È rischio crisi di governo anche nei Paesi Bassi, dopo lo scandalo sui bonus figli che ha travolto l’esecutivo guidato dal liberale Mark Rutte. Domani il primo ministro si incontrerà con gli esponenti dei quattro partiti che formano la coalizione olandese per capire quali provvedimenti politici prendere, dopo le accuse infondate di frode rivolte dai funzionari del fisco, già dal 2012, a circa 20mila famiglie, costrette così a fare debiti per ripagare i bonus figli.

La polemica ha portato alle dimissioni del leader del partito Laburista di opposizione, Lodewijk Asscher, già ministro degli affari sociali nel precedente governo, che ha lasciato negando di essere a conoscenza del fatto che le autorità stessero “perseguitando migliaia di famiglie”, ma ammettendo che un sistema lacunoso “ha trasformato il governo nel nemico del suo popolo”.

Rutte fa parte del gruppo che, all’interno dell’esecutivo, non è favorevole alle dimissioni, sottolineando come il Paese abbia bisogno di stabilità nel pieno della crisi pandemica, ma non ha potuto escludere questa possibilità, rimandando la decisione alla riunione di domani. I quattro partiti della coalizione sono infatti divisi sulla risposta da dare allo scandalo, ma secondo gli osservatori preferirebbero mettere fine alla loro alleanza invece di farsi sfiduciare martedì prossimo dopo il previsto dibattito parlamentare.

Il rapporto parlamentare Ingiustizia senza precedenti è stato divulgato il mese scorso dopo un’inchiesta sullo scandalo da cui sono emerse “violazioni delle norme fondamentali dello stato di diritto” da parte del fisco attraverso indagini su frodi motivate da “qualcosa di semplice quanto un errore amministrativo, senza intenti maliziosi“. Il presidente della commissione di inchiesta, Chris van Dam, ha definito la vicenda “un processo di massa” con circa 20mila famiglie di lavoratori perseguite per frodi in tribunale, costrette a ripagare gli assegni e private del diritto di ricorrere in appello dal 2012.

Alcuni sono stati vicini al fallimento, costretti a traslocare di fronte alle ingiuste richieste di ripagare decine di migliaia di euro quando la presunta frode si limitava ad un formulario compilato male o privo di una firma. Il governo ha presentato le proprie scuse per quanto accaduto e nel mese di marzo dello scorso anno ha destinato 500 milioni ai risarcimenti. Venti famiglie hanno avviato un’azione legale contro i ministri di tre dei partiti membri della coalizione di Rutte per il loro ruolo nello scandalo.

Nel caso di una caduta del governo, l’attuale esecutivo resterebbe in carica fino alla formazione di una nuova coalizione: le prossime elezioni sono previste a marzo e i sondaggi danno ancora Rutte, con il suo Partito popolare per la libertà e la democrazia, vincente.

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