Riparte in Parlamento il percorso delle proposte di legge sulla cannabis. La commissione giustizia della Camera ha deciso di ricalendarizzare le norme, con una decisione presa dall’ufficio di presidenza. La discussione generale inizierà lunedì 12 aprile. Si tratta di due proposte completamente opposte tra loro. Da una parte c’è la legge che come primo firmatario Riccardo Magi di +Europa, ed è sostenuta da tutti i parlamentari che hanno aderito all’intergruppo per la legalizzazione, chiede di legalizzare l’autoproduzione di cannabis, eliminando le relative pene e sanzioni, oltre a rafforzare l’attenuante della lieve entità per il traffico e la detenzione, che diventerebbe una fattispecie autonoma; dall’altra quella di Riccardo Molinari, capogruppo della Lega, che prevede l’arresto obbligatorio per chi sia colto in flagranza ed elimina la possibilità di scontare la pena con modalità alternative al carcere.

“Nessuna novità, nessun fuori programma, nessuna discontinuità! Infatti, i progetti di legge in questione, a prima firma Magi e Molinari, testi tra loro molto diversi, erano già all’esame della commissione e già da tempo abbiamo finito il ciclo di ben 28 audizioni”, dice Mario Perantoni, presidente del M5s della commissione Giustizia. “Ora – continua – si tratta di proseguire nel lavoro, considerando il principio giuridico introdotto di recente (19 dicembre del 2019) dalla sentenza 12348 della Sezioni Unite della Cassazione che si può anche non condividere ma che è un dato di fatto. La Corte ha riconosciuto che la coltivazione domestica di cannabis per uso personale non costituisce reato, equiparandola alla detenzione per uso personale che è un mero illecito amministrativo. Naturalmente la coltivazione deve essere ad uso esclusivamente personale, non per commercializzarla, cederla o altro”.

Il presidente della commissione Giustizia di Montecitorio pone l’accento sulle parole usate nelle motivazioni della sentenza da parte dei giudici di Piazza Cavour. “Sono parole chiare e semplici. Cito: ‘le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore’. Insomma, le attività di minima coltivazione non sono riconducibili nell’ambito penale perché contrastano con il principio di offensività. Proprio come avviene nel caso della minima detenzione per uso personale”.

Su questo punto è chiaro dunque come la pensi il deputato. “Parliamo di tutto questo laicamente e, aggiungo, seriamente, senza evocare inutili crociate, ritenendo che si possa applicare una disciplina ragionevole: chi si oppone a una seria regolamentazione non comprende che questo è un terreno dove lo Stato deve intervenire, perché dove manca lo Stato, fanno affari le mafie e la criminalità organizzata. Il tema di cui ci stiamo occupando in commissione riguarda una questione sociale di grande rilevanza che una classe politica seria ha il dovere di affrontare. C’è chi dice che non è all’ordine del giorno di questa maggioranza. Ma é un tema sul quale la società chiede attenzione e regole, questo non si può ignorare, non vedo perché debba essere sottratto alla libera e democratica dialettica parlamentare. Ogni gruppo può fare le sue scelte”.

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