A una settimana dalla sua comparsa nelle cronache sempre più ingarbugliate del caso Angelo Becciu è stata arrestata a Milano, con un ordine di cattura internazionale, Cecilia Marogna, denominata la dama del cardinale. La 39enne, originaria di Cagliari titolare di una società di missioni umanitarie con sede in Slovenia, è diventata nota per aver ricevuto 500mila euro dalla Segreteria di Stato, per volontà dell’allora sostituto Angelo Becciu, al quale il Papa ha recentemente tolto i diritti connessi al cardinalato. Ufficialmente il denaro elargito da Becciu a Marogna aveva lo scopo di sostenere missioni umanitarie in Africa e in Asia. Ma i soldi sono stati usati per rinnovare il guardaroba e l’arredamento dicasa: borse, scarpe, accessori lussuosi, tra i quali una costosissima poltrona in pelle. L’accusa nei confronti di Marogna è peculato per distrazione di beni. La donna sarà estradata e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria vaticana.

Ma c’è di più. La “dama del cardinale”, come è stata subito ribattezzata nei sacri palazzi, poteva contare su una presentazione su carta intestata della Segreteria di Stato: “Il sottoscritto, Sua Eccellenza monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, dichiara di conoscere la signora Cecilia Marogna e di riporre in lei fiducia e stima per la serietà della sua vita e della sua professione. La signora Marogna presta servizio professionale come analista geopolitico e consulente relazioni esterne per la Segreteria di Stato-sezione affari generali”. Il cardinale, però, sostiene di essere stato all’oscuro dei rapporti di Marogna. La donna, infatti, ha ammesso legami con faccendieri in odore di servizi segreti, coinvolti nei misteri dell’ultimo mezzo secolo. Come Flavio Carboni , che Marogna ha sostenuto di aver “voluto conoscere per avere informazioni sulla storia dell’Anonima sequestri”. Di Francesco Pazienza, il collaboratore del Sismi negli ’70 e 80, invece, ha detto: “Sono la figlia che non ha mai avuto”. Nel 2010 Marogna era stata denunciata per appropriazione indebita, mentre nel 2002 per furto: precedenti di cui Becciu era all’oscuro.
In una intervista a Libero Carboni ha sostenuto di non conoscere Becciu: “Il Papa si sta occupando, con notevole rigore, di alcuni movimenti finanziari e non solo, ovviamente nell’ambito del suo Stato. Di questo nuovo rigore, credo che il cardinale Becciu stia pagando il prezzo più alto. Eppure, fino a qualche tempo fa, di lui sentivo parlare un gran bene. Il cardinale Becciu, nella gerarchia vaticana, era praticamente il numero 3, un papabile. Ora alla gogna, un crucifige mediatico senza pietà, ancor prima di un qualunque esito giudiziario. Io ne so qualcosa e mi fa rabbia assistere a tale bestiale accanimento, che va via aumentando senza che nessuno intervenga per cercare, quantomeno, di contenere l’orda scatenata che vuole sbranare una preda quando ormai gli è impossibile ogni difesa”, sottolinea Carboni. Poi, parlando di Cecilia Marogna, ha affermato: “Cosa posso dire di una persona che ho visto due volte alcuni anni fa? Ricordo di averla incontrata nel mio ufficio romano, su segnalazione del mio amico Gianmario Ferramonti, affinché l’aiutassi a procurarle un lavoro. Ma, in quel periodo, non potevo assumere nessuno e oberatissimo di lavoro come ero, neanche ebbi modo di occuparmene presso altri. Forse a Roma oppure in Sardegna, ma non ne sono certo, la incontrai una seconda volta e sempre per lo stesso motivo. L’impressione che ne ebbi, nonostante la brevità degli incontri, fu abbastanza positiva. In questa giovane signora, notai una certa disinvoltura nel parlare, sicura di sé, di buone maniere e di un certo buon gusto nel vestire”.
Becciu, dopo aver fatto sapere di sentirsi “truffato” e pronto a sporgere denuncia nei confronti della signora, ha anche precisato, attraverso il suo legale, l’avvocato Fabio Viglione, che “i contatti con Cecilia Marogna attengono esclusivamente questioni istituzionali”. Quanto a lei, ha rivendicato “il risultato di aver costruito una rete di relazioni in Africa e Medio Oriente per proteggere Nunziature e Missioni da rischi ambientali e da cellule terroristiche”, spiegando che “i fondi in Slovenia erano di garanzia per le operazioni in Africa”. E sulle spese in beni di lusso ha chiarito alle Iene: “Era una po’ una restituzione degli anticipi che io avevo utilizzato come mie risorse…”. D’altra parte, “svolgo una professione sensibile, particolare, non è che noi paghiamo via bonifico o ritenuta d’acconto…”, e, nei “due anni prima” dei bonifici, “ho anticipato risorse per 220mila pound…“.

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