Roma, 21 giu. (Adnkronos) - Se dovessimo riassumere questa giornata in una sola frase sarebbe questa: la Sla può cambiare il corpo, ma non deve cancellare il diritto alla libertà. Quello che accade a Salivoli non è una manifestazione. È una storia che continua da diciotto anni. Una storia iniziata da Stefano Cavicchioli e da sua moglie Stefania. Quando la Sla entra nelle loro vite decidono di non rinunciare a ciò che amano di più: il mare, il vento, la navigazione. Da quella scelta nasce una semplice uscita in barca. Oggi quella stessa intuizione è diventata il principale appuntamento italiano del Global Day sulla Sla. Stefania non c'è più da sedici anni. Stefano continua ad esserci. Ed è forse questa la prima immagine che vale la pena raccontare. Perché ogni anno, su questo molo, non si celebra soltanto una manifestazione. Si rinnova una promessa.
La comunità internazionale della Sla ha scelto proprio oggi, il giorno del solstizio d'estate, il giorno con più luce dell'anno, per celebrare alla Marina di Salivoli il Global Day promosso dall'International Alliance of Als/Mnd Associations. Le famiglie sono arrivate da tutta Italia: Toscana, Lombardia, Lazio, Trentino e molte altre regioni. Oltre duecento persone hanno raggiunto il porto per condividere qualcosa che va oltre una veleggiata.
Tra le banchine si muovono volontari, skipper e operatori. C'è chi prepara le barche, chi accompagna una carrozzina, chi accoglie una famiglia appena arrivata dopo ore di viaggio. Piccoli gesti che raccontano una realtà più grande. Per un giorno Salivoli ha smesso di essere un porto ed è diventata una comunità. Una comunità che sceglie di non farsi definire dalla malattia ma dalle relazioni, dall'amicizia e dalla possibilità di continuare a vivere pienamente. La giornata si è aperta con il tradizionale alzabandiera. Le note dell'Inno Nazionale accompagnano famiglie, volontari, istituzioni ed equipaggi riuniti sul molo. È il segno di un'appartenenza condivisa. La convinzione che nessuna malattia debba privare una persona della propria dignità, della propria libertà e del diritto di continuare a sentirsi parte del mondo.
Se oggi Thalas Mare & Vento è diventato il simbolo italiano del Global Day sulla Sla è perché attorno all'intuizione di Stefano e Stefania si è costruita una rete umana straordinaria. Ci sono Marco Bocchigli e Maria Gabricci, da anni colonne portanti dell'organizzazione. Ci sono decine di volontari. Ci sono gli skipper e i proprietari delle imbarcazioni che mettono gratuitamente a disposizione le proprie barche. Ma soprattutto c'è un'intera comunità che decide di partecipare. Il porto si trasforma in una grande rete di accoglienza dove ciascuno offre ciò che può: una competenza, una presenza, una mano tesa. È così che la Marina di Salivoli diventa qualcosa di più di un luogo. Diventa una comunità capace di restituire alle persone con Sla ciò che la malattia tende a restringere: la libertà di sentire il vento sul volto, guardare l'orizzonte e tornare a sentirsi parte del mare.
Tra le imbarcazioni che lasciano il porto ce n'è una che racconta perfettamente lo spirito della giornata. È Elianto, il grande catamarano inclusivo dell'Associazione Mare Oltre. Un'imbarcazione progettata per consentire anche alle persone con disabilità di vivere pienamente il mare e la navigazione. Il suo armatore, Silvio Nuti, lo descrive con una frase che racchiude il significato dell'intera manifestazione: "Non è una barca da sogno. È la barca che tanti sognavano." Elianto è il simbolo di ciò che accade a Salivoli da diciotto anni: non adattare le persone ai limiti, ma rimuovere i limiti che impediscono alle persone di partecipare.
Tra tutte le immagini che accompagneranno questa edizione ce n'è una destinata a rimanere. Non arriva dal mare. Arriva da cinque ragazzi. Giulia, Michele, Paolo, Matilde e Maria Vittoria sono i protagonisti della prima edizione di Estate Insieme – Aisla Family Summer, il progetto dedicato ai figli e ai nipoti delle persone con Sla. Negli ultimi giorni hanno imparato a navigare, condiviso esperienze, costruito amicizie e vissuto una settimana di mare e libertà. Per comprendere il significato di questa iniziativa bisogna ricordare una cosa semplice: la Sla non entra mai nella vita di una sola persona. Coinvolge intere famiglie. I figli crescono accanto alla malattia. Imparano presto il significato della cura, dell'attesa e della responsabilità. Ma restano bambini. Restano ragazzi. Per questo Aisla ha scelto di dedicare loro uno spazio tutto loro. Non un progetto assistenziale. Non un percorso terapeutico. Una vera esperienza di vacanza, amicizia e autonomia. Osservandoli oggi sul molo, mentre ricevono il diploma del corso di vela, si comprende facilmente il senso di questa scelta. Per qualche giorno non sono stati i figli della Sla. Sono stati semplicemente ragazzi che hanno condiviso un'avventura. Ed è forse questa la notizia più bella del Global Day 2026.
Il racconto di Thalas non comincia in mare. Comincia la sera precedente. Sul palco sale Francesco Fontanelli, Campione del Mondo di Magia e straordinario narratore. Davanti alle famiglie Aisla porta in scena uno spettacolo poetico che incanta, diverte e commuove. Un viaggio tra perfezione e imperfezione, tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere, tra la realtà e la prospettiva da cui la osserviamo. È un messaggio che trova immediatamente spazio tra le persone presenti. Perché chi convive con la Sla sa che molto spesso non sono le cose a cambiare, ma il modo in cui scegliamo di guardarle. Lo spettacolo diventa così il prologo ideale del Global Day: un invito a riconoscere, anche nelle situazioni più difficili, la presenza ostinata della bellezza e della possibilità.
Al tempo dei romani scorrazzavano sull’isola galline selvatiche – da cui, secondo gli antichi, il nome – poi diventò rifugio di Papi e sede di una potentissima abbazia. Privatizzata nell’Ottocento, rifugio dei nazisti nel Novecento, infine proprietà di nove famiglie di facoltosi liguri e piemontesi. Ora Gallinara, l’unica vera isola della Liguria, cambia di nuovo proprietà. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, è stata acquistata per oltre 10 milioni di euro da un magnate nato in Ucraina, residente nel Principato di Montecarlo ma con la nazionalità a Grenada, Stato insulare delle Piccole Antille.
Il nuovo proprietario dell’isola si chiama Olexandr Boguslayev, ha 42 anni, e ha comprato l’isola attraverso le “Gallinette“, la società di Montecarlo che ha materialmente effettuato l’acquisto. In più, Boguslayev è proprietario di diverse altre società immobiliari in Costa Azzurra. Suo padre, Vyacheslav Boguslayev, è un politico e industriale ucraino di 81 anni, nonché guida della Motor Sich, storica azienda fornitrice dell’aviazione russa e tra i più grandi produttori mondiali di motori per aerei, missili ed elicotteri. La vendita da 10 milioni di euro è stata finalizzata dai nove gruppi familiari piemontesi e liguri che l’hanno posseduta in comproprietà per oltre 40 anni.
A causa dei vincoli paesaggistici, essendo parte della Riserva Naturale Regionale, sull’isola di Gallinara non si può costruire. Nell’unica villa presente sull’isola vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi proprietari e l’approdo è vietato ai turisti. Ora, grazie al lavoro di un giovane avvocato di Nizza, Yannick Le Maux, e un legale di Torino, Alberto Cortassa, Boguslayev è riuscito a far maturare l’acquisto e dal 17 luglio, segnando un nuovo capitolo della complicata e tortuosa storia dell’isola a forma di tartaruga, nel Santuario marino dei Cetacei. L’atto è sottoposto a prelazione da parte di Stato, Regione e Comune e sarà perfezionato nei prossimi mesi.
Alta 87 metri, lunga 470 e larga 450, l’isola della Gallinara è inaccessibile ai turisti.Secondo Catone e Varrone, si chiama così perché anticamente abitata solo da galline selvatiche. Nel corso del Medioevo divenne prima rifugio di San Martino di Tours, nel quarto secolo dopo Cristo, quindi di papa Alessandro III, in fuga da Federico Barbarossa nel 1162. Divenuta un territorio del Vaticano, divenne sede di un’abbazia affidata ai monaci benedettini, che conobbe il suo apice d’influenza tra il VIII e il XIV secolo. Solo alla metà dell’800 l’isola venne, infine, privatizzata, e passò in proprietà al banchiere di Imperia Leonardo Gastaldi. Nella seconda guerra mondiale fu usata come insediamento da un battaglione della Wehrmacht che scavò numerose gallerie e grotte per nascondere le armi. Nel 1960 venne quindi acquistata dall’industriale genovese Riccardo Diana, che ci condusse acqua ed elettricità, trasformò l’unico approdo tra le rocce in un porto e fece costruire Villa Diana. Una ventina d’anni dopo la proprietà passò di nuovo di mano in quanto venne rilevata da un gruppo di nove famiglie facoltose della Liguria e del Piemonte. A causa dei vincoli imposti sulla costruzione, dall’unica villa presente sull’isola, fatta costruire poco prima, vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi padroni.