Ha incassato una fiducia per nulla scontata, e col suo governo e sotto la regia dell’Onu traghetterà la Libia fino alle elezioni del 24 dicembre. La Camera dei rappresentanti ha infatti approvato la lista dei 26 ministri proposti dal premier Abdul Hamid Dbeibah con 132 voti (e solo due astenuti secondo i media) in una votazione praticamente per acclamazione svoltasi a Sirte: quindi proprio sulla faglia che finora spacca il Paese fra Tripolitania a influenza turca e Cirenaica dominata dal generale Khalifa Haftar con i suoi alleati internazionali, Russia in testa.

Il giuramento è stato annunciato per lunedì prossimo a Bengasi e i due esecutivi che finora si spartivano la Libia, quello tripolino del premier Fayez al-Sarraj e quello cirenaico-haftariano di Abdalla al-Thinni, hanno annunciato che cederanno i poteri a Dbeibah.
Come peraltro già avvenuto più volte vanamente in Libia, dall’accordo di Shkirat del 2015 in poi, la missione Onu ha parlato di “giornata storica”. La Farnesina, in una nota che esprime “grande soddisfazione” per il voto, ha sottolineato comunque che si tratta di un “risultato importante e incoraggiante sul percorso di normalizzazione del Paese che apre la strada ad una effettiva transizione istituzionale nel segno dell’unità della Libia”. “Il governo ad interim ha adesso il grande compito di preparare tutto il Paese per le elezioni”, ha ricordato il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas.

“Non ci saranno più guerre in Libia, né divisioni”, ha promesso Dbeibah nel suo primo discorso ai deputati dopo aver ottenuto la fiducia. “Grazie all’unità porteremo la Libia in salvo” e “i confini immaginari che sono stati innalzati tra i libici nell’ultimo periodo devono essere rimossi”, ha affermato ancora con implicito riferimento alla frontiera che fino ad oggi passava per Sirte dopo il fallito assalto a Tripoli tentato da Haftar nel 2019/20.

Dbeibah avrà per il momento l’interim alla Difesa mentre per la prima volta in Libia due donne assumono incarichi di rilievo come la guida dei dicasteri degli Esteri (Najila Al-Mangoush) e della Giustizia. Al premier, che si è impegnato a non ricandidarsi alle elezioni di dicembre, sono giunti gli auguri di “successo” di Fathi Bashagha, il potente ministro dell’Interno tripolino uscente che da mesi parla come il futuro primo ministro.

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