L’aula del Senato ha approvato con 125 voti favorevoli, 84 astenuti e nessun contrario la riforma costituzionale che abbassa a 18 anni l’età per poter eleggere i senatori (oggi bisogna averne 25). Il provvedimento tornerà ora alla Camera per la terza lettura e successivamente al Senato per l’ultimo via libera. Per gli ultimi due passaggi servirà la maggioranza assoluta dei componenti, essendo una legge costituzionale.

Italia viva non ha partecipato al voto, in dissenso contro la decisione del resto della maggioranza di togliere dal testo la parte sull’elettorato passivo, che apriva alla possibilità di essere eletti a Palazzo Madama dai 25 anni in su (rispetto ai 40 previsti dalla Costituzione). A modificare il disegno di legge è stato un emendamento depositato oggi dal Pd, con un dietrofront che ha riportato così il testo allo stesso approvato a Montecitorio il 31 luglio 2019 e cioè senza l’elettorato passivo. Il centrodestra si è astenuto.

La modifica chiesta dal Pd – Il Pd ha presentato “un emendamento interamente sostitutivo” della parte sull’elettorato passivo del Senato, che gli stessi dem avevano precedentemente aggiunto alla riforma costituzionale sul voto dei diciottenni per eleggere i senatori.

Il testo si differenzia da quello votato a Montecitorio perché a gennaio il relatore del provvedimento, il senatore del Pd Dario Parrini, ha presentato un emendamento sulla possibilità di essere eletti a 25 anni. La commissione Affari costituzionali del Senato ha ‘varato’ la modifica che è arrivata così in Aula. Oggi a inizio della discussione, Parrini ha annunciato l’emendamento che ritira la parte sull’elettorato passivo. Si tornerebbe così allo stesso testo votato alla Camera. Un dietrofront “opportuno”, ha spiegato Parrini, per varie ragioni. In particolare, ha elencato, dopo la sospensione imposta dall’emergenza Covid per vari mesi, sarebbe meglio non perdere altro tempo, visto che un diverso testo al Senato richiederebbe un ulteriore passaggio parlamentare. Inoltre, “anche nel dibattito in commissione Affari costituzionali erano emerse riserve di alcune forze politiche sull’estensione dell’elettorato passivo – ha ricordato il senatore – per cui credo sia opportuno fare un gesto di apertura in questo senso e creare le condizioni perché nella votazione del Senato si possa avere un larghissimo consenso, superiore ai 2/3 dei componenti, com’è successo alla Camera solo sull’elettorato attivo”.

La protesta di Italia viva – Italia viva ha quindi subito annunciato che avrebbe detto no all’emendamento proposto dal Pd. “Noi insistiamo per ‘svecchiare’ il Parlamento, non solo aprendo ai 18enni-elettori, ma soprattutto a chi ha 25 anni e che, in base al testo della riforma, potrebbe diventare senatore”, ha detto la vicecapogruppo di Italia viva Laura Garavini. “Prendiamo atto che i 5 stelle e Pd invece si fermano all’elettorato attivo: noi siamo sempre dalla parte dei giovani e voteremo contro l’emendamento presentato dal senatore Parrini che di fatto toglie ai 25 enni la possibilità di essere eletti in Senato. Basta con le riforme abborracciate, bisogna fare sul serio per cambiare il Paese, rinnovando la sua classe dirigente”.

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