Riformare il finanziamento ai partiti per poter “seguire i soldi” della politica, portando allo scoperto episodi di “malaffare e corruzione”. Chiudere le porte girevoli che permettono a chi sta al potere di fare avanti e indietro tra incarichi pubblici e privati. Tradurre nei fatti il diritto alla trasparenza, dai dati della Pubblica amministrazione che devono essere “alla portata di tutti i cittadini” fino alla creazione di un registro pubblico dei lobbisti. E poi la tanto attesa legge sul conflitto di interessi, per cui è arrivata “l’ora della verità”. In occasione della Giornata internazionale contro la corruzione, The good lobby lancia una sfida alla politica, presentando le sue 10 proposte per combattere tangenti e illeciti nei settori in cui proliferano di più, dai palazzi del potere al finanziamento ai partiti, fino alle nomine e agli appalti nella Pubblica amministrazione. L’ente no profit sottolinea che “diverse sono le strade che la corruzione ha percorso e potrà percorrere per inquinare e trarre profitto dalle difficoltà di questa situazione di emergenza. Basti pensare ai rischi che si possono creare in assenza della necessaria trasparenza riguardo alle future azioni legate al Recovery Fund“. L’organizzazione, che raccoglie l’eredità di Riparte il futuro – l’associazione nata nel 2013 con il supporto di Libera e Gruppo Abele – ha analizzato “l’apparato normativo attuale e individuato dieci aspetti sostanziali su cui intervenire”, proprio mentre il guardasigilli Alfonso Bonafede ha lanciato la sua task force per impedire “l’accaparramento criminale” dei fondi del Recovery e il ministero di Giustizia ha attivato un portale protetto dedicato ai whistleblower.

1) Più tutele per chi denuncia – Il primo punto toccato da The good lobby è proprio quello dei whistleblower. L’organizzazione chiede l’immediato recepimento dell’ultima direttiva europea per la protezione di chi denuncia casi di corruzione sul posto di lavoro del 2019. La legge italiana varata due anni prima, infatti, è ferma a una versione precedente della direttive comunitaria. Per The good lobby va aggiornata “non perché ‘ce lo chiede l’Europa ‘ ma perché è un caposaldo del buon funzionamento del nostro sistema democratico“. La sfida, però, è quella di arrivare a una legge nazionale che superi gli “standard minimi previsti”, ad esempio estendendo le tutele a chi “segnala violazioni della legge italiana” e l’inserimento della “professionalità come parametro per sostanziare il concetto di ‘ragionevoli/fondati motivi’ alla base della segnalazione”. Senza dimenticare eventuali “misure di ristoro economico e di sostegno psicologico” a chi decide di esporsi.

2) Accesso ai dati per tutti – Sempre nell’ambito della pubblica amministrazione è necessario rendere “alla portata di tutti” il Foia, cioè il diritto di accedere ai dati e ai documenti delle istituzioni. Come? “Servirebbe informare l’opinione pubblica e formare il personale amministrativo perché possa rispondere più efficacemente alle richieste”, scrive The good lobby nel suo dossier. “Andrebbero inoltre limate alcune spigolosità”, come una “maggiore tutela dell’identità del richiedente” e soprattutto “l’obbligo di giustificare in modo chiaro e circostanziato” eventuali dinieghi da parte dei singoli enti. L’importanza di poter accedere liberamente a queste informazioni, secondo l’associazione no profit, è diventata ancora più lampante durante la pandemia: “Grazie a una richiesta di accesso, infatti, è stato possibile visionare i verbali del Comitato tecnico scientifico, altrimenti secretati“.

3) Conflitto di interessi, “è l’ora della verità” – Secondo The good lobby, per la legge sul conflitto di interessi non c’è più tempo, specie ora che la maggioranza ha trovato un’intesa sul testo base. L’invito, ribadito anche dalla Commissione europea, è quello di approvarla al più presto dopo aver corretto alcune criticità. L’aspetto positivo è che il progetto di legge “riguarda tutti i titolari di cariche elettive e di governo” e ha un approccio “che tende a prevenire più che a sanzionare”, ma bisogna fermare una volta per tutte le cosiddette porte girevoli. “Troppo spesso ministri, sottosegretari, parlamentari, una volta terminato l’incarico pubblico o nel pieno del mandato (come per il recente ‘caso Padoan‘), approdano a ruoli privati potenzialmente in conflitto con l’incarico precedente“, scrivono. La legge “introduce un periodo di ‘raffreddamento’ di un anno (durante il quale è vietato passare a incarichi in conflitto col ruolo pubblico) ma sarebbe opportuno portarlo almeno a due, come avviene nelle istituzioni europee”.

4) Una legge sul lobbying – In materia di lobbying la proposta è quella di renderlo “uno strumento neutro” a disposizione di chiunque voglia “tutelare e promuovere i propri interessi“, dalle grandi aziende alle organizzazioni della società civile. Altra cosa, però, “è l’attività criminale portata avanti da oscuri faccendieri che cercano di influenzare in maniera illegale le decisioni pubbliche”. Per impedire che tutto ciò accada serve una legge che istituisca ad esempio il registro pubblico dei lobbisti, al quale iscriversi per esercitare attività di rappresentanza degli interessi. “Servirebbero poi agende pubbliche degli incontri tra politici e lobbisti, per facilitare il monitoraggio. L’attenzione dovrebbe essere inoltre dedicata alle procedure di consultazione, al fine di aprire le stanze del potere a chiunque abbia competenze su un tema. Infine, dovrebbero essere previste sanzioni serie per punire i comportamenti illeciti sia dei lobbisti, che dei decisori pubblici”.

5) Finanziamento trasparente ai partiti – Altrettanto radicale deve essere la riforma del finanziamento ai partiti, dal momento che la legge Letta del 2014 che ha sancito il passaggio dal finanziamento pubblico a quello privato e la successiva Spazzacorrotti non sono sufficienti. “Il proliferare delle fondazioni politiche quale strumento per la raccolta fondi ha dimostrato la volontà di percorrere una direzione contraria rispetto ai principi ispiratori della riforma”, sostiene The good lobby. “Ogni partito o ancor più spesso i singoli politici le hanno utilizzate, mantenendo riservati i bilanci, per incassare i contributi bypassando gli obblighi di trasparenza e il tetto di 100mila euro all’anno per le donazioni”.

6) Faro sul Recovery plan – L’attività anticorruzione è ancora più urgente ora che dall’Europa arriveranno i 209 miliardi previsti dal Recovery fund per il nostro Paese. “Se va creato il mondo nuovo, anche i meccanismi che lo muovono vanno ripensati stipulando un rinnovato patto di fiducia tra cittadini e istituzioni”, spiega l’ente no profit. “Non possiamo dunque permettere che queste risorse vadano perdute o cadano in mano alle organizzazioni criminali“. Per farlo è necessario creare “percorsi di partecipazione volti ad individuare i beneficiari dei fondi, e garantire piena trasparenza su entità e tempi dell’erogazione, sui beneficiari stessi, sul tipo di progetti finanziati”. Ad esempio seguendo gli esempi di rendicontazione messi in campo per la ricostruzione post-terremoto nel centro Italia (2016 e 2017) e in Emilia Romagna (2012). In ultimo, “il ministero dello Sviluppo economico dovrebbe pubblicare tutte le misure di sostegno a progetti e aziende in virtù del Pnrr sul portale del Registro nazionale degli aiuti di Stato, che dovrebbe contenere dati in formato aperto, navigabile e scaricabile, per consentire a tutti di lavorare con i dati pubblicati e monitorare l’erogazione dei fondi”.

7) I rischi della “semplificazione” – Sempre in tema di ricostruzione l’organizzazione lancia l’allarme sulle deroghe alle procedure ordinarie per gli appalti pubblici approvate negli ultimi mesi. Da un lato possono “favorire una più rapida circolazione di liquidità a sostegno delle imprese” e accelerare i cantieri, ma dall’altro “rischiano di creare i presupposti per i fenomeni corruttivi”, specie se “accompagnati da una deresponsabilizzazione dei pubblici funzionari“.

8 e 9) Anticorruzione nelle imprese – Per The good lobby va poi fatta luce anche sui fenomeni corruttivi tra i privati. In realtà gli strumenti già ci sono, come il Modello di organizzazione, gestione e controllo (o anche “Modello 231”), “i cui specifici Protocolli di prevenzione, se rispettati, creano una barriera solida contro la commissione di reati”. Fondamentale anche “la procedibilità d’ufficio per tutte le ipotesi di corruzione tra privati” introdotta con la legge Spazzacorrotti. Prima infatti la procedibilità d’ufficio era limitata nei soli casi di accertamento della distorsione alla concorrenza, “regime che portava difficilmente la società a deliberare di agire, in sede penale, nei confronti del dipendente corrotto, per una serie di ragioni anche di carattere reputazionale”. Le istituzioni devono quindi vigilare sul fenomeno per evitare che tangenti e mazzette provochino un “impatto negativo sugli equilibri di mercato“.

10) Le criticità dell’Anac – L’ultima proposta dell’organizzazione riguarda l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), i cui poteri sono stati progressivamente ampliati nel tempo. Si è raggiunto “un buon equilibrio di distribuzione dei poteri di gestione del rischio“, si legge nel rapporto, ma “sul piano operativo presenta criticità (rilevate dalla stessa Anac) sia sul fronte dell’analisi del rischio, spesso affidata” a referenti locali “non esperti in risk management, sia nell’attuazione delle misure preventive che rimane quasi sempre su un piano formalistico”.

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