“Chiediamo al Pd un sì per convinzione non per necessità“. Mentre ancora si aspetta la direzione per la presa di posizione ufficiale dei dem sul taglio dei parlamentari, alcuni deputati del Partito democratico hanno deciso di organizzare un convegno alla Camera per schierarsi ufficialmente a favore della riduzione. Un incontro che arriva mentre tra le file di eletti e militanti non mancano mal di pancia, diserzioni e la tentazione di molti di fare campagna per il No. Anche per questo l’incontro, dal titolo “Democratici per il Sì” è destinato a segnare gli equilibri interni del partito in un momento di forte tensione in vista degli appuntamenti elettorali dei prossimi 20 e 21 settembre. Tra i presenti, a chiedere appunto al partito di schierarsi senza indugi a favore del sì al taglio dei parlamentari voluto dal M5s, l’ex segretario Maurizio Martina, ma anche Stefano Ceccanti e l’eurodeputata Elisabetta Gualmini. Due giorni fa, dal palco della festa dell’Unità di Modena, aveva parlato per il Sì l’ex premier Enrico Letta, mentre Nicola Zingaretti per ora è preoccupato di strappare garanzie sulla tenuta dell’accordo di governo. Quest’ultimo è uno dei passaggi fondamentali e proprio in queste ore alla Camera sono arrivati segnali dalla maggioranza con lo sblocco dell’iter di legge elettorale e correttivi costituzionali che dovrebbero accompagnare la riduzione delle poltrone.

Il nodo dentro il Partito democratico sarà affrontato durante la direzione in programma per il prossimo 7 settembre. Secondo Martina è un’occasione di cambiamento che non deve essere sprecata: “Io penso che sia assolutamente doveroso far vivere dentro le ragioni del Sì una storia riformista”, ha detto l’ex segretario. “Ci si accusa di essere incoerenti perché abbiamo votato No alle prime tre votazioni. Ma per noi, per la nostra storia, se c’era un tratto di incoerenza era sui primi No più che sul Sì finale“. Il riferimento è appunto al comportamento del Pd in Aula in occasione del voto sulla riforma costituzionale: fino alla nascita del governo giallorosso (e quindi prima dell’ultima votazione che ha dato il via libera con un quasi plebiscito) senatori e deputati si erano sempre espressi contro il taglio. Ma secondo Martina, l’opposizione iniziale era il problema. Ora, ha detto ancora l’ex segretario, “preferisco correre il rischio di un cambiamento da accompagnare con altre scelte che rimanere esattamente impantanati dove siamo, cioè in un rapporto tra Parlamento e Paese completamente sfaldato. Questo è il campo di gioco che abbiamo davanti. Se salta anche questa occasione, salta la possibilità di un cambiamento”.

Si è associato alle parole di Martina anche Stefano Ceccanti, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali alla Camera, ovvero là dove si sta giocando la partita fondamentale delle riforma che dovranno accompagnare il taglio. “Se un gruppo e un partito nella votazione decisiva si esprimono a favore, si assumono una responsabilità. Sarebbe strano poi che questo partito scomparisse. Chi dice No oggi perché serve una riforma più ampia, dovrebbe ammettere che queste riforme più ampie si possono fare solo con la vittoria del Sì”. Le parole di Ceccanti sono molto significative per far capire il clima che si respira sui tavolo di lavoro per le riforme che, stando all’accordo di governo, dovrebbero accompagnare il referendum. Proprio oggi il capogruppo a Montecitorio Graziano Delrio infatti, dopo la notizia della calendarizzazione della legge elettorale della legge Fornaro (sui correttivi) ha dichiarato: “Siamo soddisfatti, il patto per le riforme tiene”.

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