I numeri dei posti in terapia intensiva attivati in Sicilia sono stati “gonfiati” dal governo regionale? Una domanda che rappresenta anche l’ultimo j’accuse avanzato nei confronti del governatore Nello Musumeci. Dopo il caso scoppiato a Barcellona Pozzo di Gotto, la città del Messinese dove erano stati previsti 10 letti mai realizzati – e dove la procura ha aperto un’inchiesta il Coordinamento dei medici ospedalieri (Cimo) ha contato uno per uno tutti i posti esistenti nei reparti di Rianimazione della Regione. E poi li ha paragonati con i numeri ufficiali forniti dall’assessorato. Risultato? In Sicilia 210 posti letto sono fantasma: esistono nei numeri ufficiali della Regione ma solo in quell’elenco, non negli ospedali. Almeno secondo il sindacato dei medici. Vuol dire che sull’isola l’epidemia ha trasformato ben poco il sistema sanitario che conta solo 189 posti in più rispetto al 2019. Ma andiamo per gradi.

Prima dell’emergenza Covid la Sicilia contava 418 posti di terapia intensiva. Dopo la prima ondata di pandemia, nel luglio scorso, la Regione avvia una programmazione e prevede di arrivare a 720 posti letto. Dopo la crescita esponenziale di contagi e l’arrivo della seconda ondata il numero sale invece a 817. Questi perlomeno sono i numeri forniti dalle aziende ospedaliere alla piattaforma Gecos della Protezione civile: numeri confermati anche dall’assessorato regionale alla Salute. Proprio partendo da quei numeri il sindacato dei medici Cimo ha cominciato a fare le sue rilevazioni dirette: “Abbiamo contato i posti sul campo e la realtà è ben diversa: hanno gonfiato i numeri“, dice Angelo Collodoro, vicesegretario regionale di Cimo Sicilia. In pratica secondo il sidancato i conti non tornano: la programmazione di luglio aveva previsto 720 letti in Rianimazione, invece, secondo la rilevazione fatta ospedale per ospedale i posti erano 583, ovvero 137 in meno rispetto a quanto previsto dalla Regione. Nei mesi successivi la discrepanza cresce: i nuovi dati del 12 novembre pubblicati sulla piattaforma Gecos parlano di 817 posti di terapia intensiva, di cui 326 dedicati ai pazienti Covid e 491 standard, ma secondo i medici siciliani sono solo 607.

Emblematico il caso di Caltanissetta, dove secondo la tabella pubblicata da Cimo i posti di terapia intensiva prima del Covid erano 12. Quanti sono oggi? Per il sindacato sempre 12 nonostante la Sicilia ne abbia dichiarato un totale di 37, cioè 25 in più. Stessa cosa succede ad Enna dove i posti di terapia intensiva risultano essere 8 prima dell’avvento della pandemia e tali sono rimasti secondo i numeri del sindacato e non solo. Il 30 ottobre scorso era lo stesso dirigente generale dell’Asp di Enna, Francesco Iudica a spiegare al fattoquotidiano.it come non ci fossero posti Covid attivati nella provincia al centro della Sicilia: “Nel piano iniziale predisposto dall’Assessorato, per il bacino Catania/Enna, non è stato previsto alcun posto letto, né ordinario, né di terapia intensiva negli ospedali ennesi. Con ľespandersi della pandemia, anche noi siamo stati chiamati ad attrezzarci”. Il piano annunciato da Iudica doveva partire il 2 novembre e prevedeva 10 posti letto di terapia intensiva e 10 di semintensiva: secondo i dati resi noti il 19 novembre e pubblicati su piattaforma Gecos, i letti Covid sono 10 e quelli standard sono 13. Secondo il sindacato, invece, 8 erano prima del Covid e 8 sono rimasti finora.

E dire che secondo la Regione ci sarebbero addirittura altri 196 posti di terapia intensiva attivabili: l’assessorato alla Salute, infatti, non solo conferma i dati forniti a Roma, ma rilancia, in base a una situazione che viene definita “in continuo divenire e a posti letto in costante aumento”. I medici ospedalieri smentiscono: “Hanno parlato di 120 posti sulle Madonie, in un primo momento, poi di 54 a Petralia Sottana: ce ne sono 10. Non uno di più. I numeri raccolti sul campo raccontano un’altra realtà”, dice ancora Collodoro. Una discrepanza nei numeri che se fosse confermata potrebbe spostare la Sicilia nello scacchiere delle misure anti-covid nazionali. Di casi simili, secondo il coordinamento dei medici ospedalieri, ce ne sono tanti. A Messina, per esempio, i posti prima del Covid erano 62, la programmazione di luglio ne prevedeva 106, ma secondo i rilievi dei medici del sindacato di effettivi ce ne sono solo 55 e tali rimangono anche adesso, nonostante la Regione ne conti 120. La provincia di Messina è stata, d’altronde, quella che nelle ultime settimane ha creato più problemi nel fornire dati alla stampa: mentre l’Asp non rispondeva, infatti, era il sindaco di Messina, Cateno De Luca a sostenere che al Policlinico ci fossero 12 posti letto di terapia intensiva. Secondo i dati confermati dall’assessorato regionale al Policlinico, l’hub più importante di tutta la provincia che conta una popolazione di 626mila abitanti, i posti sono 20, più 23 di posti standard, per un totale di 43. Secondo i rilievi “sul campo” invece sarebbero solo 24. Mentre il saldo all’attivo per tutta la provincia tra posti ordinari e posti Covid sarebbe di 55 posti letto, cioè esattamente quanti erano prima del Covid.

Proprio in questa provincia, poi, è stata aperta un’inchiesta per vederci chiaro sui posti fantasma di terapia intensiva. A indagare da oggi è il capo della procura di Barcellona Pozzo di Gotto, Emanuele Crescenti, che ha avviato un’inchiesta al momento meramente conoscitiva – ha sottolineato – per capire cosa sia successo nel centro Covid creato al Cutroni Zodda, l’ospedale cittadino trasformato ad aprile in centro Covid. Nei giorni scorsi, infatti, un altro sindacato aveva denunciato la carenza di posti: “Ne avevano annunciati 10, poi hanno parlato di due posti creati nelle sale operatorie”, dice Paolo Calabrò, vice coordinatore provinciale Uil, fpl, area medica. Parlava di due posti in Rianimazione anche il direttore generale, Paolo La Paglia: “Sono lì, sono pronti, ma se non ci sono malati non vengono riempiti, è molto semplice.

D’altronde – spiega ancora La Paglia – il centro Covid di Barcellona è previsto per un’intensità medio-bassa”. Per i posti di terapia intensiva del Cutroni Zodda, però, erano stati stanziati quasi 2 milioni di euro: con quei soldi si dovevano creare 10 posti, attrezzature comprese. Di 10 posti di terapia intensiva parla pure la delibera firmata dall’assessore alla Sanità, Ruggero Razza, l’11 settembre. Eppure i posti per intubare malati gravi sono solo due e sono vuoti: se si aggrava qualcuno dei degenti Covid viene inviato a Messina, come è successo proprio la scorsa notte. Sarà per questo motivo che di questi due letti non c’è traccia nei dati forniti dalla Regione, a riprova, probabilmente, che ufficialmente non sono considerati posti Covid. Colpa della carenza degli anestesisti, secondo il direttore generale: “Ci sono 6 anestesisti in tutto di cui uno fa il sindaco (a Fondachelli Fantina, ndr) e un altro è in aspettativa. Tutta la provincia soffre di una carenza di anestesisti di 25 unità, che arriverà a breve a 30 circa”. Nel centro Covid non c’è neanche il cardiologo: “Per una settimana siamo rimasti senza – avverte Calabrò – adesso ce n’è uno, che vuol dire che copre un solo turno, di notte e nei festivi non c’è nessuno”. Solo uno dei tanti casi limite di una situazione che ha portato Razza sotto accusa: la prossima settimana l’Ars dovrà votare la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni sull’assessore alla Salute di Musumeci.

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