Il rito del panevin, il falò in campagna nella notte dell’Epifania, è diventato un simbolo della Lega, centrato sull’identità e le tradizioni venete, a cominciare da quelle di campagna. Per questo la Liga Veneta non sembra intenzionata a rinunciare, seppur in forma ridotta, all’accensione delle pire di legna, nonostante i divieti di assembramento e gli inviti alla prudenza da parte delle autorità sanitarie. Infatti, i sindaci di due amministrazioni a guida leghista – Oderzo e Codognè – hanno firmato altrettante ordinanze che autorizzano i panevin, ma soltanto in forma privata, nei giardini di casa o in campagna, purché assumano il carattere di una festa privata. La decisione ha suscitato la reazione del prefetto Maria Rosaria Laganà, che annuncia controlli e dichiara che queste iniziative “vanno in senso contrario rispetto allo sforzo di prevenire la diffusione del Covid”. Il sindaco di Oderzo ha poi ritirato l’ordinanza (dopo la pubblicazione dell’articolo, ndr).

Ma anche la Liga si spacca, visto che il sindaco di Treviso, Mario Conte, si è affrettato a ricordare di aver vietato qualsiasi falò in occasione della Befana in tutto il territorio comunale. Vuole evidentemente evitare speculazioni politiche anche perché il Pd è già partito all’attacco, con il consigliere regionale Andrea Zanoni che invita il prefetto “ad annullare le ordinanze palesemente illegittime di Oderzo e Codognè”, sostenendo che mettono in pericolo la sicurezza pubblica.

I grandi falò, tra cui il più grande del Veneto che viene acceso ad Arcade (sempre presente il governatore Luca Zaia), rimarranno ufficialmente spenti. Ma il divieto sarà aggirato dai due comuni trevigiani. A Codognè, Lisa Tommasella è succeduta nel 2019 sulla poltrona di primo cittadino al marito Roberto Bet, che a settembre è stato eletto in Regione con la lista Zaia Presidente. Una coppia molto legata al governatore, visto che nel 2014 si presentò alla cerimonia di nozze sulla Cinquecento gialla di Zaia. Il sindaco ha considerato che “è tradizione millenaria della locale Comunità bruciare i panevin” e che “è opportuno consentire alla popolazione di festeggiare la tradizionale festa”. E quindi ha autorizzato “solo i piccoli panevin di famiglia, non superiori a 3 metri stero per ettaro”. Il che significa 3 metri cubi di legna. Naturalmente scrive che vanno rispettate le norme sanitarie, ma è evidente che il permesso porterà (come ad Oderzo) ad un pullulare di fuochi ”di famiglia” nei giardini e in campagna, con possibili assembramenti.

“Non sono festeggiamenti di borgata o di frazione, ma di famiglia, all’interno delle proprietà – spiega il sindaco Tommasella – Il panevin è sempre un bel momento anche per i bambini. Era importante dare un’alternativa alle famiglie, è un modo per passare un po’ di tempo assieme”. A Oderzo il sindaco Maria Scardellato ha previsto (e poi annullato integralmente l’ordinanza, ndr) la presentazione anticipata delle richieste in Comune. “Così una pattuglia dei vigili potrà fare controlli mirati”. La presa di distanza del sindaco di Treviso Conte è però netta: “A scanso di equivoci, nel territorio comunale quest’anno non si svolgeranno i panevin che sono da considerarsi abusivi”. Il commento di Zanoni: “Dovremmo remare tutti dalla stessa parte, perché il nemico è uno solo. Invece c’è qualche sindaco che ha scelto di dare carta bianca ai propri cittadini per farsi un panevin casalingo. Sarà impossibile controllare tutti i partecipanti e l’aria diventerà inquinata e dannosa per la salute”.

Articolo aggiornato dalla redazione web alle 19.41 del 5/1/2021

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