“Se sarà consentita una capienza massima dei mezzi di trasporto del 75-80%, i sistemi di trasporto reggeranno”. Lo dice a ilfattoquotidiano.it Andrea Gibelli, presidente di Asstra, l’associazione delle aziende di trasporto pubblico locale. “Il 20-25% di posti in meno rispetto al periodo pre-covid verranno compensati dal minor numero di lavoratori che andrà in ufficio, perché a casa in smart working”. Se dunque Comitato tecnico-scientifico, governo e regioni trovassero la quadra intorno a una capienza consentita del 75% rispetto a quella totale, come sembra trapelare dalle ultime riunioni, a settembre secondo Gibelli gli studenti riuscirebbero ad andare a scuola senza quei disagi che sino a oggi sembravano insormontabili.

Il condizionale è d’obbligo, considerato che molto dipenderà anche dalle linee guida ancora da definire su punti cruciali, come il distanziamento all’interno di autobus e metro e i requisiti di areazione. Ma le parole del presidente di Asstra sono più rassicuranti del documento reso pubblico in giornata dalla stessa associazione, contenente le sue osservazioni e proposte sul tema. Il documento prevede, con l’attuale capienza consentita del 60%, la necessità di mettere su strada 19.400 nuovi bus, con costi in caso di acquisto dei mezzi per 1,6 miliardi, includendo lo stipendio dei conducenti. Costi che in base a un grafico del documento scenderebbero a 723 milioni con una capienza consentita del 75%. “Ma le risorse che servirebbero in più – chiarisce Gibelli – possono essere risparmiate attraverso la mitigazione dei picchi nelle ora di punta e aumentando ulteriormente la capienza (80 per cento o di più)”.

In ogni caso, se ci sarà bisogno di più mezzi, lo si capirà solo quando il Comitato tecnico-scientifico completerà la definizione delle linee guida. Ma una cosa è certa già ora: impossibile che nuovi autobus possano essere acquistati in tempo per l’inizio della scuola o entro la fine dell’anno. “Anche se arrivassero ingenti finanziamenti – dice Gibelli – il sistema produttivo necessita di 3-5 mesi per consegnare un bus”. Tempo a cui va aggiunto quanto necessario per il bando di gara: “Almeno un anno”. Una soluzione potrebbe allora essere quella del “subaffidamento” di parte del servizio, ovvero il noleggio da parte delle aziende di trasporto locale di bus privati con conducente, magari rivolgendosi a quelle imprese che in epoca di Covid hanno visto crollare la domanda del trasporto di turisti. “Il subaffidamento non è una novità – spiega Gibelli -. Si fa già nelle zone turistiche dove spesso si incrementa il servizio per brevi periodi. O in caso di organizzazione di grandi eventi, come i concerti. Questa formula può funzionare anche adesso in periodo di Covid”.

Tale strumento non richiederebbe bandi di gara, perché verrebbe gestito dalle aziende di trasporto già titolari dei contratti con gli enti locali. Sarebbero sufficienti procedure sufficientemente rapide di manifestazione di interesse con la valutazione di alcune offerte, tra cui scegliere la migliore. Ma le flotte esistenti in Italia coprirebbero l’eventuale fabbisogno? “Assolutamente sì”, assicura Gibelli. E a che costo? Una cifra precisa non c’è: “Solo la definizione delle linee guida consentirà a ogni singola azienda di trasporto locale, in base anche alle peculiarità del territorio, di capire se ha bisogno di mezzi in più e di quanti”. I subaffidamenti richiederebbero comunque risorse che dovrebbe essere il governo a garantire, visto che le aziende di trasporto pubblico hanno già subito ingenti perdite da mancata bigliettazione, per la diminuzione dei biglietti venduti durante e dopo il lockdown: “A fine anno si stimano perdite totali per 1,7 miliardi. Il governo ha creato un fondo aperto che sinora ha finanziato con 900 milioni”.

Twitter @gigi_gno

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