L’amore di Gesù, “disarmato e disarmante ci ricorda che il tempo che abbiamo non serve a piangerci addosso, ma a consolare le lacrime di chi soffre. Dio prende dimora vicino a noi, povero e bisognoso, per dirci che servendo i poveri ameremo Lui”. Il Papa celebra in mondovisione la messa della notte di Natale, anticipatamente, nel rispetto del coprifuoco imposto dalla pandemia. Bergoglio presiede la messa all’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, in un’atmosfera completamente diversa, per le rigide norme anti Covid. In Basilica ammessi meno di duecento fedeli, in numero contingentato, con mascherine e distanza di sicurezza. Anche domani la tradizionale benedizione Urbi et Orbi non si terrà dalla Loggia con la presenza dei fedeli ma nell’Aula delle benedizioni da dove il messaggio del Papa sarà diffuso in streaming in tutto il mondo.

“Il Figlio di Dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio. È venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità – ha detto Bergoglio nella sua omelia -. Anche con noi Dio ama fare grandi cose attraverso le nostre povertà. Ha messo tutta la nostra salvezza nella mangiatoia di una stalla e non teme le nostre povertà: lasciamo che la sua misericordia trasformi le nostre miserie!”. E il Papa, in un passaggio, cita anche Emily Dickinson: “Da stanotte, come scrisse una poetessa, ‘la residenza di Dio è accanto alla mia. L’arredo è l’amore'”. Poi incoraggia i fedeli: ” Sorella, fratello, non perderti d’animo. Hai la tentazione di sentirti sbagliato? Dio ti dice: ‘No, sei mio figlio!’ Hai la sensazione di non farcela, il timore di essere inadeguato, la paura di non uscire dal tunnel della prova? Dio ti dice: ‘Coraggio, sono con tè”.

Il Papa poi riflette con dolore sulle tante ingiustizie nel mondo e invita i credenti ad un esame di coscienza, richiamando a fare attenzione agli atteggiamenti mondani: “Quante volte alimentiamo la vita con cibi che non sfamano e lasciano il vuoto dentro! E vero: insaziabili di avere, ci buttiamo in tante mangiatoie di vanità, scordando la mangiatoia di Betlemme. Quella mangiatoia, povera di tutto e ricca di amore, insegna che il nutrimento della vita è lasciarci amare da Dio e amare gli altri. Gesù ci dà l’esempio: Lui, il Verbo di Dio, è infante; non parla, ma offre la vita”. Quindi l’affondo a chi predica solidarietà ma poi non la mette in pratica: ” Noi parliamo molto, ma siamo spesso analfabeti di bontà”.

Nell’attesa del messaggio del giorno di Natale, che tradizionalmente è l’occasione per puntare i riflettori sulle aree più martoriate del pianeta, oggi il Papa ha voluto mandare il suo messaggio a due Paesi particolarmente in sofferenza: il Libano e il Sud Sudan. Ha parlato del “dolore” con il quale segue gli eventi del Paese dei cedri ed ha assicurato che intende visitare il Libano “appena possibile”. Quindi ha lanciato un nuovo appello alla comunità internazionale: “Aiutiamo il Libano a rimanere fuori dai conflitti e dalle tensioni regionali. Aiutiamolo a uscire dalla grave crisi e a riprendersi”.

Ai politici del Sud Sudan, in una lettera scritta insieme all’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, e al Moderatore della Chiesa di Scozia, il rev. Martin Fair, chiede di fare progressi nel processo di pace, avviato nel 2019 con l’incontro in Vaticano. Qualche passo è stato fatto “ma sappiate che non è sufficiente per il vostro popolo”, ammoniscono i leader religiosi che rinnovano l’impegno a visitare il Paese africano quando la situazione lo permetterà.

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