Società immobiliari e petrolifere che gestivano affari in tutta Italia. E poi bar, ristoranti, centri estetici, un campo da Paintball, oltre a ville in campagna e sul mare, intestate ai loro congiunti. Anche un’invidiabile collezione di pezzi pregiati di arte contemporanea del ‘900, da Nevelson a Guttuso. I militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Roma hanno eseguito questa mattina la confisca definitiva di 27 milioni di euro in beni riconducibili, direttamente o indirettamente, a Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e altri sei soggetti condannati nell’ambito dell’inchiesta sul ‘Mondo di Mezzo’.

Le indagini sono state delegate alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma al Nucleo di polizia economico-finanziaria del Gico. “La scelta – si legge nel decreto del Tribunale civile e penale di Roma, in relazione a Carminati – è stata suggerita dall’evidente ingiustizia di mantenere la disponibilità del patrimonio ad un soggetto a suo tempo pericoloso, che si e’ arricchito grazie a traffici criminali che attualmente non possa più essere considerato pericoloso”. Un “criminale”, continua il giudice che “dopo lunga carriera si mette a riposo godendosi i frutti della propria pregressa attività illecita”. L’ex estremista di destra, infatti, nonostante fosse stato condannato in appello a 14 anni e 6 mesi di reclusione, è tornato libero con il solo obbligo di dimora e di firma per un cavillo tecnico: ha già scontato in carcere per 5 anni e 7 mesi, i due terzi del massimo edittale – cioè la pena più alta possibile in caso di condanna – per il reato più grave che gli viene contestato, ovvero la corruzione (con pena massima all’epoca dei fatti di 8 anni di reclusione).

Piuttosto importante il portafogli di Fabio Gaudenzi, personaggio importante nella scena della criminalità eversiva romana, salito – di nuovo – agli onori delle cronache per aver esposto, un anno fa, le sue presunte verità sull’omicidio del capo ultrà laziale Fabrizio ‘Diabolik’ Piscitelli. Gaudenzi era il gestore occulto dell’Immobiliare Due Pini srl e della Okaos srl, che gestiva operazioni in tutto il Paese. Altre società dello stesso settore sono state sequestrate da Giovanni De Carlo, a cui erano riconducibili la Heat Intelligence Group, la Effeeffe Holding e la Augustea Immobiliare, oltre alla Modo Petroli srl, società di distribuzione petrolifera, altro noto core business del “gruppo Carminati”. Bar e ristoranti di Roma nord erano invece riferibili a Riccardo Brugia, noto “guardaspalle” del ‘Cecato’, e a Giuseppe Ietto. I finanzieri sono andati anche a recuperare le quote azionarie appartenenti a Riccardo Mancini, ex ad di Eur Spa, e a Salvatore Buzzi, quest’ultimo – come noto – impegnato soprattutto nel terzo settore, fra servizi di pulizie, raccolta differenziata dei rifiuti e global service.

Per quanto riguarda Carminati, i finanzieri hanno sequestrato alcuni immobili del comune di Sacrofano appartenenti alla compagna Alessia Marini e alla “terza interessata” Fabrizia Maldarelli, e alcuni beni intestati al figlio di Massimo Carminati, Andrea, fra cui un terzo di una società sportiva dilettantistica che gestisce un campo di Paintball sulla Cassia e le quote dell’Associazione Libertà e Sviluppo, già in passato finita sotto i riflettori degli inquirenti. Si conferma, inoltre, la passione per il collezionismo del ‘Cecato’, che ha ispirato il personaggio del ‘Samurai’ nel romanzo ‘Suburra’ perché nel 2014 fu trovato in possesso di una katana giapponese (“mi serviva per sfilettare il pesce”, spiegherà durante un’udienza la cui registrazione diventata virale sul web). Nella sua abitazione di Sacrofano sono state infatti rinvenute 9 importanti sculture astratte di Pietro Consagra e altre opere 78 firmate da vari artisti contemporanei, fra cui Giuseppe Capogrossi, Giulio Turcato, Giacomo Manzù e Renato Guttuso e Mimmo Rotella: proprio i decollage del maestro calabrese del Nouveau Realisme sono i più quotati della collezione dell’ex Nar, valutati ben 150.000 euro a pezzo.

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