C’è un’altra vittima, almeno parziale, della pandemia da covid-19: è l’Agenda 2030, l’accordo firmato da 193 paesi Onu nel settembre 2015 con lo scopo di raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), che vanno dall’uguaglianza di genere all’accesso alle cure, dall’avere un lavoro dignitoso al vivere in città sostenibili, dalla pace al contrasto al clima che cambia. Lo sostiene il rapporto “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, a cura dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), presentato a Roma durante l’evento conclusivo del Festival dello sviluppo sostenibile, alla presenza, tra gli altri, del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, del Commissario Europeo agli affari economici Paolo Gentiloni e della Vicesegretaria generale dell’Onu Amina Mohammed.

Dalla salute alla scuola, passi indietro in tutto il mondo
La pandemia, secondo ASvis, ha avuto severi impatti in tutti i paesi sulle diverse dimensioni dell’Agenda 2030. Più precisamente, secondo i dati finora disponibili, ha colpito negativamente 9 obiettivi su 17: a parte l’ovvio attacco all’obiettivo 3, che promuove la salute, c’è stata una riduzione dell’impegno nella lotta al cambiamento climatico (obiettivo 13); inoltre, il virus ha peggiorato l’obiettivo 11, che ambisce a città e comunità sostenibili (chi vive in condizioni di degrado e sovraffollamento è a più alto rischio contagio) e l’obiettivo 4, relativo all’istruzione, a causa della chiusura delle scuole. Male anche tutti gli obiettivi che riguardano entrate economiche e salari: il numero 1, sconfiggere la povertà, ma anche, di conseguenza, l’8, che punta al lavoro dignitoso, visti i minori redditi e la crescente disoccupazione. Ancora, la pandemia ha inciso sul goal 16, volto a ottenere pace e giustizia, perché le persone esposte ai conflitti sono più vulnerabili al covid-19, ma anche sulla produzione di cibo (obiettivo 2, sconfiggere la fame), sull’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari (6) e sulla parità di genere (5), visto che i guadagni economici delle donne sono più a rischio e la violenza è in aumento. Tutti i diversi indicatori ovviamente incidono sull’obiettivo n. 10, quello della riduzione delle diseguaglianze.

Italia, interventi per proteggere, ma non per trasformare
Per quanto riguarda specificamente l’Italia, mentre tra il 2010 e il 2019 il nostro paese era migliorato in otto obiettivi, tra cui salute, educazione, energia, innovazione, sostenibilità, lotta al clima, nel 2020 aspetti positivi si rintracciano solo nel miglioramento – provvisorio – della qualità dell’aria, nel decremento della produzione di rifiuti urbani e nella riduzione dei reati commessi. La crisi pandemica mette invece sotto scacco la salute, l’istruzione (con tre milioni di studenti senza accesso alla didattica), l’uguaglianza di genere (maggiore disoccupazione femminile), la povertà, l’agricoltura (meno produzione e meno lavoratori), in generale le disuguaglianze, perché sono colpiti più i giovani, gli stranieri e alcuni settori economici rispetto ad altri. Infine, ovviamente, genera un aumento straordinario del rapporto tra debito pubblico e Pil.

E proprio su questo aspetto, ASviS analizza l’effetto della pandemia, per quanto riguarda l’Italia, sulle politiche legislative e finanziarie. Infatti, si legge, “se la legge di bilancio per il 2020 era stata la più orientata allo sviluppo sostenibile degli ultimi cinque anni, gli interventi in risposta alla pandemia sono stati in gran parte diretti alla protezione del sistema socioeconomico, più che alla sua trasformazione verso la sostenibilità”. Nei cinque decreti analizzati da ASviS, 436 articoli (54%) sono orientati alla protezione, 158 (19%) alla promozione, 98 (12%) alla trasformazione, 73 (9%) alla preparazione, 43 (5%) alla prevenzione. Secondo il rapporto, invece, sarebbe stato più prudente “intervenire con una visione più orientata a prevenire nuovi choc, preparando il mondo economico e sociale a uno nuovo assetto sostenibile”.

Nella crisi, bene la svolta verde e sostenibile della Ue
In questo quadro a tinte fosche, tuttavia, nel quale, la crisi in corso rischia di allontanarci dal sentiero verso l’Agenda 2030, c’è un aspetto positivo, e cioè, come nota il rapporto, la scelta dell’Unione europea a favore dello sviluppo sostenibile. “Il programma politico della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen a favore dello sviluppo sostenibile”, sottolinea il Presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini, “è stato confermato e anzi rafforzato dopo la crisi scatenata dal covid-19. La scelta di orientare il Next Generation EU alla transizione ecologica, alla transizione digitale e alla lotta alle disuguaglianze e allo stimolo della resilienza economica e sociale è unica nel panorama mondiale e va esattamente nella direzione auspicata dall’ASviS in occasione del Festival dello scorso anno”.

Da questo punto di vista, ASviS indica nel rapporto gli orientamenti e le azioni da mettere in campo: la costruzione di una seria Strategia di sviluppo sostenibile, il rafforzamento delle strutture della Presidenza del Consiglio, il forte coinvolgimento di Regioni, Province e Comuni, la predisposizione di un’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile, l’aggiornamento del Piano Nazionale integrato energia-clima (PNIEC) con l’approvazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (Pnacc), la creazione di un Alto consiglio per le politiche di genere, il coinvolgimento dei ministeri, la predisposizione di una Legge annuale sullo sviluppo sostenibile.

Analizzare tutti i provvedimenti alla luce degli obiettivi
Ma ASvis avanza al governo anche proposte più specifiche: la definizione delle nuove procedure che il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (Cipess) adotterà per valutare i progetti d’investimento, la creazione di un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro e la programmazione strategica, l’adeguamento della normativa che prevede la relazione sugli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile nell’ambito del ciclo di bilancio, affidando all’Ufficio Parlamentare di Bilancio il compito di valutare l’impatto sugli obiettivi (SDGs) dei principali documenti di programmazione e bilancio. E ancora: l’istituzione di una piattaforma di consultazione permanente della società civile per la valutazione trasversale dell’impatto dei provvedimenti legislativi sull’Agenda 2030, una revisione della struttura delle Commissioni parlamentari per favorire un’analisi più integrata dei provvedimenti legislativi, la revisione dei contenuti del decreto legislativo 254/2016 sulla rendicontazione non finanziaria, rendendola obbligatoria per tutte le grandi imprese e progressivamente anche per le medie.

“La domanda di scelte pubbliche e private a favore dello sviluppo sostenibile non è mai stata così forte dato che la crisi ha chiarito le profonde interazioni tra dimensioni ambientali, sociali, economiche e istituzionali del nostro mondo, cioè i quattro pilastri dell’Agenda 2030”, conclude il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini. “L’Italia del 2030 può essere molto migliore di quella che avevamo un anno fa. Per questo non si deve tornare indietro. Visione, coraggio, innovazione, persistenza e partecipazione sono indispensabili per realizzare un’Italia più sostenibile, senza lasciare nessuno indietro”.

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