A Bruxelles è tutto pronto per l’avvio della discussione sulla petizione ‘End the Cage Age’, che punta a porre fine alle gabbie per animali da fattoria in Europa e che è stata firmata da 1,4 milioni di cittadini europei. Alla vigilia della presentazione di uno studio sui metodi alternativi alle gabbie, richiesto dalla Commissione per le petizioni (PETI) proprio a seguito dell’iniziativa lanciata da Compassion in World Farming (Ciwf) e promossa da più di 170 altri cittadini e organizzazioni, quel lavoro però ha rischiato di non essere preso in considerazione. Servita la prima polemica: il presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento Ue, il tedesco Norbert Lins dei Popolari (Ppe), infatti, ha scritto alla Commissione PETI sostenendo che lo studio avrebbe potuto “influenzare in modo negativo il dibattito”, in programma il 15 aprile. A denunciarlo in un video postato sui social è stata Eleonora Evi, eurodeputata dei Verdi europei, mentre Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, in un intervento in Commissione Petizioni ha sottolineato che lo studio non lascia dubbi sul fatto che l’allevamento senza gabbie sia “possibile ed è economicamente sostenibile”. Secondo la direttrice di Ciwf Italia, Annamaria Pisapia, “la transizione a sistemi senza gabbie è una necessità sempre più voluta dai cittadini europei ed è ormai irrinunciabile”. E ricorda che “i fondi della Politica Agricola Comune per migliorare il benessere animale sono stati finora sottoutilizzati”, mentre insieme a un sistema trasparente di etichettatura che includa il metodo di produzione e la giusta distribuzione della spesa lungo la filiera “possono ridurre il peso dei costi su allevatori e consumatori”.

LO STUDIO SULLE ALTERNATIVE ALLE GABBIE – Lo studio, condotto da due ricercatori dell’Università di Utrecht, Bas Rodenburg e Maite van Gerwen, illustra le migliori pratiche per i sistemi che non prevedono l’utilizzo di gabbie e gli effetti dei vari sistemi di stabulazione sul benessere degli animali, su tutti gli attori interessati e sulla sostenibilità. Sono state esaminate le alternative per le galline ovaiole e le scrofe, ossia gli animali che in Ue vengono allevati in gabbia in maggior numero. Il report non dice affatto che si tratti di una strada facile da percorrere e ne illustra ostacoli e difficoltà, come i maggiori costi per gli allevatori, ma spiega perché è la strada giusta e cosa dovrebbero fare gli Stati per far sì che quei costi non ricadano su allevatori e consumatori. Per le scrofe, viene analizzato l’isolamento nella gabbia da gestazione durante l’inseminazione e l’allattamento. Dal lavoro condotto emerge che l’eliminazione delle gabbie ha effetti positivi sul benessere degli animali, che possono mostrare il loro comportamento naturale. Sia per quanto riguarda le galline ovaiole che per le scrofe, la transizione verso la stabulazione senza gabbie viene considerata “possibile se l’allevatore è in grado di recuperare i maggiori costi di produzione”.

LE RACCOMANDAZIONI PER GLI ALLEVATORI – A questo riguardo, se per i cambiamenti di breve periodo, si raccomandano “misure finanziarie (ad esempio le sovvenzioni) e di natura politica” viene anche sottolineato che questo tipo di interventi possono essere attuati in modo molto diverso dagli Stati membri, dai produttori e da tutti gli attori della filiera. Ecco perché si suggerisce l’adozione “di una normativa a livello europeo per realizzare una transizione completa”. Quanto alle galline ovaiole, l’abbandono delle gabbie potrebbe essere agevolato da un divieto sulle gabbie modificate, in modo analogo al divieto sulle gabbie tradizionali entrato in vigore nel 2012. Per i suini, potrebbe essere abbreviato il periodo di tempo durante il quale le scrofe vengono isolate. I ricercatori suggeriscono, ad esempio, che non vengano utilizzate gabbie da gestazione affinché le scrofe siano isolate solo temporaneamente nel periodo del parto, oppure il passaggio alla pratica del parto con libertà di movimento dell’animale. “Per le specie diverse dai suini e dalle galline ovaiole, invece – spiegano i ricercatori – sembra al momento irrealistico un divieto giuridico relativo alla stabulazione senza gabbie”.

COME EVITARE CHE A PAGARE SIANO ALLEVATORI (E CONSUMATORI) – Una soluzione per aiutare gli allevatori che desiderano passare ai sistemi di stabulazione senza gabbie, ma anche chi vuole adottare sistemi innovativi o i primi ad adeguarsi ai nuovi sistemi “potrebbe consistere – spiega lo studio – nel fornire loro maggiore sicurezza sul piano finanziario concedendo sovvenzioni e/o prestiti condizionali”. I rivenditori al dettaglio possono svolgere un ruolo importante e, per questo, “è fondamentale l’utilizzo di etichette chiare e affidabili per i prodotti di origine animale riguardanti gli aspetti del benessere”. Anche per Furore la collaborazione con gli allevatori è fondamentale per cambiare i nostri sistemi di produzione: “Vanno sostenuti attraverso sovvenzioni che incentivino il passaggio verso un allevamento che preservi il benessere degli animali e costituisca la base per un miglioramento anche della rendita economica”. Tutto questo passa per il coinvolgimento della filiera di vendita e la creazione di un’etichetta che certifichi, ad esempio, l’allevamento senza gabbie. “Dalla Commissione europea – aggiunge – ci aspettiamo l’impegno a presentare un piano che preveda l’eliminazione delle gabbie entro dieci anni. Senza una legislazione europea stringente non otterremo risultati concreti”.

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