“Vuole un appuntamento per la vaccinazione antinfluenzale? Non sappiamo ancora nulla, provi a chiamare dopo metà ottobre”. E ancora: “Non ci sono ancora i vaccini, non sappiamo nemmeno quando partirà la campagna vaccinale”. Oppure: “Qui da noi i primi appuntamenti sono per il 2 novembre, fra un mese. Non prima”. Simili le risposte che si ottengono telefonando ai centri vaccinali di Regione Lombardia a Milano, Mantova, Bormio (Sondrio) e Casalpusterlengo, uno dei comuni della zona rossa istituita a febbraio dopo la comparsa dei primi contagi da coronavirus. E chiamare il numero verde regionale per la prenotazione di prestazioni sanitarie non aiuta: “Guardi, non sappiamo nemmeno se quest’anno ci occuperemo anche noi degli appuntamenti per il vaccino antinfluenzale”, spiega l’operatore. Eppure per gli esperti è importante che più persone possibili si vaccinino questo autunno contro l’influenza, in modo da rendere più semplici le diagnosi di Covid-19, considerati i sintomi simili. E uno studio del centro cardiologico Monzino di Milano ha messo in relazione una maggiore copertura vaccinale antinfluenzale con un minor numero e minor gravità dei casi di coronavirus.

Anche i tempi contano. Le linee guida del ministero della Salute raccomandano infatti di iniziare le campagne vaccinali nei primi giorni di ottobre. Ma ora che a inizio ottobre siamo arrivati, la regione più colpita dalla prima ondata di Covid è tutto fuorché pronta all’appuntamento. E ai ritardi si somma la mancanza di un numero di dosi adeguato alla platea di destinatari, ampliata quest’anno dalle raccomandazioni ministeriali: non solo operatori sanitari a rischio, persone con patologie gravi e over 65, ma anche over 60 e bambini sotto i sei anni. La carenza di dosi, denunciata dalla fondazione Gimbe anche per altre regioni, in Lombardia era già stato ammessa a metà agosto dal direttore generale del settore Welfare, Marco Trivelli: “L’offerta per gli over 60-64 anni – si leggeva in una sua circolare – sarà valutata in seguito all’esaurimento dell’offerta per gli over 65 anni con una valutazione anche a campagna in corso in relazione alle dosi di vaccino a disposizione”. Se non ci saranno più dosi, dunque, niente vaccinazioni per la fascia 60-64.

La situazione è figlia di una serie di bandi di Aria, la centrale acquisti regionale, andati deserti, vuoi perché il prezzo a base d’asta non era appropriato a un momento di grande domanda, vuoi perché, una volta corretto il prezzo, le quantità richieste nei singoli lotti erano troppo elevate per i produttori ormai presi d’assalto. Quando a fine luglio la consigliera regionale del Pd Carmela Rozza aveva denunciato il problema, l’assessore al Welfare Giulio Gallera aveva replicato che per la campagna vaccinale sarebbero state disponibili 2,4 milioni di dosi a partire dalla seconda metà di ottobre, ritardandone dunque l’inizio di almeno due settimane rispetto alle indicazioni ministeriali. Una previsione troppo ottimistica, però, se lunedì scorso il direttore Trivelli ha ammesso che i vaccini non sono ancora disponibili: “Arrivano con i tempi dell’industria, quindi per metà ottobre le prime consegne, e per fine ottobre le altre. La campagna vaccinale inizierà per fine mese, tra il 15 e il 25 ottobre”.

Ma anche questa è destinata a rimanere solo una promessa, come dimostrano le telefonate de ilfattoquotidiano.it ai centri vaccinali. “Non si sa quando, non si sa come, non si sa perché”, dice un’infermiera di quello di Bormio quando chiediamo appuntamento per una bambina. “Iniziamo il 2 novembre – rispondono da Mantova – Provi a chiedere al pediatra se loro iniziano prima”. Ma il suggerimento si rivela inutile. “Dalle notizie che abbiamo – dice infatti il segretario lombardo della Federazione italiana medici pediatri Rino Rosignoli – le dosi per i bambini arriveranno non prima di metà novembre”. Non va meglio agli adulti con i medici di famiglia, a sentire il presidente dell’ordine dei medici di Milano, Roberto Carlo Rossi: “In Lombardia alcune criticità pratiche rischiano di compromettere anche gravemente la campagna vaccinale. Le dosi saranno probabilmente disponibili solo da novembre”. Una situazione allarmante a cui la Regione ha provato a mettere l’ultima pezza appena tre settimane fa, con la pubblicazione di un bando per 1,5 milioni di dosi a un prezzo quasi doppio rispetto alla prima aggiudicazione e con pagamento anticipato, per ben 15 milioni di euro. Al momento la fornitura non risulta ancora assegnata. “Fino ad oggi la Regione ha raccolto la disponibilità di 1,72 milioni di dosi per gli adulti a fronte di tre milioni di ultrasessantenni – sottolinea Rozza – mentre solo 168mila sono le dosi per i 300mila operatori sanitari e 410mila quelle per i 600mila bambini da zero a sei anni. Tra carenza di dosi e ritardi, questa gestione mette tutti i lombardi nuovamente a rischio”.

Twitter: @gigi_gno

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