Malgrado la battuta d’arresto per una reazione anomala in fase di test, il colosso farmaceutico AstraZeneca è ottimista: il vaccino contro il coronavirus elaborato dall’Università di Oxford potrebbe ancora essere disponibile sul mercato “a fine anno o all’inizio del 2021” . Lo ha affermato Pascal Soriot, amministratore delegato di AstraZeneca, l’azienda farmaceutica che se ne è aggiudicato i diritti di produzione, citato dalla stampa britannica. Soriot ha precisato di non poter dire esattamente quando i trial riprenderanno, ma di essere comunque convinto che il progetto resti “in corsa per avere entro quest’anno una data” sulla richiesta di approvazione delle autorità sanitarie. Il comitato chiamato a valutare la relazione tra la mielite trasversa di una partecipante allo studio e il vaccino si esprimerà in un tempo che va “da una settimana a tre mesi”. Intanto anche l’India sospende i trial e il Brasile ratifica il contratto con il colosso farmaceutico.

Il Ceo di AstraZeneca ha anche aggiunto che la diagnosi di un’infiammazione spinale sul volontario colpito dal potenziale effetto collaterale non è ancora confermata, né lo è la relazione con il vaccino. Un comitato dovrà stabilire se la mielite trasversa diagnosticata a una partecipante allo studio sia stata determinata dalla inoculazione del vaccino, e i tempi per farlo “possono variare da una settimana a tre mesi“. Lo afferma il presidente di Irbm Piero di Lorenzo: “Se la valutazione del comitato sarà positiva l’azienda riprenderà subito la sperimentazione”.

Per quanto riguarda l’episodio del paziente soggetto a reazione anomala, Soriot ha precisato che “eventi avversi” sono abituali nelle fasi di sperimentazione, ma che normalmente “non sono tenuti sotto osservazione dal mondo intero“. Anche gli infettivologi sottolineano che questa situazione situazione “che rientra nella normalità e quindi “non deve intaccare la fiducia nelle vaccinazioni”.

L’India sospende i test – Dopo lo stop di AstraZeneca martedì, anche il Serum Institute of India annuncia che sospenderà i test clinici del vaccino Covishield, elaborato nei laboratori indiani di Pune in collaborazione con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford e la farmaceutica AstraZeneca. L’Istituto informa che lo stop resterà in vigore in India fino a quando l’AstraZeneca non riprenderà i test e informa che nel Paese, sinora, non è stata registrata alcuna reazione avversa nei volontari.

Brasile firma con AstraZeneca: “Soluzione praticabile” – Il governo brasiliano ha ratificato il contratto con l’azienda AstraZeneca per la produzione del vaccino dell’Università di Oxford dopo che i test sono stati sospesi per una reazione imprevista in un volontario. “Abbiamo optato per questo vaccino perché lo consideriamo e continuiamo a considerarlo come la soluzione più praticabile per l’immunizzazione della popolazione che tanto auspichiamo”, ha detto il vice ministro della Sanità, Elcio Franco, secondo il quale, tuttavia, “in nessun momento il ministero della Sanità e il governo brasiliano hanno considerato il vaccino AstraZeneca come il proiettile d’argento o l’unica soluzione possibile”. Da martedì i test con il vaccino sono stati sospesi anche all’Università federale di San Paolo (Unifesp).

L’appello degli infettivologi – La Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali spiega che il verificarsi di “un evento sfavorevole nella sperimentazione di un nuovo vaccino è assolutamente atteso e in qualche modo normale“. È un evento che accade raramente e può essere intercettato solo su un’ampia popolazione di soggetti sani: ecco perché le tre fasi in cui si compone la sperimentazione sull’essere umano prima della commercializzazione richiedono tempo e devono essere scrupolosamente rispettate, spiegano, “anche in momenti eccezionali come quelli che stiamo vivendo”.

La Società di malattie infettive invita tutti a “non perdere fiducia nella vaccinazione. “Anzi si deve uscirne rinfrancati. Quando il vaccino arriverà infatti saremo sicuri del fatto che avrà superato gli standard di sicurezza e di efficacia indispensabili per far fronte alla formidabile sfida che stiamo vivendo”. E infine ricordano che la dose di vaccino più importante non è la prima, ma l’ultima: “La data in cui potrà essere celebrato il cambiamento epocale verso Covid-19 sarà quella in cui verrà somministrata l’ultima dose di vaccino all’ultima persona da vaccinare e sarà così raggiunta un’immunità protettiva per se stessi e per gli altri”.

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