Sostengono di essere pronti a trattare persino su Luigi Di Maio presidente del consiglio pur di sfrattare da Palazzo Chigi Giuseppe Conte. In alternativa chiedono come mai il Pd non sia interessato a varare un nuovo governo rappresentato da Paolo Gentiloni. In attesa di capire se Italia viva riuscirà davvero a sedersi al tavolo della maggioranza, i renziani non rinunciano al gusto della provocazione. Con l’obiettivo evidente d’incrinare i rapporti tra l’ex capo politico del M5s e il premier dimissionario. E destabilizzare quelli tra 5 stelle e Pd. Mentre il leader, di ritorno dall’Arabia Saudita, attacca quello che definisce un “autentico scandalo, che è quello di far passare delle persone in Parlamento non su un’idea ma su una gestione opaca delle relazioni”, le colonnelle d’Italia viva provano a seminare zizzannia tra dem e 5 stelle .”Le voci su Paolo Gentiloni? Il problema è più in casa del Pd che si presenta con il nome di Conte, è strano che al Partito Democratico non vada bene una figura stimata come quella di Gentiloni ma il punto per noi non è il toto-nomi quanto il programma”, dice Maria Elena Boschi. Un toto-nomin sempre evitato a parole dai renziani ma poi protagonista di molte dichiarazioni. “Noi non poniamo veti su Conte e non subiamo veti da nessuno ma sicuramente non c’è solo Conte. Quello che ci interessa è come si affronta la crisi. Non discutiamo gli uomini, discutiamo prima dell’impianto programmatico”, dice a Tgcom24 l’ex ministra Teresa Bellanova. Poi subito dopo aggiunge: “Di Maio? Insisto: noi partiamo dal programma. Soprattutto non poniamo né subiamo veti“.

Patuanelli: “Pensano di poterci usare contro Conte, si sbagliano” – Che Italia viva si dica disponibile ad appoggiare un governo guidato dall’ex ministro degli Esteri ed ex capo del M5s è una notizia. Ma è probabile che si tratti soprattutto di un escamotage per mettere in discussione l’ipotesi di un Conte ter. Già nell’estate del 2019, quando stava per essere varato il Conte 2, Matteo Salvini tentò il tutto per tutto offrendo Palazzo Chigi proprio a Di Maio. Che anche oggi non ci casca. “Tirano in ballo il mio nome col chiaro intento di mettermi contro il presidente Conte. Sanno benissimo che sto lavorando al fianco con lui, con la massima lealtà, per trovare una soluzione a questa inspiegabile crisi. Al Colle faremo come unico nome quello di Giuseppe Conte“, dice l’inquilino della Farnesina. Subito difeso dal suo partito: “Luigi è una figura di riferimento e una risorsa per il Movimento, ma mettere in mezzo il suo e altri nomi in questo modo, in questo momento, è un chiaro tentativo di delegittimarlo. Noi non ci caschiamo ma, ad essere maliziosi, viene da pensare che questa operazione sia pensata da chi ha come obiettivo finale quello di arrivare a un governo tecnico…”. “Pensano di poterci usare contro Conte, si sbagliano”, dice anche il ministro Stefano Patuanelli.

Pd: “Quando la smetteranno i renziani di giocare?”- L’uscita della Bellanova e quella della Boschi non piace neanche al suo ex partito. Durante la direzione del Pd, infatti, il vicesegretario Andrea Orlando ha preso la parola per dire: “Mi sembra strano che ci siano persone avvedute e intelligenti che sostengano che per superare una fantomatica e assolutamente inventata subalternità ai 5 stelle si possa indicare Di Maio a Palazzo Chigi“. Come dire: i renziani prima accusano il Pd di accodarsi troppo alle posizioni grilline e poi aprono all’ex capo politico 5 stelle come nuovo premier? A che gioco giocano? Michele Bordo, vicecapogruppo dem alla Camera, ha capito l’azzardo renziano: “Dopo aver aperto una crisi al buio in piena pandemia, ora Italia Viva prova a destabilizzare i partiti della maggioranza con la Bellanova che candida Di Maio a Palazzo Chigi e la Boschi che propone Gentiloni. Nel frattempo dicono pure di non porre nessun veto su Conte. Quanto dobbiamo aspettare ancora perché Italia Viva la smetta di giocare per cominciare seriamente a pensare all’Italia?”.

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