In queste settimane alla Commissione europea “stiamo discutendo con i 17 Stati membri che hanno già presentato le loro bozze” dei piani nazionali di ripresa e resilienza necessari ad accedere alle risorse della Recovery and resilience facility, cuore di Next Generation Eu. “Non solo con l’Italia”, dunque, ha precisato il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, intervistato in un appuntamento on line da Reuters. Martedì scorso il vicepresidente Valdis Dombrovskis aveva detto che l’Italia aveva presentato solo alcuni elementi del piano, mentre gli Stati che fino ad allora avevano presentato una bozza di piano erano “11”.

Bruxelles “è interessata ad avere chiarezza sui tempi” e “gli obiettivi“: vale per tutti i Paesi e c’è un motivo preciso, connesso alla procedura per l’erogazione dei fondi Ue. “Bisogna chiarire che” quelli del Recovery “sono una forma particolare di fondi europei, perché dopo il primo esborso del 13% (il prefinanziamento che dovrebbe arrivare a inizio estate, ndr), arriveranno due volte all’anno con esborsi condizionati al raggiungimento di alcuni target con una determinata tempistica. Se non sono raggiunti, c’è il rischio che l’esborso non arrivi”, ha spiegato il commissario. La Commissione inoltre valuterà “il fatto che ci sia una quantità sufficiente di riforme e non solo spese ed investimenti. Il processo è in corso e penso che febbraio e marzo saranno i mesi chiave per la valutazione dei piani nazionali di ripresa e di resilienza”.

Sullo sfondo c’è la discussione sulla riforma del patto di Stabilità e sul prolungamento, fino ad allora, della possibilità di non rispettarne i parametri alla luce dell’emergenza. La Commissione discuterà “prima della pausa estiva”, anche per dare qualche certezza ai Paesi che dovranno preparare i bilanci preventivi, se prolungare o meno oltre la fine del 2021 l’applicazione della clausola generale di salvaguardia, che sospende l’obbligo di rispettare le norme del patto. “Vedremo chiaramente – afferma Gentiloni – che la ripresa è ineguale, tra i diversi Paesi europei e anche tra i diversi settori. Siamo fortunati ad avere strumenti europei per affrontare questa ripresa ineguale. Siamo ancora nel regime della clausola generale di salvaguardia del patto di stabilità e valuteremo se terminerà a fine di quest’anno oppure se la situazione è così incerta che ci sono motivi per prolungarla”. Quello che è chiaro “è che a fine anno non tutti gli Stati membri raggiungeranno il Pil che avevano a fine 2019, senza contare la crescita che avrebbero avuto senza la pandemia”. In ogni caso, “c’è anche ottimismo sulla ripresa, grazie ai vaccini“.

La Commissione prevede di emettere le prime obbligazioni che finanzieranno Next Generation Eu nella “tarda primavera” di quest’anno, per raccogliere i fondi necessari a versare il prefinanziamento del 13%. “Sono personalmente molto ottimista sull’emissione di questo debito europeo. Abbiamo l’esperienza di novembre e dicembre con il meccanismo Sure, in cui i social bond” ebbero una domanda superiore di “oltre 14 volte” rispetto all’offerta, conclude il commissario.

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