Una scoperta che ha permesso di salvare milioni di vite e dare la speranza di eradicare una malattia. I vincitori del premio Nobel per la Medicina 2020 i virologi sono Harvey J. Alter (Usa), Michael Houghton (Uk) e Charles M. Rice (Usa). Sono gli scienziati a cui si deve la scoperta del virus dell’epatite C. Il riconoscimento, come ogni anno, è stato assegnato dall’Accademia di Svezia. L’annuncio è stato dato come da tradizione dal Karolinska Institutet di Stoccolma, in diretta via Internet e social network. Un riconoscimento che ha un sapore diverso quest’anno con la comunità scientifica impegnata nei laboratori per arginare, prevenire e curare Covid 19, innescata dal virus Sars Cov 2. “Vedere così tante persone curate è sbalorditivo” ha dichiarato Alter in una intervista telefonica con l’Accademia.


“Negli ultimi anni – ha spiegato una componente del Comitato – sono stimati 70 milioni di casi di epatite C nel mondo, e il dato potrebbe essere sottostimato, e causa 400mila decessi all’anno ed è una delle cause più comuni di trapianti di fegato“. Il genoma dell’epatite C è stato identificato all’inizio degli anni 1980. Prima della sua individuazione viene chiamato non A e non B. L’epatite virale è considerata la seconda malattia infettiva killer dopo la tubercolosi e su una scala paragonabile all’Hiv. L’Italia, secondo i dati Eurostat, è prima in Ue per mortalità. In Europa nel 2018 sono stati segnalati 37.527 casi di epatite C in 29 stati. L’epatite C è particolarmente pericolosa perché in gran parte asintomatica fino alle sue ultime fasi. “Prima del loro lavoro – ricorda l’Accademia di Svezia -la scoperta dei virus dell’epatite A e B era stata un passo avanti fondamentale, ma la maggior parte dei casi di epatite trasmessa per via ematica era rimasta inspiegabile“.

Alter, 85 anni, è nato nel 1935 a New York e si è laureato nell’Università di Rochester, dove ha continuato a lavorare per un periodo per poi trasferirsi a Seattle. Dal 1961 ha lavorato per i National Institutes of Health (Nih), tranne un breve periodo nel quale ha lavorato nella Georgetown University. Rice, 68 anni, è nato nel 1952 a Sacramento e si è laureato nel 1981 California Institute of Technology (Caltech). Dal 1986 ha lavorato nella Washington University School of Medicine a St Louis. Dal 2001 insegna alla Rockefeller University di New York, dove fino al 2018 ha diretto il Centro di ricerca sull’epatite C. Il britannico Houghton si è laureato nel 1977 nel King’s College di Londra e in seguito ha lavorato per le aziende G. D. Searle &Company e Chiron. Dal 2010 insegnato nell’Università di Alberta. Il premio per la Medicina ha rivestito un significato particolare quest’anno a causa della pandemia di coronavirus, che ha evidenziato l’importanza che la ricerca medica ha per le società e le economie di tutto il mondo. Il premio è il primo di sei premi che saranno annunciati fino al 12 ottobre. Gli altri premi riguardano i campi della Fisica, Chimica, Letteratura, Pace ed Economia. Il riconoscimento è salito a 10 milioni di corone svedesi, al cambio odierno circa 950mila euro.

Annunciando il premio a Stoccolma, il Comitato per il Nobel ha osservato che il lavoro dei tre premiati ha contribuito a spiegare una delle principali fonti di epatite trasmessa dal sangue che non poteva essere spiegata dai virus dell’epatite A e B. Il loro lavoro ha reso possibili esami del sangue e nuovi farmaci che hanno salvato milioni di vite. “Grazie alla loro scoperta, sono ora disponibili esami del sangue altamente sensibili per il virus e questi hanno essenzialmente eliminato l’epatite post-trasfusione in molte parti del mondo, migliorando notevolmente la salute globale”. La loro scoperta ha anche permesso il rapido sviluppo di farmaci antivirali diretti contro l’epatite C. Per la prima volta nella storia, la malattia può ora essere curata, facendo sperare nell’eradicazione del virus dell’epatite C dalla popolazione mondiale”.

La scoperta si deve alla ricerca di una spiegazione al fatto che molte persone che ricevevano trasfusioni di sangue sviluppasse un’epatite cronica provocata da un agente infettivo sconosciuto. Il professore Alter e i suoi colleghi “sono riusciti a dimostrare dimostrato che il sangue di questi pazienti con epatite poteva essere trasmesso agli scimpanzé. Studi successivi hanno permesso di dimostrare che l’agente infettivo sconosciuto aveva le caratteristiche di un virus”. Ma solo dopo 10 anni si è riusciti a isolare il virus grazie al lavoro del professor Houghton. L’Accademia spiega che era diventato fondamentale capire se il virus da solo poteva causare l’epatite. E per rispondere a questo quesito è stato fondamentale il lavoro del professor Rice.

Dall’Assemblea dei Nobel arriva un appello:”Per la prima volta nella storia ora l’epatite C può essere curata”, rendendo concreta “la speranza eradicare in tutto il mondo il virus che la causa”. Ma “per raggiungere questo obiettivo saranno necessari sforzi internazionali”, volti a “favorire i test del sangue e a rendere disponibili i nuovi” farmaci “antivirali in tutto il mondo”.

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