“Ho letto su Repubblica una pagina di Concita De Gregorio, purtroppo ho visto solo l’eterno ritorno di una sinistra elitaria e radical chic, che vuole sempre dare lezioni a tutti, ma a noi ha lasciato macerie sulle quali stiamo ricostruendo”. Nicola Zingaretti è sbottato su Facebook dopo la stroncatura della firma del quotidiano che a lungo è stato punto di riferimento per il Partito democratico. Il riferimento è all’articolo della giornalista dal titolo “La sinistra timida nel Pd pilotato dagli eredi della Dc” che analizza la figura del segretario dem dopo l’incontro al Colle con Sergio Mattarella nei giorni scorsi e stronca il suo ruolo nella gestione della crisi di governo. Zingaretti nel pezzo viene definito “leale, tanto una brava persona”, ma anche “uno che inciampa esita traccheggia, tira fuori un foglietto da leggere” e addirittura incapace di “trovare l’uscita del Quirinale”.

La lettura ha innervosito a tal punto il leader Pd che ha deciso di difendersi pubblicamente su Facebook: “Chi fa un comizio in diretta dopo le consultazione al Quirinale è un esempio, chi rispetta quel luogo una nullità. La prossima volta mi porto una chitarra. Che degrado. Ma ce la faremo anche questa volta”. Per Zingaretti è inconcepibile che, dopo quanto successo al Colle nei giorni scorsi, sia messa sotto accusa la sua leadership e non sia invece stigmatizzata la mancanza di rispetto dell’ex premier. Matteo Renzi infatti, al termine delle consultazioni con Mattarella giovedì scorso, ha usato lo spazio delle dichiarazioni dei partiti per fare un vero e proprio comizio contro il governo. Una scelta alquanto irrituale e che ha contribuito a peggiorare i rapporti all’interno della maggioranza. La delegazione Pd si è presentata subito dopo Italia viva e Zingaretti, proprio per marcare la differenza con Renzi, ha deciso di leggere la dichiarazione concordata e di non rispondere alle domande dei giornalisti.

Secondo Concita De Gregorio però, il quadro generale che sta offrendo la sinistra nella crisi di governo è deludente su tutti i fronti. “Il segretario del Pd è quanto di meglio la tradizione comunista abbia oggi da offrire”, attacca. “L’Italia ebbe Berlinguer, oggi ha Zingaretti. Sono i tempi che fanno i leader“. Quindi scrive che a “portare la partita” è l’ala Dc del partito. Da Franceschini a Gentiloni e Tabacci, fino a Mattarella che “insieme ai suoi consiglieri arrivati dalla Dc degli anni Ottanta ha in mano le sorti del Paese”. E, continua, “dall’acque e l’aceto che avrebbero dovuto formare il partito nuovo, Democratico, gli elementi si sono separati fisicamente”. E l’immagine sarebbe nel confronto tra “il discorsetto di Zingaretti” e il “soliloquio di Renzi”. Se quest’ultimo “ha il pallino della crisi, gigioneggia e governa le conferenze stampa”, Zingaretti viene invece definito “un sughero che galleggia”. Per Concita De Gregorio, esemplare della situazione a sinistra è il sito sui 100 anni del Pci, “tutto un necrologio e un omaggio alla memoria”. “Sugli encomi funebri, non ci sono rivali”.

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