“Il relitto della superpetroliera Haven deve diventare area marina protetta, perché è un paradiso sommerso”. A dirlo è Andrea Bada, guida subacquea, cacciatore di relitti e volto televisivo per le sue scoperte archeologiche sommerse. L’Haven è il relitto visitabile più grande del Mediterraneo, è lungo 335 metri e largo 52. È affondato nel 1991 e si trova su un fondale di 80 metri a 1,8 miglia dalla costa di Arenzano, nel golfo di Genova. L’incidente è stato uno dei disastri ambientali più gravi del secolo per le migliaia di tonnellate di petrolio che bruciarono e che si riversarono in mare, ma negli anni la natura ha avuto la sua rivincita. “La fauna e la flora sono cresciute rigogliose e tra le strutture dell’imbarcazione nuotano cernie, orate, dentici, tonni”, continua Bada, “a 55 metri sul piano di coperta c’è una meravigliosa colonia di corallo nero”.

Visto che si tratta di pesci di grande interesse commerciale, c’è una forte pressione di pesca: “Lo abbiamo constatato con il lockdown – spiega il subacqueo – su incarico della Regione Liguria abbiamo realizzato due esplorazioni scientifiche durante i mesi di confinamento, documentando la ricchezza di vita a 40, 50, 80 metri di profondità. Ci ha sconvolto vedere la quantità di pesci presente, se oggi ci si immerge se ne vede un terzo”. In teoria, un tipo di divieto c’è ed è quello di non pescare se ci sono subacquei in immersione. “La Capitaneria fa il suo lavoro nel migliore dei modi pattugliando la zona – afferma Bada – ma non può essere presente ventiquattro ore al giorno”. Ecco perché “c’è bisogno di un deterrente forte come una protezione a livello nazionale”. In effetti, anche in questo momento, in un pomeriggio soleggiato di settembre, sul posto si osservano tre imbarcazioni di pescatori – che pescano alla canna – e in contemporanea c’è un gommone carico di subacquei pronti all’immersione.

Ci sono stati alcuni casi di sommozzatori tornati in superficie con la “muta rovinata o con la mano ferita dagli ami che si sono infilati tra le cime degli ormeggi”, commenta Bada, “parliamo di un turismo subacqueo che muove più di 4mila persone all’anno, provenienti da tutta Europa”. “Il pericolo di lenze e ami penzolanti è concreto”, puntualizza deciso Luigi Pelazza, inviato de Le Iene e assiduo frequentatore del relitto: “Quando ti immergi devi sempre fare attenzione, basta un po’ di corrente perché un amo raggiunga il relitto”. Ad ogni modo, “l’area marina non darebbe fastidio a nessuno, occuperebbe giusto lo spazio del relitto, parliamo di mezzo miglio di diametro”, aggiunge Bada. E si sa che porterebbe vantaggi anche ai pescatori: “Nelle zone sottoposte a restrizioni, la fauna cresce così di numero da colonizzare le aree circostanti, un fenomeno in ecologia detto spillover, documentato, per esempio, nelle aree marine di Portofino o Torre Guaceto”.

Anche Donatella Bianchi, attuale presidente WWF e presidente del parco nazionale delle Cinque Terre, è venuta a visitare l’Haven condividendone l’idea. Infatti, il WWF ricorda che c’è bisogno di più aree protette visto che solo il 3% degli oceani del mondo è tutelato e soltanto l’1% lo è in maniera integrale ossia con divieto di qualunque attività umana. Secondo uno studio commissionato dal WWF, una protezione del 10% dell’oceano garantirebbe servizi ecosistemici per un valore tra i 622 e i 923 miliardi di dollari nel periodo compreso tra il 2015 e il 2050. Inoltre, per la sicurezza dei subacquei il cacciatore di relitti auspica in futuro “regole chiare, perché l’Haven è un’immersione difficile, non adatta ai principianti”. Ad oggi, infatti, c’è un vuoto legislativo che ponga dei “limiti seri a chi non è fisicamente preparato”. Come soluzioni propone che chi si immerge disponga obbligatoriamente sia di “un certificato medico sportivo” sia di una sorta di documento che “attesti la frequenza di immersioni fatte, un po’ come avviene con il libretto di lancio dei paracadutisti”.

Per Bada, l’Haven rappresenta tutto: “È la mia prima palestra marina, quella che mi ha allenato per tutte le esplorazioni profonde, è un posto fantastico per la subacquea perché permette di fare immersioni per brevetti dai 40 fino agli 80 metri”. E tra le immersioni in profondità, quella che più di tutte si porta nel cuore è Acciaroli, nel Cilento, dove ha scoperto ed esplorato “la William W. Gerhard, una nave da guerra americana affondata a 184 metri, silurata da un sommergibile tedesco”. Un’avventura sott’acqua ai limiti del possibile, sei ore e mezza d’immersione, ma forse un’impresa meno difficile dell’istituire, di questi tempi, una nuova area protetta.

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