“Prof, ma quindi dal prossimo sabato si viene a scuola?”. Ecco, non so se sia una cosa bella o brutta, ma la realtà è che non si stupiscono più di niente, loro. E noi pure. Accettiamo supinamente qualunque cosa. E’ cambiato così tante volte l’orario, quest’anno, che se a un certo punto ci dicessero di fare lezione in notturna probabilmente metteremmo gli elmetti da minatore con la lucina sopra e via. Me li vedo, quelli che vivono nelle stanze del potere, a discutere con preoccupazione del futuro nostro e dei nostri ragazzi. E’ come se li sentissi.

“Oh, intanto diciamo che le scuole devono riaprire, diciamolo tutti, che è un messaggio forte”.
“Sì, però per andare a scuola ci si deve spostare, è un casino. Sai cosa? meglio tutti a casa, tanto chiudiamo tutto”.
“Però adesso è quasi Natale, e il Natale quando arriva, arriva; qui bisogna riaprire qualcosa, altrimenti l’economia muore”.
“Eh, bravo, però se apriamo i negozi poi la gente ci va, sì, l’obiettivo sarebbe quello, specie nel fine settimana, ma poi siamo daccapo”.

“Allora, sai che facciamo? Ideona. Apriamo i negozi ma contemporaneamente apriamo anche le scuole, così i ragazzi sono buoni e fermi con le rime buccali distanti un metro, mascherati e controllati”.
“Sì, però non possiamo dire “abbiamo paura che i ragazzi si assembrino nei centri commerciali e comunque a casa i genitori non li reggono più e poi se stanno a casa i ragazzini delle medie i genitori come fanno a lavorare”, quindi dobbiamo dire una cosa più fine”.
“Tipo?”

“Potremmo dire per esempio…che ne so? Che abbiamo a cuore la didattica, ecco!”
“Ma dai, la didattica! Ma se non ce n’è mai fregato niente della didattica, sono decenni che ce ne sbattiamo della didattica, cambiamo giusto un po’ di sigle e togliamo le ore così, giusto per far vedere che ce ne occupiamo, e adesso viene fuori che ci preoccupiamo della didattica?”
“Fidati, è un argomento che tira un sacco. Ci sono pure i ragazzi col banco fuori dalle scuole, loro vogliono tornare a scuola. Gli facciamo pure un favore”.

“E gli insegnanti? Ma quelli sono sul divano a rubare lo stipendio da marzo, la gente li odia, vedrai che non protesterà nessuno. Tanto lavorano già di sabato e di domenica, cosa credi, che con la Ddi non abbiano niente da fare? Passano le giornate al pc, sono fusi! Non sanno neanche più che giorno è, non se ne accorgono nemmeno che è domenica”.
“Ok, quindi diciamo che per porre rimedio all’emergenza didattica le scuole resteranno aperte anche il sabato e la domenica. Ma senti…facciamoli andare anche nelle vacanze di Natale, anche! Così non si assembrano a tavola a mangiare i panettoni, tutti a scuola!”

“Sì, ma al pomeriggio si assembrano comunque”.
“No. Cambiamo gli orari. Scuola può essere dalle 8 alle 20”.
“Alle 20? Ma com’è fare lezione dalle 18 alle 20, ma te li vedi gli adolescenti a fare lezione fino alle 20?”
“Mica gliela dobbiamo fare noi, ci pensa la scuola, noi diamo solo gli orari”.
“Sì, ma…gli orari sono già fatti. Li hanno cambiati già cento volte. Prima per la didattica al 50%, poi al 75%, quelli che fanno l’orario, a scuola, sono i nuovi anarchici, è gente pericolosa, dobbiamo starci attenti”.

“Ma noi diciamo: Emergenza didattica! Ci passano qualunque cosa, fidati”.
“Potremmo pure tirare lunghi quest’estate, eh, magari tenerli a scuola tutto giugno, luglio e agosto, non che ce li ritroviamo al Billionaire come l’altra volta…”
“Eh, vediamo come va, non troppo lunghi che altrimenti ci giochiamo il settore turistico… se vediamo che butta male, apriamo le scuole, se butta bene li allarghiamo. Un decreto alla volta”.
“Ma non è che poi sembra che usiamo la scuola come un tappabuchi?”
“Naaaa. Emergenza didattica. Ed. Toh, è pure una bella sigla. Siamo a posto”.

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