L’Umbria è la prima regione italiana ad avere in circolazioni solo le varianti, brasiliana e inglese, del coronavirus. La città di Perugia è stata per tre settimane in zona rossa, con spostamenti e visite ad amici e parenti vietati in tutta la città. Solo oggi, 1 marzo, è tornata in arancione. In “overbooking” le terapie intensive l’ospedale perugino S. Maria della Misericordia. “Sono stati creati dei posti per cercare di aumentarne la capienza”, rivela Marco Erozzardi, infermiere e responsabile territoriale Nursid. Il nosocomio ha visto al suo interno diversi focolai. Ricorda Erozzardi: “In alcuni casi anche ripetuti nei reparti, cioè ci sono stati due volte”. Intanto a rimetterci sono anche i pazienti ordinari. “Cominciano a esserci dei grossi problemi per quanto attiene la gestione della cronicità” spiega il dottor Tiziano Scarponi, medico di famiglia a Perugia e responsabile della formazione nella Fimmg. “Si va avanti – aggiunge – in maniera molto affannosa”. Per il dottor Scarponi ad aver favorito il diffondersi del virus e delle sue variante ci sono stati gli eventi organizzati a inizio ottobre per la beatificazione di Carlo Acutis, che hanno attirato nella città di Assisi migliaia di pellegrini. Visitatori in gran parte provenienti dal Brasile, Stati Uniti, Polonia, Gran Bretagna e Libano.

Non sono mancati poi errori. “Il sistema dei tracciamenti, degli isolamenti e la ricostruzione dei contatti è entrato in difficoltà a ottobre e a gennaio”, spiega Tommaso Bori, medico e capogruppo regionale del Partito Democratico. Anche il sistema di somministrazioni dei vaccini ha visto delle criticità. “Un disguido” lo chiama la professoressa Rita Coccia, dirigente scolastico dell’Istituto superiore Alessandro Volta. “Per un problema forse di natura tecnica, i dirigenti scolastici non sono stati inclusi nel database”. Così la stessa preside è rimasta fuori dalle prenotazioni. Intanto, la preoccupazione in città è forte anche per le ripercussioni economiche e lavorative. “Siamo allo stremo” spiega un edicolante del centro storico. Il Fornaio di Elce, un panificio e pasticceria in via dei Filosofi ha visto annullare diversi ordini. “Si continua a lavorare a stento, la gente spende meno” è l’amaro commento della fornaia.

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