Quest’anno in decine di città americane non si festeggerà il “Columbus Day”, il giorno con cui ogni anno il 12 ottobre si ricorda la scoperta dell’America. L’emergenza Covid-19 ha spinto il sindaco di New York, Bill de Blasio, e molti altri colleghi, tra cui quelli di Chicago, Cleveland, Pittsburgh, ad annullare la tradizionale sfilata o a trasformarla in un evento virtuale. Ma la ragione è anche un’altra: già da tempo, ma mai come quest’anno, la festa per la scoperta dell’America è vissuta nel paese in modo controverso. Decine di stati e città americane hanno quindi scelto di dedicare la giornata del 12 ottobre alle popolazioni indigene.

Con il diffondersi delle manifestazioni per Black Lives Matter, iniziate dopo l’assassinio durante un arresto dell’afroamericano George Floyd lo scorso 25 maggio, sono state vandalizzate e decapitate numerose statue di Cristoforo Colombo. Non sono stati infatti presi di mira solo i monumenti in ricordo dei generali confederati, ma anche quelli del navigatore genovese e dei missionari spagnoli Junipero Serra e Juan de Onate. Per tutti l’accusa è quella di essere corresponsabili del genocidio delle popolazioni native americane condotto dalle potenze coloniali. Dallo scorso giugno sono ben 35 i monumenti dedicati allo scopritore dell’America rimossi durante le proteste o per decisione delle autorità locali, che hanno ordinato di eliminarle accogliendo le istanze avanzate.

Molte le città in cui non si festeggia – Sono diversi i centri degli Stati Uniti dove il Columbus Day non si festeggia più, sostituito da una giornata dedicata alle popolazioni indigene. Tra questi anche San Francisco, proprio la città dove nel 1869 si celebrò per la prima volta la festa dedicata al navigatore. La celebrazione divenne poi nazionale nel 1937. Fu però sempre a San Francisco e più nello specifico a Berkley che nel 1992, in occasione del 500esimo anniversario della scoperta dell’ America, fu istituita la giornata per le popolazioni indigene.

A Chicago la sfilata è stata annullata per il Covid e l’amministrazione scolastica ha deciso che quest’anno nelle scuole non verrà ricordato Colombo, ma le popolazioni native americane. Chicago è stata una delle città dove l’amministrazione locale ha deciso la rimozione della statua, nonostante le proteste del comitato italoamericano. La comunità ha comunque annunciato per il 12 un piccolo raduno, nel rispetto delle regole anti-Covid, intorno al piedistallo su cui si ergeva la statua di Colombo, ormai vuoto e recintato.

Vermont, Maine, New Mexico, Alaska, Oregon, Hawaii, Louisiana, Michigan, Wisconsin, Washington, North Carolina, Iowa e South Dakota, apripista dal 1999: sono molti gli Stati americani che negli anni hanno deciso di cambiare la festività del 12 ottobre. Dopo le proteste di quest’anno, altri ancora hanno seguito il loro esempio. Alcuni, come l’Arizona, hanno cercato una soluzione compromesso: il governatore Doug Ducey ha firmato un’ordinanza che stabilisce che nello stato verranno celebrati sia il Columbus Day che il Native Day. Il Colorado ha deciso di sostituire la festa per l’esploratore italiano con una per una connazionale: Francesca Cabrini, che a fine ‘800 fondò l’ordine che costruì decine di scuole e orfanotrofi negli Stati Uniti e in America Centrale.

Trump contro chi attacca Colombo: “Un grande eroe italiano” – Nel proclama per il Columbus Day, che ogni anno il presidente americano pubblica alla vigilia della festa, Donald Trump si è scagliato contro “gli estremisti che stanno minando l’eredità” di questo “grande, intrepido, eroe italiano” accusandoli di revisionismo storico. “Questi estremisti cercando di sostituire la narrativa dei suoi enormi contributi con accuse di fallimenti, le sue scoperte con atrocità, le sue conquiste con trasgressioni”, continua Trump. Il presidente ha poi ricordato di aver firmato a giugno “un ordine esecutivo in cui assicura che ogni persona o gruppo che vandalizzi un monumento federale o una statua sia perseguito ai termini di legge“. Il presidente ha fatto infine riferimento al suo recente programma per promuovere quella che lui definisce “educazione patriottica” nelle scuole americane.

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