L'Istat rivede al ribasso la prima stima. A settembre di nuovo in forte calo carburanti ed energia ma si indebolisce anche la componente di fondo. Con i prezzi in calo debiti diventano più pesanti, gli acquisti vengono rimandati. Questo riduce i profitti delle aziende e quindi peggiora la situazione dell'occupazione. I consumi scendono e i prezzi ricevono un ulteriore spinta al ribasso in quello che diventa un vero e proprio circolo vizioso. Area euro confermata a - 0,3%
Sempre più giù. L’Istat rivede al ribasso la sua prima stima sull’inflazione di settembre. Il calo dei prezzi rispetto agosto è stato dello 0,7% e non dello 0,5% indicato nel dato preliminare. Negativo anche il confronto con il settembre 2019 (- 0,6%). Si tratta del quinto mese consecutivo con i prezzi in diminuzione. A trascinare sotto zero l’andamento dei prezzi è soprattutto la voci trasporti ed energia in scia della discesa delle quotazioni del petrolio. Tuttavia, segnala l’Istat, si indebolisce anche la cosiddetta “componente di fondo”, da cui sono esclusi alimentari freschi ed energia, avvicinando la variazione a zero (+ 0,1%).
Rimane invece “vivace”, accelerando lievemente rispetto ad agosto, la crescita dei prezzi del cosiddetto carrello della spesa (+1%), a causa per lo più, però, di una componente volatile com’è quella degli alimentari freschi. Più nel dettaglio in settembre le bollette di energia e gas registrano una flessione media del 13,6%, i carburanti dell’8,2%. Il costo dei trasporti scende così del 5,5% rispetto ad agosto. L’inflazione acquisita per il 2020, ossia il valore che si avrebbe a fine anno con variazioni nulle nei prossimi mesi, è pari a -0,2% per l’indice generale e a +0,6% per la componente di fondo. Le città dove i prezzi si mantengono in crescita sono Bolzano (+0,8% su settembre 2019), Trento (+0,6%), Perugia (+0,4%) e poi Napoli (+0,2%). Viceversa i cali più forti si rilevano a Verona (-1,5%) e a Milano (-1,6%). Prezzi in calo anche a Genova (-1,2%) Roma (- 1,1%), Bologna (-0,9%) e Torino (- 0,6%).
Prezzi in calo appaiono una prospettiva invitante per i consumatori. Tuttavia la deflazione è deleteria per l’economia. I debiti diventano più pesanti, gli acquisti vengono rimandati nella speranza che il costo di un prodotto continui a diminuire. Questo riduce i profitti delle aziende e quindi peggiora la situazione dell’occupazione. I consumi così scendono e i prezzi ricevono un ulteriore spinta al ribasso in quello che diventa un vero e proprio circolo vizioso.
Eurostat, l’istituto di statistica dell’Unione europea, ha confermato il calo dell’inflazione annuale a settembre a -0,3% nell’area euro rispetto a -0,2% ad agosto. Rispetto ad agosto il tasso di inflazione e’ calato in 13 Stati, rimasto stabile in 7 e aumentato in 7.
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