Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, il governo cinese sta limitando l’utilizzo di auto Tesla perché preoccupato che possano essere usate come strumento di spionaggio. La decisione è arrivata al termine di un’indagine portata avanti da funzionari locali, che ha evidenziato come sensori e telecamere (ce ne sono in abbondanza a bordo, sia nella carrozzeria che all’interno) dei modelli dell’azienda californiana siano in grado di registrare in maniera continua immagini dei luoghi circostanti.

Per non mettere a rischio la sicurezza nazionale, a Pechino hanno perciò deciso di non consentirne l’accesso (invitando i proprietari ed i loro familiari a parcheggiarle fuori) in primis a strutture, alloggi e installazioni militari, ma anche a industrie “sensibili” e agenzie governative. Appartenenti alle forze armate e impiegati statali, come pure funzionari politici, sono dunque avvisati.

Non una buona notizia per Elon Musk, che nel suo intervento in collegamento video al China Development Forum 2021 in corso a Pechino ha così commentato: “se Tesla usasse le sue auto per spiare in Cina o in qualsiasi altro Paese sarebbe chiusa ovunque”. Proprio grazie al mercato cinese, lo scorso anno la sua azienda ha raggiunto il record di vendite con circa mezzo milione di veicoli complessivi. Tra questi, la più popolare in Cina è la Model Y, best seller con 138 mila esemplari nel 2020, il 12,5% del totale di 1,1 milioni di vendite nel mondo dal debutto commerciale.

Ma anche, secondo le autorità locali, una potenziale falla nel sistema di sicurezza con le sue 8 telecamere esterne, i suoi 12 sensori ultrasonici ed il suo radar: equipaggiamento necessario per quando si passerà alla fase della guida autonoma. Ma in più la Model Y, come la Model 3 (nella foto sopra), ha pure una telecamera dentro l’abitacolo, montata sullo specchietto retrovisore, come sicurezza per chi è al volante ma anche per registrare eventuali incidenti.

Troppo, forse, per non far scattare l’allarme degli 007 cinesi. Anche se, la mossa di Pechino sembra più una ritorsione contro gli Stati Uniti per il divieto imposto da Trump ad aziende cinesi di fare affari con omologhe statunitensi, come nel caso di ZTE e Huawei (quest’ultima leader nella tecnologia 5G), giustificato da esigenze di sicurezza nazionale. Le stesse, che ora Pechino adduce per limitare l’uso delle auto elettriche più famose del mondo.

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