Lui e il suo partito Ukip, in prima linea per il sì alla Brexit, hanno sempre contrastato l’attivismo contro il cambiamento climatico, polemizzando col Regno Unito per i suoi investimenti sull’eolico e criticando i moniti di Greta Thunberg e del principe Carlo sulla salvaguardia dell’ambiente. A luglio 2020, poi, si era spinto a dire che i giovani fossero indottrinati a credere nel riscaldamento globale. Salvo poi suggerire che l’attivista svedese, forse, non sbagliava del tutto.

Ma da ora per Nigel Farage, che ha sostenuto anche Donald Trump nella campagna per la rielezione di novembre, ha firmato per diventare lobbista, consulente e portavoce della Dutch Green Business Group, società che si occupa di ripiantare alberi per “catturare” il carbonio. Un’attività, scrive il Guardian, controversa e criticata perché secondo gli attivisti offre l’opportunità a chi inquina di continuare a farlo tramite scelte di rimboschimento, senza un progetto serio e consapevole sulla riduzione delle proprie emissioni.

La Dutch Green Business Group ha spiegato di avere assunto Farage per i suoi contatti col mondo della politica e per “le sue capacità uniche di comunicare idee rilevanti a un pubblico globale”. Il Guardian ricorda inoltre che, prima di intraprendere la carriera politica, Farage era “un trader di materie prime” e ha dichiarato che la compensazione del carbonio sta “trasformando rapidamente le dinamiche finanziarie dell’industria green”. Inoltre si è detto convinto di “poter fare davvero la differenza per la velocità e il progresso di questa ambiziosa attività che offre soluzioni uniche basate sulla natura e sul libero mercato”.

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