Non ritengo di aver sbagliato il piano ma bisogna essere flessibili e non bisogna trovarci sopraffatti dalla terza ondata“. Parola del premier Giuseppe Conte, intervenuto ad Accordi&Disaccordi in onda sul Nove. In attesa del nuovo vertice con i capidelegazione per decidere le nuove restrizioni di Natale, il presidente del consiglio è stato intervistato da Andrea Scanzi e Luca Sommi e ha spiegato che il governo sta lavorando “per cercare di rinforzare il piano natalizio. Noi dobbiamo arrivare in condizione di massima resilienza. Gli esperti ci hanno consigliato qualche misura aggiuntiva e noi dobbiamo evitare una terza ondata, per arrivare a gennaio in resilienza. Gli indizi degli ultimi giorni è che c’è tanta voglia di vivere e non possiamo permettercelo. Le misure stanno funzionando fin qui ma ci stanno preoccupando – e hanno preoccupato anche gli esperti – quelle situazioni di assembramenti dei giorni scorsi. Faremo qualche intervento aggiuntivo“.

“Renzi vuole il Mes? Sbagliato dire: prendere o lasciare” – L’intervento del premier ad Accordi&Disaccordi arriva anche alla vigilia di un incontro fondamentale per il futuro della maggioranza: quello tra Conte e Matteo Renzi. Solo ieri il leader di Italia viva aveva posto una nuova condizione al premier per non ritirare il suo appoggio al governo: prendere i 36 miliardi del Mes. “Porre delle condizioni ‘prendere o lasciare‘ sarebbe sbagliato, significherebbe che non si può collaborare”, replica Conte. Che a proposito del suo ruolo dice: “Non ho mai pensato che il mio compito fosse facile. Non ho mai pensato di potermi affidare ai sondaggi. Se qualcuno pensasse di governare al mio posto esaltandosi quando i sondaggi crescono o deprimersi quando scendono, sarebbe fuori di testa, non sarebbe all’altezza”. E a proposito di compiti difficili, il premier ha annunciato che ha l’intenzione di chiamare presto Mario Draghi, “perché ho sentito il suo intervento al G30 e mi ha molto incuriosito. È da un pò che non lo sento”. Il nome dell’ex presidente della Bce è tra quelli più citati per la successione di Sergio Mattarella al Quirinale.

“A gennaio non dobbiamo farci sopraffare dalla pandemia” – Sul fronte delle restrizioni di Natale, ha spiegato l’inquilino di Palazzo Chigi, la logica che muove l’esecutivo è predisporsi “durante queste festività per non trovarci a gennaio sopraffatti dalla pandemia“. Il capo del governo, però, ci ha tenuto a negare che la colpa degli assembramenti possa essere dei cittadini, invogliati ad uscire per andare a fare shopping anche dal piano cashback: “La stragrande maggioranza sta rispettando le regole. Noi abbiamo avviato il cashback perché quella è una riforma di sistema che ha l’obiettivo di pagamenti più convenienti, in sicurezza e che ci consentono di recuperare il sommerso. E i negozi stanno soffrendo. Se si usa il cashback in modo ordinato diamo ossigeno a un settore, se il risultato è l’affollamento per le strade non è quello che avevamo sperato”. Sul vaccino il desiderio del premier è avere “un’unica data dei Paesi Europei, una sorta di Vaccine Day. Spero lo si possa fare ai primi di gennaio ma per avere un impatto sulla popolazione bisogna raggiungere una percentuale di vaccinati sufficiente“. Che percentuale? “Dieci- quindici milioni, e contiamo di averli nella primavera inoltrata”.

“A lavoro per tornare a scuola il 7 gennaio” – Sull’alta mortalità italiana legata al coronavirus, il premier si è detto “fortemente” preoccupato “ma è difficile dare un’unica risposta. Può contare che abbiamo una popolazione con una soglia anagrafica molto elevata, ci sono tanti fattori. E ci stiamo lavorando, bisogna farlo per essere massimamente efficienti per prevenire questi numeri”. Sulla scuola Conte ha confermato che “c’è un grande lavoro per tornare il 7 gennaio con la didattica in presenza. Abbiamo organizzato dei tavoli con i prefetti per cercare di incrociare, rispetto alle realtà locali, i dati dei trasporti e degli orari di entrata e uscita per evitare degli orari di punta”. Il presidente del consiglio ha poi spiegato che “non possiamo individuare nel settore dei trasporti il focolaio dei contagi, non è stato cosi. E così anche per la scuola”.

“Confronto con Iv per vedere se ci sono le condizioni per ripartire”- L’intervista del premier a Scanzi e Sommi arriva a poche ore dal faccia a faccia con Renzi. Per Conte “Italia Viva è un compagno di viaggio. In questo momento sta sollevando dei problemi, sta rivendicando delle petizioni politiche, è importantissimo ritrovare chiarezza di intenti, condivisione di obiettivi e soprattutto grande visione. Domani ci confronteremo nel merito e vediamo se ci sono le condizioni per andare avanti più forti di prima”. L’inquilino di Palazzo Chigi ha definito il piccolo partito di Renzi come “una componente essenziale di questo progetto politico, dobbiamo affrontare i problemi nel merito, dirci le cose che non vanno e non parlare in televisione. Domani ci confronteremo e vedremo se ci sono le condizioni per ripartire più coesi di prima”. Ieri Renzi non era andato al primo vertice convocato a Palazzo Chigi e poi dalla tv aveva continuato a minacciare l’esecutivo, alzando la posta in gioco per non ritirare i suoi ministri. “Ormai la gara è a chi rinuncia alle poltrone, è una gara al contrario, una volta si faceva la corsa per occuparle”, è la battuta di Conte, che poi più serio aggiunge: “Sarebbe una grave irresponsabilità arrestarsi per un mancato confronto interno”. E ricorda di aver già rassicurato i renziani “con una riflessione anche banale: un governo non può andare avanti senza la fiducia di ciascuna forza politica di maggioranza. Se non ci fosse questo sostegno, sappiamo quali sarebbero le conseguenze”.

“Rimpasto? Giusto ascoltare tutto” – Renzi però ha già posto alcune condizioni: a cominciare dalla task force sul Recovery. “La norma sulla cabina di regia non è scritta, se qualcuno pensa che è fatta dagli amici degli amici questo con me non potrà accadere – dice il premier – L’Ue ci chiede un minimo di struttura che possa garantire un monitoraggio accurato, non la gestione della spesa. Come estrema ratio dobbiamo pensare a una clausola di salvaguardia”. Sul rimpasto il premier non ha chiuso la porta: “Se ci sono delle richieste, del malessere, è giusto ascoltarli e comprenderli, per ciascuna forza politica. Dopodiché ci confronteremo tutti insieme”. Se però Italia viva insistesse per aprire una crisi? “Una crisi – dice Conte – credo che non farebbe non solo al Paese ma a tutto l’elettorato del M5S, del Pd, di Iv che crede in un percorso comune”. Quindi ha chiuso rilanciando il tema delle alleanze tra le forze di governo alle amministrative del 2021: “Credo che con le Comunali si possa fare un passo in più per le alleanze”.

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