“Dichiaro il mio desiderio sincero di cedere le mie responsabilità al prossimo esecutivo non più tardi della fine di ottobre“. Con un video-messaggio alla tv pubblica il premier libico Fayez Al Sarraj ha annunciato le sue dimissioni, augurandosi che un nuovo esecutivo possa portare a termine la difficile transizione politica del paese, martoriato da anni da una guerra civile contro le milizie del generale Haftar che controllano Libia orientale.

L’annuncio arriva dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi: la data scelta, secondo gli osservatori, non è stata scelta a caso, visto che il mese prossimo a Ginevra sono previsti i negoziati per la formazione di un nuovo governo che rimpiazzi quello attuale riconosciuto dall’Onu. L’obiettivo sarebbe quello di rappresentarvi le diverse anime del Paese (Tripolitania, Cireanica e Fezzan), raggiungendo un’intesa che preveda una nuova composizione del Consiglio presidenziale per poi indire le elezioni. “Spero – ha aggiunto il leader del governo di accordo nazionale, riconosciuto dalla comunità internazionale – che la commissione per il dialogo finisca il suo lavoro e scelga un consiglio presidenziale e un primo ministro”.

Del resto anche il generale Haftar sta in qualche modo lasciando la scena al presidente del parlamento insediato a Tobruk, nella sua Cirenaica, Aqila Saleh, che si è distinto con una proposta politica di unificazione delle istituzioni del Paese. L’esecutivo, con l’aiuto militare della Turchia, a giugno era riuscito a respingere un attacco portato a Tripoli per 14 mesi dalle forze del generale Khalifa Haftar. Lo spostamento verso Sirte del confronto militare, ora sospeso per un cessate il fuoco, ha dato spazio a proteste di piazza nella capitale libica contro le cattive condizioni di vita e la corruzione. Proteste che si sono incrociate con un braccio di ferro tra Sarraj e il ministro dell’Interno Fathi Bashagha, prima sospeso e poi reintegrato dopo pochi giorni a inizio mese.

In preda a guerre civili e turbolenze dal 2011, anno della caduta e uccisione del colonnello-dittatore Muammar Ghedafi, la Libia sembra non trovare pace. Questo mese i colloqui sempre in Svizzera erano sembrati portare a una ripresa della produzione di petrolio bloccata da Haftar in gennaio: un inizio, indicato per sabato scorso dall’ambasciata Usa, che però non si era materializzato.

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