Sono coinvolti il presidente dell’ateneo ed ex ministro Vincenzo Scotti, i vertici amministrativi, docenti, ricercatori e pure molti studenti, tra cui diversi poliziotti. Tutti accusati di aver messo in piedi o di aver usufruito di un sistema di “esami facili” e di scorciatoie per abbreviare gli studi alla Link Campus University. Quasi tutti a rischio processo: su 71 indagati, la pm di Firenze Christine Von Borries ha chiesto di rinviarne a giudizio 69. I reati contestati, a vario titolo, sono quelli di falsità materiale e ideologica e di associazione a delinquere. Le presunte irregolarità, accertate al termine di un’indagine durata due anni e chiusa nel maggio scorso, riguardano il corso di laurea triennale in Scienze della politica e relazioni internazionali e il corso magistrale in Studi strategici e scienze diplomatiche. I pm si sono concentrati sugli anni accademici 2016-2017 e 2017-2018, durante i quali sarebbe stata rilevata l’assenza dalle lezioni di diversi studenti, nonché la possibilità di sostenere gli esami a Firenze – senza che i prof fossero presenti – anziché nella sede romana dell’Università.

Ma non solo. Secondo la ricostruzione del sostituto procuratore Christine Von Borries, le prove si sarebbero tenute in locali esterni alla facoltà e in molti casi i candidati avrebbero conosciuto in anticipo le domande e sarebbero stati liberi di consultare internet. Ai vertici della Link si contesta anche di aver proposto agli studenti-poliziotti un corso, per un costo di 600 euro, che secondo le accuse della Procura avrebbe permesso di abbreviare il percorso di studi saltando gli esami del primo anno. A indirizzare gli agenti della questura di Firenze verso la Link Campus University sarebbe stato il sindacato Siulp. L’ipotesi è che alla base ci fosse una convenzione siglata tra l’ateneo romano e la Fondazione sicurezza e libertà, di cui era presidente e legale rappresentante il segretario nazionale del Siulp Felice Romano. Anche per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio. Sono state stralciate, invece, le posizioni di una docente e di uno studente, tuttora al vaglio degli inquirenti.

È un vero e proprio terremoto per la Link Campus University, che già a maggio aveva dichiarato “la sua assoluta estraneità alle accuse formulate dalla Procura di Firenze”, confermando “la piena trasparenza di tutto il suo operato. Non c’è stato nessun falso e nessun esame facile”. “Tutte le autorità accademiche della Link Campus University – si leggeva in un comunicato – hanno operato nel pieno rispetto della legge e dei regolamenti. Le stesse autorità dell’ateneo hanno sostenuto tutti gli studenti e, con percorsi formativi adeguati, anche coloro che non possono frequentare i corsi (in Italia sono la maggioranza) senza lasciare indietro nessuno”. I pm, invece, accusano l’ex ministro Scotti di associazione a delinquere in concorso finalizzata ai falsi esami e lo ritengono “promotore, costitutore e organizzatore dell’associazione” insieme, tra gli altri, a Pasquale Russo direttore generale della Link, Claudio Roveda membro del consiglio di amministrazione e rettore, Pierluigi Matera, componente del Senato accademico, Maurizio Claudio Zandri coordinatore del corso di laurea, oltre a docenti, ricercatori, amministrativi.

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