Sindacati, presidi, famiglie e rappresentanti degli studenti promuovono, almeno per ora, la nomina del neo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. La fiducia accordata al professore ferrarese, che ha già incontrato Lucia Azzolina per il consueto passaggio di consegne, deriva dal ruolo che ha svolto nella task force per il rientro in classe voluta l’anno scorso dal ministero. Ma non è in bianco. Il mondo della scuola chiede di intervenire subito su alcune questioni: l’esame di maturità; il ritorno in presenza al 100%; un piano per avviare il nuovo anno scolastico senza precari e l’abolizione delle classi pollaio. Della gestione Azzolina, i sindacati ma anche gli studenti vogliono dimenticare la mancanza di dialogo e lanciano un appello al nuovo inquilino di viale Trastevere perché li convochi al più presto per gestire insieme le partite più urgenti. Qualcosa da salvare di quanto fatto dalla giovane M5s tuttavia c’è, dicono le parti in causa, a partire dal lavoro fatto per il recupero del divario degli apprendimenti.

Bianchi è un volto conosciuto dagli attori della scuola. Le organizzazioni sindacali, i dirigenti scolastici ma anche le famiglie e i giovani l’hanno incontrato quando è stato chiamato al ministero per coordinare la task force per il rientro in aula. Tutti o quasi hanno preso in mano il suo libro-manifesto sull’istruzione: ‘Nello specchio della scuola’. Di lui si sono fatti l’idea di uno pragmatico, capace di ascoltare, con una visione della scuola legata al mondo del lavoro, allo sviluppo. I sindacati sono pronti a dare una mano al nuovo ministro ma hanno chiaro le priorità che dovrà affrontare. Francesco Sinopoli, segretario nazionale della Flc Cgil, parla di “una procedura straordinaria che valorizzi i titoli” per riaprire la scuola evitando 220mila posti vacanti. La collega Lena Gissi della Cisl Scuola si aspetta l’abolizione delle classi pollaio e una revisione dei criteri per la mobilità abolendo il vincolo quinquennale. Pino Turi, segretario nazionale della Uil Scuola, chiede presidi sanitari nelle scuole per gestire la pandemia. Tutti progetti che Bianchi può mettere in atto. La certezza è che il neo ministro, probabilmente già in settimana, prenderà una decisione in merito all’esame della maturità. La stessa Azzolina, incontrandolo, ha ricordato il lavoro fatto con una proposta già definita e nata dall’ascolto di docenti, studenti e famiglie.

Per il resto la partita è aperta. Sinopoli vorrebbe che nei primi cento giorni Bianchi si occupasse di definire un programma di screening nelle scuole per assicurare le lezioni in presenza e una procedura semplificata per affrontare l’avvio del nuovo anno scolastico, lasciando da parte l’idea dei concorsi. In prospettiva, invece, il segretario Cgil si augura che il professore pensi al tema del reclutamento, estenda l’obbligo scolastico a 18 anni e la scuola dell’infanzia per tutti. “Bisogna – sottolinea Sinopoli – definire anche il ruolo delle Regioni evitando quanto è accaduto finora sulla scuola e pensare ai 450mila docenti con più di 55 anni che tutti i giorni entrano in aula”. Lena Gissi guarda anche a una campagna vaccinale che eviti derive regionaliste. La numero uno della Cisl Scuola ha letto il libro del neo ministro e si aspetta che tra le priorità ci sia una nuova stagione di intesa “inter istituzionale”. Detta fuori dai denti: basta ai muri tra sindacato e ministero. “Con Lucia Azzolina – spiega la sindacalista – è mancato il riconoscimento dei corpi intermedi”. Gissi pensa anche al contratto, al protocollo della sicurezza da riprendere in mano e alla mobilità che è ormai alle porte: “Attenzione se non si toglierà il vincolo quinquennale per chi è stato assunto quest’anno a settembre ci ritroveremo una serie di contenziosi con la magistratura che entrerà a gamba tesa sulla questione mandando in tilt l’avvio dell’anno scolastico”. Più duro Turi: “Mi aspetto un’inversione sulle politiche scolastiche rispetto agli ultimi 25 anni. Aspetto di vedere quello che farà il professore. Non è semplice rimettere in careggiata la situazione”.

A guardare con particolare attenzione a Bianchi è anche Antonello Giannelli, il presidente dell’associazione nazionale presidi, che si augura che il ministro abbia in agenda la questione maturità e la volontà di accelerare la campagna vaccinale per i docenti. Giannelli, che è uomo di scuola, non dimentica gli studenti e la questione sollevata nelle ultime settimane sul prolungamento dell’anno scolastico per recuperare i disagi causati in alcune parti del Paese dalla didattica a distanza, come ha detto il premier Mario Draghi in Senato: “Dev’essere varato un monitoraggio delle carenze formative e definito un piano di recupero al quale dedicare la prima fase dell’anno prossimo”. Giannelli giustifica però le scelte della ministra Azzolina e ricorda che si è trovata a dover gestire l’emergenza senza poter fare nient’altro. Ma non dimentica quanto messo in cantiere prima della pandemia: “Al ministero ci si stava occupando del recupero del divario degli apprendimenti. Bisogna ripartire da lì”.

In linea con presidi e sindacati sono anche le famiglie, che puntano ad un rientro a scuola al 100% in sicurezza. Bianchi l’hanno conosciuto l’estate scorsa, hanno già familiarità con il suo modo di fare e con il suo pensiero: “Nella stagione in cui è stato coordinatore della task force – spiega Antonio Affinita, direttore del Moige, movimento italiano genitori – non ha avuto gli strumenti per realizzare quanto aveva immaginato, ma ora ha una maggioranza politica alle spalle”. Affinita non vuole far paragoni con Lucia Azzolina ma guarda alle priorità: “Il professore deve riportare i ragazzi in aula al 100% senza se e senza ma. E’ il minimo sindacale”. Infine uno sguardo oltre la siepe: “Si dia atto alla libertà educativa come previsto dalla Legge Berlinguer. I genitori devono poter scegliere senza vincoli di reddito”. Angela Nava, coordinatrice dei “Genitori Democratici” conosce bene la filosofia del neo ministro: “Bianchi parla di autonomia ma per realizzarla servono investimenti cospicui per l’assunzione dei docenti e per l’edilizia scolastica. La dico in altro modo: i nostri figli si sono iscritti a scuola ma non sanno ancora se andranno in classi pollaio o meno”.

Poi ci sono gli studenti, che hanno ben chiaro cosa ha in mente il nuovo inquilino di viale Trastevere. Sanno che guarda alla scuola come motore di sviluppo per il Paese. Sono consapevoli che Bianchi ha in testa un cambiamento che intrecci il modello d’istruzione in funzione del mondo del lavoro. “E’ un aspetto – spiega Federico Allegretti, coordinatore nazionale della Rete Studenti medi – che non possiamo non tenere in considerazione”. L’ansia è però tutta rivolta alla pandemia e alla maturità: “Si sta andando verso una terza ondata e non possiamo arrivare impreparati”. Allegretti loda Lucia Azzolina per la gestione dell’emergenza ma a proposito delle sue parole sulla maturità non manca di darle una stoccata: “Davvero dice che ha pronta una proposta sull’esame di Stato dopo aver sentito gli studenti? Mi domando chi abbia ascoltato”.

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