Diciassette indagati, quattordini ordinanze di custodia cautelare, otto in carcere sei ai domiciliari e il sequestro di cinque società. Sono i numeri dell’ultima operazione anti camorra della procura di Napoli. L’inchiesta dei pm Henry John Woodcock, Simona Rossi e Luigi Landolfi ha colpito il cosiddetto Nuovo Clan Partenio, l’organizzazione camorristica guidata dai fratelli Nicola e Pasquale Galdieri, originari di Mercogliano. Nell’inchiesta emerge come il clan ha avuto un ruolo alle elezioni nel capoluogo irpino. Secondo gli investigatori dei carabinieri del Comando provinciale di Avellino e della Guardia di Finanza di Napoli, infatti, il clan ha procurando preferenze per Damiano Genovese, l’ex consigliere comunale della Lega e figlio di Amedeo, boss ergastolano al 41 bis , e per Sabino Morano, avvocato ed ex segretario provinciale del Carroccio, autosospeso e indagato dalla Dda di Napoli.

Il clan voleva”influenzare la vita politica e amministrativa della città di Avellino allo scopo di accedere alla cabina di regia delle scelte operate dalla pubblica amministrazione in materia urbanistica ed edilizia”, scrive gip di Napoli Fabrizio Finamore. Morano, sempre secondo i pm, avrebbe accettato la promessa di procurargli i voti nelle elezioni comunali fatta dai capiclan Pasquale e Nicola Galdieri, anche attraverso Damiano Genovese. In cambio avrebbe dovuto soddisfare, scrive il gip, “non meglio specificate utilità e in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze del clan e dei suoi membri”. Già in campagna elettorale, tra l’altro, ci sarebbe stato un impegno concreto – sostengono gli investigatori – in merito a un centro pugilistico gestito dalla camorra in una scuola del capoluogo irpino. Dopo il voto, tra l’altro Genovese ha un colloquio in carcere con il padre per comunicargli i risultati e spiegargli lo scenario politico. “Ho vinto, stiamo al Comune”, dice Damiano al padre. Poi spiega lo scenario: il Movimento 5 Stelle “non hanno la maggioranza” spiega al padre, “hanno 5 consiglieri e quindi chiamano noi”. “Andiamo insieme a loro (riferendosi al M5S, ndr) – dice ancora il figlio del boss – però io sto con la Lega“. “A me Di Maio non piaceva“, risponde il boss ricordando che sia l’attuale ministro degli Esteri che il leader del Corroccio Salvini : “Stanno contro i detenuti, però non fa niente”.

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano anche l’imprenditrice Livia Forte, per i carabinieri di Avellino in stretti contatti con il clan (le viene contestata l’associazione di stampo mafioso) la quale, insieme al fratello Modestino (anche per lui, come per la sorella, è stato disposto il carcere) assoggettavano alle volontà della camorra le loro vittime, i proprietari di immobili messi all’asta, approfittando del loro stato di necessità. Livia e Modestino Forte, insieme con Armando Pompeo Aprile (anche per lui il gip ha disposto il carcere), soprannominati “i tre-tre”, sono personaggio molto noti ad Avellino. Partecipavano alle attività criminose connesse alla gestione delle aste immobiliari, principalmente quelle incardinate nel Tribunale di Avellino, utilizzando anche violenze e minacce per intimidire i partecipanti a vantaggio loro e del clan.

Per gli indagati le accuse a vario titolo sono di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, scambio elettorale politico-mafioso, turbata libertà degli incanti, falso, truffa, riciclaggio e trasferimento di valori. Sequestrate anche cinque società il cui patrimonio, composto da 59 fabbricati e 26 terreni, è stimato in quattro milioni di euro. Tra queste anche una struttura di assistenza socio-residenziale, una attività di ristorazione e altre società immobiliari e di consulenza amministrativa. I provvedimenti emessi dal Gip del Tribunale di Napoli riguardano anche Pasquale e Nicola Galdieri e Carlo Dello Russo, già detenuti in seguito all’inchiesta che il 14 ottobre dell’anno scorso portò all’arresto di 27 persone indagate, a vario titolo, nel filone delle aste giudiziarie truccate e al sequestro di beni per 1 milione e mezzo di euro.

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