La legge di Bilancio 2021 appena varata contiene un’importante novità per le donne colpite da tumore al seno. A partire da quest’anno le Regioni potranno usufruire di un fondo di 20 milioni di euro annui per il rimborso diretto (anche parziale) dei test genomici destinati, nello specifico, alle pazienti con un carcinoma mammario in stadio precoce positivo ai recettori ormonali (pari a circa il 20 per cento del totale), al fine di evitare chemioterapie inutili e tossiche. “Un grande successo, è da anni che ci battiamo affinché il test sia rimborsabile su tutto il territorio nazionale, per consentire a tutte le donne, indipendentemente dalla residenza, di accedervi – dichiara Saverio Cinieri, il presidente eletto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e direttore della Breast unit dell’Ospedale Perrino di Brindisi -. È infatti dimostrato che l’adozione dei test genomici comporta evidenti benefici clinici, migliora la qualità di vita delle pazienti e permette un risparmio economico per il sistema sanitario”. Questi esami molecolari servono a prevedere il rischio di recidiva dopo l’intervento chirurgico (di rimozione della massa tumorale) e aiutano l’oncologo a decidere in quali casi è necessario aggiungere alla terapia ormonale la chemioterapia. Ogni cinque test eseguiti si evitano più o meno quattro trattamenti, stima Aiom. E, fatti i conti, se “un test costa duemila euro mentre un ciclo di chemioterapia da sette a ottomila euro”, precisa Cinieri, è evidente il risparmio che se ne trae per il Servizio sanitario nazionale. Senza considerare che la paziente non dovrà più subirsi tutti quegli effetti collaterali fastidiosi (come perdita di capelli, nausea, anemia, stanchezza) che la terapia farmacologica causa.

Finora il mancato rimborso dei test genomici ha generato grandi disparità di trattamento. “Solo Lombardia, Toscana e Provincia autonoma di Bolzano avevano approvato la copertura delle spese” sottolinea l’oncologo. Tante donne malate in questi anni si sono dovute quindi pagare l’esame di tasca propria. “Il test – spiega Cinieri – viene eseguito su un pezzo tumorale, inviato all’azienda produttrice e nel giro di una settimana arriva la risposta. Nelle pazienti che sono in una sorta di ‘zona grigia’, cioè in una fase in cui non si può includere o escludere con certezza la chemioterapia rispetto alla sola terapia ormonale, sulla base di un punteggio di rischio il medico riesce a trovare la soluzione più appropriata”. Un esempio sono i casi che presentano fino a tre linfonodi metastatici intaccati dal tumore e fino adesso sono sempre stati trattati anche con la chemioterapia dopo l’intervento. “Grazie all’esame prognostico abbiamo visto che la chemioterapia non elimina il rischio recidivane e che questo è molto più evidente nelle pazienti in post menopausa”. Il test genomico è uno strumento di grande sollievo per gli stessi clinici: “Se non ho certezze sull’utilità di un trattamento non so come spiegarlo alla paziente, è uno stress psicologico per noi prendere delle decisioni un po’ alla cieca, il test invece ci risolve il problema”.

Il cancro al seno è in assoluto il più diffuso in Italia. Nel 2020 Aiom prevede quasi 55mila nuovi casi, davanti al colon-retto (43.702) e al polmone (40.882). Introducendo la rimborsabilità dei test genomici per la tipologia di pazienti sopra indicata la politica si è finalmente messa al passo con la medicina personalizzata nel campo dei tumori. La nuova oncologia, in pratica. “I test genomici sono raccomandati dalle più importanti linee guida internazionali. In Gran Bretagna, Germania, Irlanda, Spagna, Grecia e Francia, il loro impiego è già ampiamente diffuso” conclude Cinieri. In tempo di Covid il trattamento personalizzato è ancora più urgente. Lo spiega Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme contro il cancro e direttore dell’Oncologia dell’ospedale Regina Elena di Roma: “Per le pazienti sottoposte a chemioterapia il rischio di infezione da Covid, dovuto all’abbassamento delle difese immunitarie, può essere elevato. Pertanto questi test rappresentano anche un presidio nella lotta alla pandemia”.

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