Una tensione sempre più alta all’interno e un botta e risposta pubblico, ormai palese, portato avanti tramite agenzie stampa e interviste televisive. Ancora non si trova soluzione allo scontro in corso da settimane tra l’associazione Rousseau e il Movimento 5 stelle, le due anime della creatura di Beppe Grillo. L’ultimo atto è andato in scena al termine del weekend in cui Giuseppe Conte ha incontrato deputati e senatori per portare avanti il progetto di rifondazione del M5s. Davide Casaleggio, che domani celebrerà i 5 anni dalla morte del padre insieme all’ex M5s Alessandro Di Battista, ha rilasciato un’intervista a Lucia Annunziata a “In Mezz’ora” (Rai3) e ha accusato duramente i parlamentari grillini. “Penso che nel Movimento”, ha detto, “ci sia un grande dibattito su tante tematiche politiche come è giusto che ci sia. Altra questione è entrare nel merito delle regole, come per esempio mettere in difficoltà finanziaria Rousseau, per mettere sul tavolo il terzo mandato o le candidature dal basso, in sostanza per mettere in discussione le caratteristiche fondamentali del M5s. Spero che non sia così, a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, come diceva Andreotti”. Tanto è bastato perché, neanche mezz’ora dopo, replicasse il capo politico reggente Vito Crimi: “Sono frasi false, diffamatori e misere”, ha detto davanti all’assemblea. Chi però ha usato parole ancora una volta di mediazione è stato il leader Giuseppe Conte: “Aspetto che il Movimento 5 stelle chiarisca con Rousseau”, ha detto. “Io sono l’ultimo arrivato e non posso intervenire in un rapporto consolidato negli anni, ma la democrazia digitale rimarrà al fondo del nuovo Movimento”. Anche se ha precisato, “la gestione delle tematiche politiche deve restare in seno al Movimento”.

Ma allora qual è la soluzione? Molto difficile da dire. Il nodo è cruciale per il M5s e per i suoi futuri iscritti che, proprio nell’ultimo mese, sono cresciuti di oltre 10mila unità: l’ex premier ha garantito già più volte che il Neo Movimento avrà tra le sue fondamenta la democrazia diretta, ma se l’associazione Rousseau insisterà nel chiedere il saldo economico degli arretrati (450mila euro) è impossibile che l’accordo avvenga con la stessa struttura. E’ su questo punto che al momento non si è trovato una mediazione: Casaleggio e Rousseau hanno fissato il 22 aprile come data limite per i versamenti, i vertici M5s hanno fatto sapere di essere pronti a creare una propria piattaforma. Nessun passo avanti nelle trattative è stato fatto finora.

Crimi: “Da Casaleggio frasi false, diffamatorie e misere” – Una delle novità dello scontro di oggi è che i vertici M5s hanno deciso di replicare pubblicamente e immediatamente dopo le dichiarazioni di Casaleggio, segno che ormai i rapporti sono ridotti ai minimi termini e che i tentativi di ricucire in privato sono ormai falliti. La replica però non è stata affidata a Conte, bensì al capo politico reggente Vito Crimi. “Non mi sono mai prestato ad alimentare pubblicamente polemiche”, ha detto il senatore parlando proprio all’assemblea dei deputati 5 stelle. “Ma ho appena appreso che Davide Casaleggio avrebbe detto che ci potrebbe essere stata una azione volontaria da parte del Movimento di mettere in difficoltà economica l’associazione Rousseau al fine di poter derogare al limite dei due mandati”. E ha continuato: “Mi auguro” che non sia vero “perché sarebbero non solo false, ma diffamatorie e misere a fronte del fatto che i portavoce del Movimento 5 stelle hanno versato oltre 3 milioni e mezzo di euro per la piattaforma Rousseau”. Il motivo della contesa sono appunto gli arretrati mai versati dai parlamentari espulsi dal M5s e da quelli in ritardo con le restituzioni: Casaleggio pretende che quel buco sia sanato, i vertici dicono che non è possibile. Al tempo stesso però Crimi ha precisato: “Non c’è nessuna intenzione di andare per le vie legali con Rousseau… Il M5s è titolare degli iscritti e di tutto quello che ciò comporta, andremo avanti qualunque sia la piattaforma”. Difficile però immaginare, con queste premesse, come sia possibile non dover finire in tribunale per risolvere la questione. Una strada che pochi giorni fa era stata paventata da una delle voci solitamente più moderate e dialoganti, il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli. Oggi, dopo Crimi, a intervenire in modo molto netto è stato anche il capogruppo alla Camera Davide Crippa che, sempre durante l’assemblea, ha attaccato: “Ricordo a tutti che abbiamo 7 milioni e 400mila euro bloccati nel conto delle restituzioni da fare perché la piattaforma Rousseau non ci fa votare”. E pure il vicecapogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi: “Ha fatto più democrazia Zoom che Rousseau”, ha detto. Poi, commentando uno degli aforismi più celebri di Gianroberto (“Un’idea non è di destra né di sinistra: è un’idea, buona o cattiva”) avrebbe osservato: “Non bisogna urlare alla blasfemia se si mette in dubbio una sua frase”.

Conte: “La gestione delle tematiche politiche deve restare in seno al Movimento” – Conte dal canto suo, impegnato soprattutto nel riuscire a creare un confronto costruttivo con i parlamentari, ha cercato di scaricare la responsabilità sui vertici M5s e di evitare (o ritardare) lo strappo definitivo con Casaleggio: “Aspetto che il Movimento 5 stelle chiarisca con Rousseau”, ha detto, “io sono l’ultimo arrivato e non posso intervenire in un rapporto consolidato negli anni, ma la democrazia digitale rimarrà al fondo del nuovo Movimento. È fondamentale garantire la modalità di partecipazione ad un ampio numero di partecipanti: la democrazia digitale presuppone assoluta trasparenza e chiarezza, criteri di accesso”. Quindi ha lasciato uno spiraglio sul quale potrebbe essere possibile costruire un accordo: “Il voto online può essere demandato a una società esterna, ma tutto il resto deve essere gestito dal Movimento a cominciare dalla formazione”. Cioè Conte ha spiegato che ci sarà ancora il voto online degli iscritti, sempre tramite una piattaforma privata, ma la gestione delle tematiche politiche – sarebbe questo il succo del suo ragionamento – devono restare in seno al Movimento.

Casaleggio: “Anche mio padre pensava che fosse necessaria un’organizzazione indipendente per il voto” – Proprio su quest’ultimo aspetto, la distinzione tra attività politica e gestione delle votazioni, potrebbe nascere una sorta di mediazione. Ecco perché le parole di Davide Casaleggio, che raramente rilascia interviste e quasi mai in televisione, hanno molto peso in questa fase così difficile e complicata per i 5 stelle. E proprio sull’indipendenza dalla politica della piattaforma, Casaleggio ha dichiarato: “Su questo aspetto abbiamo ragionato parecchio con mio padre, soprattutto negli ultimi anni: anche lui pensava che fosse necessario avere un’organizzazione indipendente, costituita da professionisti che potessero portare avanti la gestione complessa delle votazioni, dei dati ma anche indipendente dalla parte politica che è, per sua natura, in conflitto di interesse con qualunque domanda si voglia sottoporre agli iscritti. In realtà questo è stato proprio progettato e voluto in modo distinto rispetto alla parte politica”.

Secondo Davide Casaleggio è questo uno dei principi che dovrebbe essere ancora rispettato. In altre parole, il figlio del cofondatore del M5s ha bocciato l’ipotesi che il Movimento decida di mollare una struttura come Rousseau per affidarsi a una piattaforma dipendente direttamente dal Movimento. Esattamente il piano che hanno in mente i vertici. “Mi riferisco”, ha specificato ancora, “alla parte di consultazione degli iscritti e non sto parlando dei quesiti, sui quali c’è stato un grande dibattito, ma sto parlando dell’organizzazione stessa che permette la consultazione degli iscritti. E’ ovvio che, per fare questo, ci deve essere una figura ‘terza’ che si fa garante rispetto alla parte politica”, ha detto. “La natura stessa dell’associazione Rousseau, che io ho fondato insieme a mio padre, associazione senza scopo di lucro, non ha altra finalità se non quella di garantire la partecipazione digitale. Una delle accuse che sono state rivolte a mio padre era quella di volersi arricchire con questa iniziativa. In realtà lui ha sacrificato gran parte della sua vita, degli affetti, proprio per portare avanti l’idea del Movimento. Se avesse voluto arricchirsi avrebbe potuto accettare i 42 mln di euro che erano dovuti per il finanziamento pubblico dei partiti nel 2013, distribuire lauti stipendi e anche io avrei potuto percepirlo in questi 15 anni ma invece abbiamo deciso di farlo gratuitamente, come impegno civico”. E proprio parlando di soldi, Casaleggio ha anche aggiunto: “Io non ho mai percepito stipendi, né all’interno dell’associazione Rousseau né in precedenza per il supporto che abbiamo fornito” al M5s e “nemmeno lo ha fatto mio padre. Questo è un aspetto, poi ci sono dei costi di gestione, delle persone che sono assunte e alle quali dobbiamo pagare lo stipendio”.

Casaleggio ha anche parlato del futuro del M5s. E alla domanda se si immagina che il Movimento diventi un partito tradizionale, ha replicato: “Io penso che non sia la direzione giusta pensare a un’organizzazione di questo tipo è pensare a un’organizzazione dell’altro secolo, una cosa che non è più di attualità. Forse oggi non sono più di attualità nemmeno i movimenti, per come sono stati strutturati 10 anni fa. Oggi si parla di una Platform Society, di un nuovo modo di interagire sulle singole battaglie per dare modo alle persone che voglio impegnarsi o voglio dare il proprio contributo civico”.

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