila euro all’anno, il collegamento tra imprenditori, funzionari degli impianti di depurazione, politica e aziende in odore di mafia per lo smaltimento dei fanghi di scarto dalla lavorazione delle concerie, poi interrati illegalmente in varie zone della Toscana, comprese le 8mila tonnellate stimate sotto l’asfalto della nuova strada regionale 429 tra Empoli e Castelfiorentino. “Guardando l’ipotesi di reato, ho creduto mi accusassero di aver preso soldi. Ma ero sicuro, in mano non mi è mai arrivato nulla e ci mancherebbe”, ha detto aggiungendo poi di non aver favorito gli imprenditori del distretto santacrocese a ottenere autorizzazioni e deroghe fuori dalle regole: “Non è così e lo chiarirò. Le autorizzazioni le rilascia il dipartimento dell’Ambiente e le leggi le cambia il Consiglio regionale”.

Anche sulla questione relativa agli emendamenti scritti, secondo l’accusa, dal consulente dei conciatori, Alberto Benedetti, e fatti presentare al consigliere del Pd, Andrea Pieroni, Gori dice di aver solo organizzato una cena di confronto tra la delegazione di imprenditori e le parti politiche, senza poi gestire la questione in prima persona. Mentre sui ringraziamenti fatti ai conciatori, nel corso di una cena dopo l’elezione di Giani e la sua conseguente riconferma, dice: “Di persone che avevano chiesto la mia riconferma ce n’erano state moltissime, semplicemente il mio è stato un ringraziamento da persona civile. Ho detto anche che se fosse stato per me non avrei voluto tornare a fare il capo di gabinetto e che comunque sarei rimasto per poco”. Nessuna pressione però, sostiene, su funzionari regionali e sul direttore di Arpat: “Alessandro Sanna ha già dichiarato di non aver mai ricevuto pressioni in 21 anni. Con Marcello Mossa Verre ho parlato tante volte e credo che possa dire lo stesso. Su Arpat non ho mai esercitato alcuna ingerenza”.

Gori, dicendosi dubbioso riguardo alle accuse mosse nei confronti degli imprenditori di Santa Croce, sottolinea poi di non aver mai avuto alcun contatto con Francesco Lerose, l’imprenditore operante a Pontedera che secondo l’accusa è legato alla ‘ndrangheta e che si è occupato della trasformazione dei rifiuti tossici in materiale all’apparenza utilizzabile nel campo dell’edilizia: “C’è dietro qualcosa che non capisco – dice – In tutta onestà, credo che sia Maccanti che Gliozzi (direttori dell’Associazione conciatori, ndr) siano persone perbene. I rapporti che ho avuto con loro sono sempre stati corretti. Che siano stati capaci di avvelenare mezza Toscana mi pare strano ma sarà la magistratura ad accertarlo. Che poi mi abbiano messo in contato con Francesco Lerose (imprenditore calabrese finito in carcere, accusato di esser vicino alle cosche ndr), non è assolutamente vero. Non l’ho mai visto né conosciuto“.

L’ex capo di Gabinetto dice però di non provare rancore nei confronti di Giani, nonostante la revoca dell’incarico: “Non mi ha sorpreso perché il pm scrive che l’atto criminoso di cui sono accusato potrebbe perpetuarsi. Era chiaro che un provvedimento si dovesse prendere. La sospensione non c’è mai stata. Ho detto che non sarei stato disponibile a dimettermi perché non ho fatto nulla. Comprendo l’imbarazzo, per questo sono stato io a chiedere un provvedimento di revoca. Ma ciò che non mi va giù sono le accuse”.

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