Tornare a sciare sul Terminillo con neve artificiale porterà l’abbattimento di 17 ettari di bosco in una zona speciale di conservazione, tutelata dall’Unione europea. Con buona pace della lotta agli effetti dei cambiamenti climatici, gli stessi che – secondo i pareri diffusi degli ambientalisti – hanno portato via la neve (naturale) da quella che una volta era la “montagna dei romani”.

La Regione Lazio nei giorni scorsi ha annunciato l’imminente conclusione, con parere positivo della cosiddetta Vinca (valutazione di incidenza ambientale), dell’iter per l’approvazione del progetto di ampliamento del comprensorio sciistico del Monte Terminillo, in provincia di Rieti, a 70 chilometri da Roma. Il piano, denominato Tsm2, prevede il raddoppio delle piste con 10 nuovi impianti di risalita, tre bacini per l’innevamento artificiale pari a 136mila metri cubi, 42 chilometri di piste da sci, con un costo di circa 20 milioni di euro. La Regione ha investito ben 12 milioni nell’ambito dei finanziamenti destinati alle aree colpite dal terremoto del Centro Italia del 2016 (il Patto per lo sviluppo dell’area del sisma firmato il 26 maggio 2017).

Tuttavia il progetto, come detto, pone un tema ambientale piuttosto serio, sollevato a più riprese in questi mesi. Le nuove strutture si faranno spazio grazie all’abbattimento di 17 ettari di faggeta vetusta tra i 150 e i 200 anni – con alcuni esemplari che arrivano arrivare ai 400 anni – e circa 8,7 chilometri di trincee su praterie non riproducibili. Il tutto in un’area che prevede la presenza di esemplari di fauna protetta come aquile reali, lupi e che era in corso per il riconoscimento di sito Unesco. L’acqua per la realizzazione dei bacini d’innevamento verrebbe invece recuperata dalle falde e corsi d’acqua limitrofi.

“L’area del Terminillo dagli anni ‘80 ha subito un forte calo di presenze turistiche portando tutta la montagna a un progressivo declino dovuto all’irrazionale gestione degli impianti esistenti”, spiegano Angelo Bonelli e Filiberto Zaratti, esponenti di Verdi ed Europa Verde. Non solo. Da anni le nevicate in tutta l’area appenninica reatina sono in progressiva diminuzione ma, notano i componenti del partito ambientalista, “il cambiamento climatico in corso non esiste nelle valutazioni fatte dalla Regione Lazio”.

Cosa potrebbe accadere ora? In settimana, fanno sapere fonti regionali, si dovrebbe arrivare all’approvazione della valutazione d’impatto ambientale (Via), che fornirà il nulla osta per la realizzazione del progetto. In Regione sono pressoché sicuri dell’esito positivo. Ma secondo Bonelli e Zaratti – assessori regionali con il centrosinistra ai tempi di Piero Marazzo (2005-2009) – non si sarebbe dovuto nemmeno arrivare alla valutazione del piano. Il decreto del ministero dell’Ambiente del 17 ottobre 2017 – articolo 5 comma 1 lettera m – infatti, vieta la realizzazione di nuovi impianti da sci nelle zone a speciale conservazione.

Il dipartimento Ambiente della Regione Lazio, però, obietta che per quella data la Provincia di Rieti aveva già redatto una prima versione del relativo piano urbanistico. I Verdi, invece, fanno notare che non era ancora avvenuta l’approvazione (e quindi l’adozione) del provvedimento, interpretazione che porterà gli ambientalisti a fare ricorso in sede europea.

Nonostante le polemiche, la giunta guidata da Nicola Zingaretti sembra voler tirare dritto. “Il progetto di riqualificazione e ampliamento del comprensorio sciistico è stato fortemente voluto da questa amministrazione – fa sapere Claudio Di Berardino, assessore alle Politiche per la ricostruzione – e oggi con soddisfazione possiamo descrivere il progetto come una sintesi tra le esigenze di sviluppo turistico nel pieno rispetto del territorio e delle bellezze naturalistiche”. Non solo. Secondo l’assessore laziale, si tratterebbe di “un progetto risultato di revisioni significative rispetto a quello proposto anni fa e che è stato poi approvato, a fronte di un capillare lavoro amministrativo, a tutela di tutti”. Nel provvedimento regionale, viene fatto notare, sono previsti “rimboschimenti compensativi” rispetto ai 17 ettari abbattuti, nelle zone Valle del Sole, Rialto, Bosco Cardito e Valle della Meta.

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