Guizzo della produzione industriale in agosto, con un recupero del 7,7% rispetto a luglio. Il dato è migliore delle attese e rispetto a quello dei principali paesi europei. La Francia ha registrato un + 1,3%, la Germania una lieve flessione. Nel confronto con agosto 2019 l’Istat rileva una lieve contrazione dello 0,3%, con lo stesso numero di giorni lavorativi. “La produzione industriale italiana cresce più rapidamente tra quelle dei ‘colleghi’ europei indicando una ripresa più forte di quanto previsto in precedenza”, scrive il Financial times. “L’Italia ha sorpreso la maggior parte degli economisti per il rialzo durante l’estate ed è probabile che la sua forte performance continuerà se le infezioni e le restrizioni rimarranno al di sotto di quelle degli altri ‘colleghi e se saranno gestite come a settembre”.

“Continua a crescere ad agosto la produzione industriale che segna la quarta variazione congiunturale positiva al netto della stagionalità, dopo il crollo dovuto all’emergenza Covid-19″, è il commento dell’Istituto di statistica. Rispetto a luglio il progresso coinvolge tutti i comparti: crescono in misura marcata i beni di consumo (+6,6%), i beni strumentali (+4,3%), i beni intermedi (+4,0%) e l’energia (+3,5%). Su base annua, si registra una contenuta crescita per i beni strumentali (+1,0%) e una più lieve per i beni di consumo (+0,8%); diminuiscono l’energia (-0,8%) e in misura più marcata i beni intermedi (-2,5%).

Tra i singoli comparti bene la fabbricazione di mezzi di trasporto (+ 21% su base mensile e + 10% su base annua), in recupero le industrie tessili e di abbigliamento, addirittura + 36% su luglio ma ancora a – 2% sull’anno prima. Le raffinerie recuperano leggermente su base mensile ma sono in forte contrazione rispetto all’anno prima così come l’attività estrattiva (-7,0%) Con il segno meno le industrie alimentari, bevande e tabacco, che segnano -1,4% su mese e -2% su anno. I dati di agosta evidenziano anche una sorta di smottamento di scadenze e abituali chiusure dovute al Covid con fabbriche che hanno lavorato più ad agosto che a luglio nonostante l’abituale periodo feriale.

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