di Tito Fornola

Bello il sogno di Padellaro. E non dubito che sia stato condiviso da tante persone, soprattutto da quelle che ormai da anni sono fuori dalla politica attiva. Nauseati da una realtà che è sempre più egemonizzata da individualismi e carrierismi, partiti usati come taxi per la propria rielezione, elettori “coinvolti” solo per catturare consensi, discorsi vuoti e rivendicazioni pretestuose utili solo a coprire l’occupazione di qualche poltrona di potere a favore della propria tribù.

Tribù, non partito, perché i partiti – quelli antecedenti alla personalizzazione della politica imposta dalla scesa in campo del Caimano – sono andati progressivamente scomparendo. E Renzi ha dato il colpo di grazia a quel poco di speranza che rimaneva di fare del PD un nuovo e vero partito di popolo e ideali. Sia chiaro: non è solo Renzi l’artefice del disastro che ha poi portato il PD a eleggere Zinga, che non è un leader, ma un notaio capace solamente di tagliare e cucire fra i mille capi e capetti su cui il suo partito è andato via via organizzandosi.

Senza capire che è proprio per questo motivo che tante persone, negli anni passati, hanno gettato la spugna. E sogni come quello immaginato da Padellaro non possono che essere apprezzati da queste persone se non altro perché consentirebbero, almeno per una volta, un urlo liberatorio, un grande “fanculo” a Renzi certamente, ma insieme a lui a tutti coloro che nel corso degli ultimi vent’anni hanno boicottato la possibilità di far nascere, per davvero, un soggetto politico alternativo all’idea berlusconiana e ora salviniana della politica.

Sono certo che in cuor suo anche il nostro Presidente del Consiglio abbia già fatto più volte lo stesso sogno. E se non l’ha ancora attuato è certamente per il forte senso di responsabilità che egli ha assunto verso il Paese in questa difficile fase, anteponendo l’interesse dello Stato e dei suoi cittadini agli interessi individuali e personali, di partito o di corrente.

Ma oltre all’evidente problema di gestire l’epidemia, immagino che nella mente di Conte alberghi anche un’altra riflessione anch’essa legata al suo alto rispetto delle nostre istituzioni. Più che una riflessione, direi forse una grande paura. Quasi che al sogno narrato da Padellaro succedesse un incubo. Un incubo che riguarda il dopo: cosa accadrà quando Conte dovesse pubblicamente dire a Renzi anche solamente una parte di quello che si meriterebbe? Dove finiremo? Ecco io credo che l’incubo di Conte possa essere immaginato cosi: Berlusconi alla Presidenza della Repubblica, Salvini premier, Renzi presidente del Senato e Meloni alla Camera.

E poi dietro a loro il battage mediatico, una corazzata televisiva e giornalistica che già oggi suona contro il governo e che domani, realizzato l’incubo, garantirebbe una copertura straordinaria ai nuovi padroni. Impossibile? La degenerazione della politica ci ha già portato troppe volte a scoprire che la realtà può essere ben peggiore delle nostre più nefaste fantasie.

E credo che questo Conte lo sappia meglio di tutti noi. Ed è anche per questo – non solo per il Covid – che, pur rischiando di perdere consensi e fiducia, si ritrova oggi costretto a mediare, rinviare, sperando in tempi migliori. Ma ipotizziamo per un attimo di tener fuori da questa discussione il terribile tema dell’epidemia. Concentriamoci sugli scenari e gli effetti esclusivamente politici di quell’ipotetico sfogo. Possiamo provare a immaginare un sogno che poi, una volta attuato, non rischi di trasformarsi nell’incubo che ho sopra descritto?

A mio avviso c’è una sola strada da percorrere per impedirlo, costi quel che costi. Avviare, da subito, un grande processo ricostituente. Definire il perimetro di una nuova e stabile coalizione fondata su poche, ma chiare parole d’ordine a cui seguano fatti precisi e coerenti. Dove le enunciazioni dei temi (lavoro, istruzione, salute, ambiente, sicurezza, giustizia sociale, ecc.) vengano spiegate con proposte concrete, efficaci e visibili. Esempio: se un’esigenza prioritaria e condivisa fosse la lotta all’evasione fiscale si dovrebbe semplicemente scegliere di attuarla. Andando fino in fondo, senza il timore di perdere consensi. Senza tentennamenti e rinvii.

Una ripartenza aiutata da regole che spingano da subito i tantissimi intrusi renziani che ancora albergano nel PD ad andarsene altrove. Ma che forse aiuterebbe i tantissimi non-renziani che se ne sono andati a tornare. Non nel PD, ma nella nuova coalizione. Un soggetto che immagino aperto, permanente e partecipato certamente dal PD, ma anche dai 5 stelle, dai bersaniani, dai movimenti e dai tanti, tantissimi “esodati” dalla brutta politica di questi ultimi anni.

Un nuovo sogno dunque. Forse un’illusione. Ma è questa l’unica strada che immagino per preparare seriamente il futuro. Accettare di poter essere sconfitti al prossimo giro, seminando ora in modo coerente ed efficace per un progetto davvero alternativo, è l’unico modo per provare a non perdere. Nemmeno al prossimo giro, se facciamo in fretta.

Ma serve coraggio. Serve il coraggio di rimettersi totalmente in gioco. Serve soprattutto – ed è questo l’ostacolo più grosso – che i tanti capi-tribù che oggi guidano il PD la smettano di pensare solo al proprio immediato tornaconto e accettino di far ripartire tutto da capo. Ce la potranno fare? Ne dubito. Se accadesse sarebbe davvero un miracolo. Ma se accadesse allora l’attuazione del sogno di Padellaro potrebbe per davvero determinare qualcosa di più e di meglio della semplice certificazione della fine del miglior governo che questa Repubblica abbia mai avuto.

fornola.tito@libero.it

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