Il pentito lo accusava anche di aver ordinato un attentato al giudice Paolo Borsellino. Al termine dei vari gradi di giudizio fu condannato solo per traffico di droga. Adesso quella sentenza degli anni Novanta sarà nuovamente discussa dalla Corte d’Appello di Caltanissetta. La seconda sezione penale, presieduta dal giudice Carmela Giannazzo, ha accolto l’istanza di revisione presentata dai legali di Antonio Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano, noto per aver intrattenuto una corrispondenza con il latitante Matteo Messina Denaro su ipotetitco input dei servizi segreti. La Procura generale, rappresentata in aula dal Procuratore capo, Lia Sava, aveva chiesto l’inammissibilità dell’istanza, accolta dalla Corte perchè “non può ritenersi manifestamente infondata“, si legge nel provvedimento. Il Tribunale di Marsala in primo grado lo aveva condannato a 18 anni per associazione mafiosa, credendo alle dichiarazioni del pentito Vincenzo Calcara. Accuse smontate dai giudici di Appello che nell’aprile 1997 hanno ridotto la condanna a 6 anni e sei mesi, per un presunto traffico di sostanze stupefacenti che aveva come base logistica l’aeroporto di Linate a Milano.

Il processo di revisione inizierà il prossimo 21 marzo e saranno ascoltati due nuovi testimoni che “hanno sostenuto di essere a conoscenza di circostanze rilevanti ai fini della definizione del presente procedimento”. All’epoca dell’arresto per mafia (avvenuto nel maggio 1992 ndr) il suo volto finì sui giornali nazionali perchè accusato dal pentito Vincenzo Calcara di essere il mandante di un attentato, in fase di programmazione, nei confronti del magistrato Paolo Borsellino. Lui si è sempre dichiarato “vittima di una macchinazione che ha assunto un atteggiamento persecutorio che nulla ha a che vedere con la giustizia”. “Nel corso di questi anni abbiamo raccolto plurime prove dichiarative rese da collaboratori di giustizia e funzionari dei Carabinieri e Polizia che attestano le falsità delle accuse a suo tempo mosse dal discusso collaboratore Vincenzo Calcara”, dicono gli avvocati Baldassare Lauria e Giovanna Angelo, legali di Vaccarino.

Nella sentenza di primo grado, del 26 maggio 1995, i giudici del Tribunale di Marsala le dichiarazioni di Calcara venivano indicate come “la principale fonte di prova a carico dell’imputato”. Le sue versioni poi vennero smentite da alcuni boss di primo piano, come Vincenzo Sinacori e Giovanni Brusca, nel frattempo divenuti collaboratori di giustizia. Il suo profilo è emerso anche nel processo in cui Messina Denaro è stato condannato per essere tra i mandanti delle Stragi del 1992, definito durante la requisitoria del pm Gabriele Paci, come un ‘inquinatore dei pozzi‘. Per tutta risposta Calcara denunciò il magistrato. Da un anno Vaccarino è tornato in carcere, nell’ambito di una recente indagine della Dda di Palermo, per cui lo scorso 2 luglio è stato condannato dal Tribunale di Marsala a sei anni per ‘rivelazione di notizie coperte da segreto‘. La corte d’Appello di Caltanissetta ha disposto anche l’acquisizione delle motivazioni della sentenza, che ancora non sono state depositate dai giudici marsalesi.

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