In Vaticano è di nuovo allarme coronavirus. Dopo che negli ultimi giorni alcuni dipendenti di ritorno dalle ferie sono risultati positivi, nei sacri palazzi arriva la notizia del primo capo dicastero della Curia romana contagiato. Si tratta del cardinale filippino Luis Antonio Gokim Tagle, 63 anni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il “Papa rosso” come abitualmente viene soprannominato in Vaticano chi è alla guida di Propaganda fide. Il porporato, come ha precisato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, “è effettivamente risultato positivo al covid-19 tramite tampone faringeo effettuato ieri al suo arrivo a Manila. Sua Eminenza non presenta sintomi e resterà in isolamento fiduciario nelle Filippine, dove si trova”. Nel frattempo, ha aggiunto il portavoce vaticano, “si sta procedendo con le verifiche necessarie tra quanti sono entrati in contatto con Sua Eminenza nei giorni scorsi. Il 7 settembre il cardinale Tagle si era già sottoposto a tampone a Roma, con esito negativo”.

Sono subito scattate tutte le misure previste dalla direzione di sanità e igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, soprattutto per i dipendenti della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e per tutti coloro che negli ultimi giorni hanno avuto contatti con il porporato. Anche il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, è sotto osservazione dopo aver incontrato, venerdì scorso a Beirut dove era stato inviato da Bergoglio, il ministro degli Esteri libanese risultato successivamente positivo al coronavirus. Al momento, però, il porporato non presenta alcun sintomo.

Occhi puntati ovviamente su Casa Santa Marta, la residenza di Papa Francesco. Il 29 agosto scorso Bergoglio ha ricevuto in udienza privata il cardinale Tagle che non manifestava alcun sintomo riconducibile al coronavirus, come confermato dal tampone effettuato successivamente. Mercoledì scorso il Papa si è presentato per la prima volta con una mascherina bianca alla seconda udienza generale con i fedeli dopo il lockdown. Incontri che si stanno svolgendo eccezionalmente nel cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico e senza biglietti d’accesso per i partecipanti. Appena sceso dalla sua Ford Focus blu, però, Bergoglio si è subito tolto la mascherina avvicinando i fedeli che si accalcavano lungo le transenne durante il suo passaggio per raggiungere la sedia che gli era stata preparata. Stringendo anche le mani a tutti i suoi collaboratori privi di mascherina. Salvo poi, all’inizio dell’udienza, richiamare i fedeli a non creare assembramenti lungo le transenne: “Accomodatevi bene per non essere ammucchiati qui. Ognuno sulla sua sedia per evitare i contagi”.

Proprio durante l’udienza generale, il Papa ha spiegato che “la crisi che stiamo vivendo a causa della pandemia colpisce tutti; possiamo uscirne migliori se cerchiamo tutti insieme il bene comune; al contrario, usciremo peggiori. Purtroppo, assistiamo all’emergere di interessi di parte. Per esempio, c’è chi vorrebbe appropriarsi di possibili soluzioni, come nel caso dei vaccini e poi venderli agli altri. Alcuni approfittano della situazione per fomentare divisioni: per cercare vantaggi economici o politici, generando o aumentando conflitti. Altri semplicemente non si interessano della sofferenza altrui, passano oltre e vanno per la loro strada. Sono i devoti di Ponzio Pilato, se ne lavano le mani”.

E ha aggiunto: “Il coronavirus ci mostra che il vero bene per ciascuno è un bene comune non solo individuale e, viceversa, il bene comune è un vero bene per la persona. Se una persona cerca soltanto il proprio bene è un egoista. Invece la persona è più persona, quando il proprio bene lo apre a tutti, lo condivide. La salute, oltre che individuale, è anche un bene pubblico. Una società sana è quella che si prende cura della salute di tutti. Un virus che non conosce barriere, frontiere o distinzioni culturali e politiche deve essere affrontato con un amore senza barriere, frontiere o distinzioni. Questo amore può generare strutture sociali che ci incoraggiano a condividere piuttosto che a competere, che ci permettono di includere i più vulnerabili e non di scartarli, e che ci aiutano ad esprimere il meglio della nostra natura umana e non il peggio”.

In Vaticano non si nasconde anche l’apprensione per il 93enne Benedetto XVI da poco reduce da un violento herpes-zoster, come da lui stesso rivelato, e dalla conseguente dura terapia antibiotica che ne ha ulteriormente minato il fisico. Il Papa emerito vive letteralmente blindato nella sua residenza, il Monastero Mater Ecclesiae, all’interno dei Giardini Vaticani. E anche i contatti con l’esterno delle persone che vivono con lui, il suo segretario particolare, monsignor Georg Gänswein, e le Memores Domini che si occupano della casa, sono limitati allo stretto indispensabile.

Twitter: @FrancescoGrana

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