La seconda nota in due giorni, senza citare Matteo Renzi, ma ancora una volta riferendosi all’ex premier e al piano Ciao presentato dal leader di Italia Viva come alternativa al Recovery Plan del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti torna quindi a ribadire che “il Pd è fermamente contro atteggiamenti e azioni che rischiano di degenerare in avventure politiche confuse e in percorsi senza prospettive. Non sarebbe giusto”. “Allo stesso tempo – sottolinea però la nota – da settimane abbiamo chiesto con grande nettezza e chiediamo tanto più ora, un rilancio dell’azione di governo, del quale il progetto di Recovery fund è parte fondamentale ma non l’unico”. “E’ giunto il tempo di essere coerenti“, scrive ancora Zingaretti nel giorno in cui il confronto interno alla maggioranza ha compiuto un altro passo: i ministri Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola hanno incontrato le delegazione di M5s e Pd. E i democratici hanno consegnato un loro documento di “osservazioni” sulla bozza di Recovery plan. Dieci pagine che partono da una indicazione: ” Il Recovery Plan è l’occasione per un nuovo ‘patto italiano‘ che affronti la crisi con il coraggio del cambiamento”. Quindi viene chiesto al governo di rendere “più esplicite” le proposte, evitando il rischio di “consolidare o soltanto correggere il Paese che c’è”.

Nonostante le ennesime minacce di Italia viva e Renzi, il premier Conte cerca di raggiungere una sintesi sul piano di spartizione dei fondi Ue. L’obiettivo è quello di riuscire a preparare i vari esponenti a un incontro plenario con tutti i partiti: “Oggi il confronto sul Next Generation Eu ha fatto un altro passo in avanti. Il nostro unico assillo è l’interesse dell’Italia, per questo non va sprecato neppure un euro delle risorse, in parte a fondo perduto, che abbiamo a disposizione”, ribadisce ancora Zingaretti. Per il segretario del Pd “è essenziale che si chiarisca un cronoprogramma preciso per l’adozione del Piano, i tempi del confronto parlamentare e il coinvolgimento del Paese. Insieme a questo vanno decise regole per la sua attuazione, che rendano il progetto credibile e finalizzato alle scelte strategiche che abbiamo indicato insieme all’Europa“. “Sin dal primo giorno abbiamo ribadito che il nostro contributo nell’esecutivo è legato esclusivamente all’obiettivo di cambiare e migliorare il Paese. Nel nostro documento, che costituisce il contributo alla discussione in corso, indichiamo i temi prioritari da mettere al centro della rinascita italiana in discontinuità rispetto al vecchio modello di sviluppo, segnato da decenni da troppe ingiustizie e da una mancanza di crescita“, si legge ancora nella nota di Zingaretti.

“Non vogliamo ‘restaurare‘ l’Italia che c’era prima della pandemia, vogliamo costruirne una nuova, che dia speranze e un futuro alle giovani generazioni”, aggiunge il segretario democratico. “Spendere e spendere bene significa concentrare le risorse, privilegiare gli investimenti, trasformarli il più rapidamente possibile in opere concrete adeguando e rafforzando la pubblica amministrazione, coordinare l’azione dei vari livelli istituzionali per evitare conflitti, confusioni e perdite di tempo. Con l’incontro di oggi il Pd ha voluto offrire un primo contributo, ma insieme ai gruppi parlamentari da gennaio avvieremo una campagna di iniziative rivolte al Paese e alle forze sociali per discutere e confrontarci”, conclude Zingaretti.

Il documento Pd – Se ieri Matteo Renzi ha deciso di presentare il “suo” Recovery Plan, oggi la delegazione del Partito democratico ha consegnato al ministro dell’Economia Gualtieri un suo documento dal titolo: “Dopo la pandemia, un altro Paese. Più investimenti, meno trasferimenti”. Nel testo di “osservazioni” si legge: “Abbiamo dinanzi a noi un’occasione senza precedenti e un dovere morale che ci impegna soprattutto nei confronti delle generazioni future: cambiare in meglio la società italiana, affrontare i problemi strutturali del nostro Paese, resi ancora più evidenti dalla crisi sanitaria che ha amplificato disuguaglianze e limiti dell’attuale sistema economico e sociale”. Per il Pd gli “assi portanti” del Piano di rinascita devono essere “la modernizzazione del Paese, la rivoluzione digitale ed ecologica, la riduzione delle disuguaglianze sociale e territoriali, la parità di genere“.

Per questo, si legge ancora nel documento, “è importante che le intenzioni riformatrici del Piano e il filo conduttore che segna il ruolo e la missione dell’Italia nel dopo pandemia siano rese più esplicite, contrastando il rischio che la proposta di cui discutiamo assuma un carattere frammentario e talvolta contradditorio“. Osservazioni che, almeno in questo punto, ricalcano in qualche modo l’accusa mossa da Renzi di “un collage raffazzonato“. Occorre evitare che la giusta ambizione che ispira il documento proposto dal governo si concretizzi talvolta in una serie di progetti che rischiano più di consolidare o soltanto correggere il Paese che c’è, con i suoi limiti, i suoi ritardi e le sue ingiustizie, piuttosto che delineare un’altra idea dell’Italia, un altro realistico e desiderabile modello di sviluppo”. “Questo è a nostro avviso il punto politico centrale; occorre una maggiore discontinuità negli obiettivi di trasformazione del Paese perché l’obiettivo non deve essere ‘ricostruire’ quel che c’era, ma ‘rigenerare’ il Paese investendo nelle sue enormi potenzialità e affrontando le sue fragilità“.

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