Gruppi di attiviste per i diritti delle donne hanno protestato nelle chiese nel corso delle funzioni religiose in Polonia, contro l’irrigidimento della già restrittiva legge sulle interruzioni di gravidanza. Nel quarto giorno di proteste, le attiviste hanno esposto striscioni negli edifici religiosi, secondo i media polacchi e i social media. A Varsavia, una giovane donna è rimasta ferma vicino all’altare mostrando un cartello con la scritta: “Preghiamo per il diritto di abortire“. Giovedì la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale l’aborto di feti con difetti congeniti, nonostante la legge in vigore fosse già tra le più restrittive d’Europa. Il nuovo divieto comporterà un divieto quasi totale di interrompere le gravidanze.

Women’s Strike, organizzatrice delle proteste, denuncia che costringere le donne a partorire feti gravemente deformi comporterà sofferenza fisica e mentale non necessaria alle donne. La decisione della Corte costituzionale è arrivata dopo che il partito nazionalista conservatore al potere ha politicizzato i tribunali, incluso quello in questione, e utilizzato linguaggio discriminatorio contro le persone Lgbtqia+. La scorsa settimana, il presidente ha incaricato come nuovo ministro dell’Istruzione Przemyslaw Czarnek, docente di università cattolica, per cui le persone Lgbtqia+ non sono “normali”, si è espresso a favore delle punizioni corporali e ha detto che lo scopo chiave delle donne nella vita è fare figli.

Secondo il ministero della Salute, 1.110 aborti legali sono stati eseguiti in Polonia nel 2019, in gran parte a causa di anomalie fetali. Gli unici altri casi in cui l’aborto è legale sono la gravidanza a seguito di stupro o incesto e il rischio per la salute o la vita della donna. Women’s Strike ha in programma altre manifestazioni nei prossimi giorni, tra cui uno sciopero nazionale delle donne mercoledì e proteste di strada venerdì.

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