In Polonia, i media indipendenti hanno sospeso la copertura delle notizie e altri programmi per almeno 24 ore. In silenzio, schermi neri e oscurati per denunciare l’imbavagliamento della stampa, protestando contro la nuova tassa sulla pubblicità del 5%, imposta dal premier Mateusz Morawiecki, che ha inoltre dichiarato l’intenzione di costringere le imprese mediatiche, anche quelle straniere, ad ampliare la pubblicazione di materiale dal contenuto nazionale polacco. Un annuncio arrivato all’indomani della chiusura di Klubradio, l’ultima radio indipendente ungherese, per volere del premier Viktor Orban.

Secondo l’esecutivo polacco, guidato dal partito nazionalista Law and Justice (PiS), la nuova tassa raccoglierà fondi per sostenere le finanze statali messe a dura prova dalla pandemia di coronavirus. Mentre per i media indipendenti la legge è un chiaro tentativo di minare la libertà di stampa. “Non ho dubbi che l’obiettivo sia colpire i media indipendenti”, ha twittato Adam Bodnar, difensore civico polacco per i diritti umani. “Senza media liberi, non c’è democrazia. Siamo con tutti i giornalisti che rappresentano i media liberi in Polonia e in Europa nella loro lotta per rimanere indipendenti e continuare a compiere la loro missione”, ha rilanciato sempre su Twitter il presidente del gruppo del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber.

Intanto una lettera aperta ai governati e ai leader politici, firmata da 43 organizzazioni di media, compresi i più grandi editori di giornali e riviste polacchi e le sue principali reti televisive indipendenti, è stata pubblicata e diffusa da testate e radio. “Il potere ha dichiarato guerra alla libera opinione“, ha scritto il quotidiano Gazeta Wyborcza in apertura. Nella lettera, la tassa proposta dal premier Morawiecki viene definita “racket”, e i media si oppongono a eventuali nuove limitazioni della libertà di parola. Il disegno di legge potrebbe entrare in vigore da luglio prossimo.

“Tutti abbiamo visto gli schermi neri” in Polonia “che sono molto eloquenti e stanno urlando. Oggi c’è la protesta dei media in Polonia che si è espressa con gli schermi oscurati e questa potrà diventare domani una triste realtà quotidiana. Dobbiamo tutelare la libertà di espressione anche sostenendo i media indipendenti, non eliminandoli con ulteriori oneri finanziari, e questo vale non solo per la Polonia”, ha detto la vicepresidente della Commissione europea Vera Jourova al Parlamento europeo, sottolineando che “dobbiamo garantire che i media possano continuare a fare il loro lavoro perché hanno un ruolo importantissimo nelle nostre società democratiche”.

Dall’altra parte, il premier Morawiecki il 9 febbraio nel corso di una conferenza stampa, ha affermato: “Dobbiamo rispondere alle nuove sfide del mondo digitale”, additando fra i colpevoli “Apple, Amazon Facebook e Google”. Come riporta Politico.eu, il premier ha inoltre sostenuto che le soluzioni proposte dal suo esecutivo seguono quelle di Francia, Spagna e Italia, in mancanza delle decisioni comunitarie”. Mentre, sempre su Politico.eu, un dirigente di un’emittente privata polacca dichiara: “Stanno più o meno copiando l’approccio ungherese per diminuire la vitalità dei media indipendenti”.

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