Una campagna ambientalista che nasconde però una fine strategia economica condita da accuse di greenwashing. Può essere riassunta così l’ultima iniziativa del governo del presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, che ha presentato a sorpresa un nuovo piano di salvaguardia della foresta pluviale amazzonica. Un’operazione che, impreziosita dall’adesione di un’azienda importante come Carrefour, ha lo scopo di evitare sanzioni statunitensi e impedire il fallimento dell’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur.

Il governo è stato costretto in tutta fretta a correggere il tiro sul tema della tutela del territorio dopo la vittoria di Joe Biden alle elezioni statunitensi e la paura dei produttori che possibili misure di Washington, insieme ai timori di un boicottaggio internazionale, compromettessero gli affari da capogiro dell’agrobusiness, zoccolo duro dell’economia brasiliana ai tempi del Covid e bacino di voti per Bolsonaro, alla ricerca di rielezione nel 2022.

Il programma federale è stato chiamato “Adotta un parco” suggerendo l’idea che si tratti di finanziare la manutenzione di un’area di qualche metro quadrato in centro città e non 63 milioni di ettari di foresta pluviale, pari a più o meno il territorio dell’intera Francia, 15% dell’Amazzonia brasiliana. L’iniziativa consente a privati cittadini e aziende nazionali e straniere di donare fondi da utilizzare per attività di conservazione delle aree protette. Coloro che parteciperanno al programma dovranno donare un importo iniziale di 50 real (7,5 euro) per ogni ettaro ‘adottato’. Nel caso in cui tutti i parchi fossero adottati, il potenziale di entrate per il governo è di 3 miliardi di real (460 milioni di euro). Il valore minimo per donatori stranieri è di 10 euro per ettaro.

Pochi minuti dopo la presentazione, Greenpeace ha accusato il governo di promuovere “una campagna mediatica per ripulire la propria immagine mentre continua a distruggere le strutture che si occupano della conservazione del bioma, smantellare l’Istituto Chico Mendes per la Biodiversità (ICMBio), militarizzare le agenzie di controllo e tagliare i fondi”. In realtà, dietro il possibile tentativo di greenwashing c’è una strategia politica molto più articolata.

A scompaginare lo scenario e spingere Bolsonaro a tentare di ripulire l’immagine di anti-ambientalista guadagnata nel corso degli anni è stata l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca. Critico nei confronti di Bolsonaro durante la campagna elettorale, il neo presidente non ha mai nascosto la grande attenzione al tema dei cambiamenti climatici, mettendo in allarme la diplomazia brasiliana, fino a quel momento impegnata a replicare e tradurre in Brasile il pensiero di Donald Trump. Pur riconoscendo la vittoria di Biden soltanto all’atto della conferma da parte del collegio elettorale americano, dopo aver per settimane gridato al complotto e ipotizzato brogli seguendo il mantra dello sconfitto Trump, Bolsonaro ha immediatamente inviato una lettera al presidente democratico, affermando di voler lavorare “insieme” per tutela dell’ambiente.

I potenti e ricchissimi imprenditori dell’agroalimentare che hanno fatto ulteriore fortuna nonostante la pandemia approfittando del real svalorizzato vogliono continuare a spingere l’export di derrate agricole e carne. La postura di Bolsonaro, come ammesso dagli stessi potenti rappresentanti dell’agrobusiness, ha più volte messo a rischio gli affari. Ora che con il cambio alla Casa Bianca la comunità internazionale potrebbe uscirne potenziata, il rischio di un pericoloso boicottaggio è più vicino. Allevatori e proprietari terrieri che sarebbero danneggiati anche solo dalla mancata ratifica dell’accordo commerciale tra Ue e Mercosur. Possibilità tutt’altro che remota dal momento che i governi di Francia, Germania e il rappresentante Ue in Brasile, Ignacio Ybañe, hanno già reso noto di non poter ratificare il trattato “fino a che il governo brasiliano non muove passi concreti per la riduzione della deforestazione”.

Il presidente francese Emanuelle Macron è stato sin da subito il più feroce critico di Bolsonaro. Pressato dagli agricoltori francesi preoccupati per l’invasione di buoi brasiliani, l’Eliseo ha assunto la postura più intransigente. Per questo appare tutt’altro che casuale la presenza della Carrefour come sponsor e prima azienda ad ‘adottare’ parte della foresta amazzonica. Il colosso francese dei supermercati è da qualche mese tra i clienti delle brasiliane Jbs e Mafrig, aziende che, secondo un recente report delle ong Global Witness e Chain Reaction Research, hanno utilizzato carne proveniente da allevamenti creati su territori illegalmente disboscati.

Durante la cerimonia di presentazione di “Adotta un parco”, alla presenza di Bolsonaro e del ministro dell’Ambiente brasiliano Salles e il presidente di Carrefour America Latina, Noel Prioux, hanno firmato un protocollo di intenti per celebrare la partnership. L’unità di conservazione adottata da Carrefour è la Riserva Estrattiva (Resex) del Lago do Cunia, nello stato di Rondonia. Per evitare che dopo tante polemiche internazionali il cambio di direzione possa sembrare troppo repentino, l’iniziativa istituzionalizza una serie di concetti chiave del Bolsonaro pensiero. I più volte evidenziati “l’Amazzonia è nostra e dobbiamo guadagnarci”, “le ong e gli stati stranieri vogliono impedirci di esercitare la nostra sovranità”, “se non volete che la esploriamo, allora pagateci voi”. Lettura retorica che punta a contenere eventuali malumori dei suoi sostenitori.

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