Una società di consulenza alle imprese. Proprietario: un ex premier, senatore in carica e leader di un partito che fa parte della maggioranza di governo. Tutto assolutamente legale: non esiste una legge che vieti a Matteo Renzi di creare la sua società di consulenza. Il leader d’Italia viva deve essere orgoglioso della sua creatura, visto che l’ha battezzata con le sue iniziali: si chiama Ma.Re Consulting srl, e Renzi è sia amministratore che azionista unico. A raccontare la nascità della società del leader di Italia viva è il settimanale l’Espresso. Che cita lo statuto depositato alla Camera di commercio di Roma: Ma.Re Consulting si occupa di “consulenza, assistenza, prestazione di servizi, svolgimento di analisi, studi e ricerche dirette alle imprese o a favore delle stesse o di enti, soggetti e servizi in genere, in materia di strategia aziendale e industriale, operazioni straordinarie quali, a titolo esemplificativo e non esaustivo, acquisizioni e fusioni”.

La sede della società? È indicata a Roma, in via Bocca di Leone 78, nel palazzo della famiglia Torlonia. Come racconta il settimanale diretto da Marco Damilano già nell’autunno di due anni fa era nata a Firenze la Digistar, con una ragione sociale simile ma che non entrò mai davvero in funzione. All’epoca Renzi stava uscendo dal Pd per fondare Italia viva. Non che oggi abbia lasciato la politica per dedicarsi agli interessi delle eventuali imprese che decidano di avvalersi della sua Ma. Re.

Anzi negli ultimi hanno fatto rumore le sue trasferte in Arabia Saudita. L’ex premier, infatti, fa parte del board del fondo arabo Future Investment Initiative Institute: incarico che gli garantisce un compenso e una presenza più o meno assidua nel Golfo persico. Tutto assolutamente legale: non esiste infatti una legge che disciplini cosa possono e non possono fare i senatori in carica. Alla Camera c’è un codice di condotta che impone ai deputati di accettare il rimborso di “spese di viaggio, di alloggio e di soggiorno” solo nell’esercizio delle proprie funzioni. Lo stesso codice obbliga gli eletti a Montecitorio a dichiarare gli incarichi ricoperti quando si candidano ed eventuali nuovi impieghi assunti dopo la propria elezione. Al Senato, però, non esiste alcun codice di condotta. Sia gli incarichi all’estero di Renzi che gli eventuali affari della sua società, dunque, non violano alcuna norma.

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