È morta all’età di 20 anni, probabilmente in seguito a un’overdose, Maddalena Urbani, la figlia di Carlo Urbani il medico-eroe morto di Sars nel 2003 che per primo scoprì e isolò la “polmonite atipica” allertando subito le autorità locali e dell’Organizzazione mondiale della sanità invitando a prendere provvedimenti. Maddalena è stata trovata senza vita sabato pomeriggio in un appartamento a Roma, sulla via Cassia, di proprietà di un conoscente, un 64enne di origini siriane che domenica è stato arrestato in flagranza di reato per possesso di eroina e che ora è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di “morte come conseguenza di altro reato“. Ancora da accertare se il 64enne abbia ceduto droga a Urbani: non è esclusa alcuna pista anche se l’ipotesi di una overdose proprio di eroina sembra al momento la più concreta. Ulteriori risposte potranno arrivare dall’autopsia, inizialmente fissata per la giornata di lunedì, ma poi slittata a martedì al Policlinico Gemelli, e dagli accertamenti tossicologici sulla salma.

In attesa dei risultati dell’esame autoptico, gli inquirenti stanno mettendo in fila tutti i dati raccolti e in particolare la testimonianza della ragazza che si trovava con Maddalena nelle ore precedenti alla morte. Secondo quanto ricostruito finora, la 20enne, che viveva a Perugia, era arrivata in quella casa il giorno prima del decesso, venerdì.

Maddalena, come ha raccontato il fratello Luca Urbani intervistato da vari quotidiani, aveva una vita “fatti di alti e bassi“. Aveva smesso di studiare ma era pronta a ricominciare per ottenere il diploma. Viveva a Perugia dove lavorava come barista e proprio lei “più di tutti”, come racconta Luca al Corriere della Sera, aveva risentito della morte del padre, scomparso quando Maddalena aveva appena tre anni. “Non immaginavamo si facesse, però eravamo preoccupati, Perugia è famosa per certi ambienti non proprio puliti. Diceva di ripudiare la droga pesante. Non era una tossicodipendente, non di quelle droghe”, spiega ancora il fratello, che sta per terminare un master in cooperazione internazionale, dalle pagine del quotidiano di via Solferino. I tre figli di Carlo Urbani, Tommaso, Luca e Maddalena, racconta ancora il figlio mediano, erano “molto uniti, anche vivendo ognuno per conto proprio”. “Io a Castelplanio, lei a Perugia, Tommy in Africa. L’avevo sentita giovedì scorso, due giorni prima della disgrazia. Le ho telefonato per dirle che a giugno mi sarei laureato. Lei era felice e mi ha promesso che sarebbe venuta”, racconta.

Proprio oggi, 29 marzo, ricorre l’anniversario della morte di Carlo Urbani, deceduto a 46 anni, nel 2003, dopo 19 giorni di isolamento per aver contratto la Sars. Laureato in Medicina all’Università di Ancona, Urbani è considerato un “eroe” per la sua scoperta: era in missione in Vietnam su incarico dell’Oms quando venne chiamato all’ospedale di Hanoi per visitare Johnny Chen, un uomo d’affari che era stato colpito da una malattia allora misteriosa, una strana “polmonite atipica”. Urbani la studiò, la isolò, e capì che, potenzialmente, la malattia, la Sars appunto, avrebbe potuto sviluppare una nuova epidemia. Mettendo precocemente in allarme il sistema di sorveglianza globale, grazie a lui è stato possibile identificare molti nuovi casi, isolandoli prima che il personale ospedaliero venisse contagiato. L’11 marzo 2003, però, durante un volo da Hanoi a Bangkok, Urbani iniziò a sentirsi febbricitante e scopri di essere stato contagiato: si isolò immediatamente, mettendosi in quarantena e morendo il 29 marzo, dopo 19 giorni di isolamento, lasciando appunto la moglie, Giuliana Chiorrini e i tre figli.

Foto Facebook AICU – Associazione Italiana Carlo Urbani Onlus

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