(Adnkronos) - Il 15 settembre 2001 al Lausitzring, in Germania, la vita del pilota automobilistico Alex Zanardi - morto il primo maggio 2026 all'età di 59 anni - cambiò improvvisamente. Nella gara di Champ Car, dopo una sosta ai box e nella fase di rientro in pista, la monoposto di Zanardi perse il controllo a bassa velocità su un tratto sporco e la sua Reynard Honda - praticamente ferma sulla pista - venne centrata in un impatto violentissimo dalla Forsythe guidata dal canadese Alex Tagliani.
Nell’impatto, avvenuto a circa di 320 km/h, la vettura di Tagliani spezzò a metà la monoposto di Zanardi, il quale subì l’amputazione immediata di entrambe le gambe. Quando arrivò il responsabile medico della Cart, Steve Olvey, le gambe erano staccate dal corpo e il sangue colava sull’asfalto. Bloccò il flusso chiudendo le arterie femorali, ma Alex in quel momento aveva solo un litro di sangue in corpo. Lo trasportarono in elicottero all’ospedale di Berlino, ma il cappellano prima di partire gli impartì l’estrema unzione.
L’elisoccorso atterrò sul tetto dell’ospedale e il chirurgo responsabile dell’ospedale lo operò la prima volta già su quel tetto. Saranno quindici le operazioni, quattro i giorni di coma, sei le settimane di ricovero. Il 31 ottobre 2001 venne dimesso dalla clinica tedesca, pronto ad affrontare la seconda parte della sua straordinaria vita.
Zanardi non si arrese, recuperò dall'infortunio e si reinventò. Tornò a camminare con le protesi e anche a correre in macchina, in diverse categorie. Ma la nuova passione divenne l'handbike: quarto alla sua prima gara, la Maratona di New York, nel 2007. Nel 2011, conquistò il record sui 42 km nella Grande Mela. A Londra arrivarono i primi ori paralimpici. Quattro anni più tardi, a Rio, conquistò altri due ori e un argento nella gara in linea. Tra il 2013 e il 2019 conquistò anche 12 titoli mondiali, che ne fecero il più vincente di sempre nella storia del paraciclismo.
Ma la vita di Zanardi è stata fatta di lotta, sacrificio e sofferenza. Il 19 giugno 2020, con l'Italia riaperta da poco dopo il lockdown, Zanardi partecipò alla staffetta di beneficenza Obiettivo Tricolore. A San Quirico d’Orcia, in provincia di Siena, l'ex pilota sulla sua handbike andava a una velocità compresa tra i 45 e i 50 chilometri all'ora sulla strada provinciale 146 in un tratto in discesa con una pendenza tra il 4 e il 5%. In curva, all'altezza del comune di Pienza in Val D’Orcia, Zanardi perse il controllo ribaltandosi e finendo contro un camion che arrivava in direzione opposta. Nel violento impatto, il campione perse il casco.
Subito soccorso, viene operato al Policlinico Le Scotte di Siena. Il 21 luglio 2020, trentadue giorni dopo l’incidente in handbike, Zanardi lasciò l’ospedale di Siena per essere trasferito in un centro specialistico di neuro-riabilitazione di Villa Beretta a Costa Masnaga, nel Lecchese, e poi in altri centri del nord Italia. E' qui l'atleta ha affrontato il suo periodo di recupero funzionale, tornando a comunicare ma non a parlare. A un anno e mezzo dal terribile nuovo incidente nel Senese, la moglie Daniela annunciò che Alex era tornato a casa. (di Paolo Martini)
Al tempo dei romani scorrazzavano sull’isola galline selvatiche – da cui, secondo gli antichi, il nome – poi diventò rifugio di Papi e sede di una potentissima abbazia. Privatizzata nell’Ottocento, rifugio dei nazisti nel Novecento, infine proprietà di nove famiglie di facoltosi liguri e piemontesi. Ora Gallinara, l’unica vera isola della Liguria, cambia di nuovo proprietà. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, è stata acquistata per oltre 10 milioni di euro da un magnate nato in Ucraina, residente nel Principato di Montecarlo ma con la nazionalità a Grenada, Stato insulare delle Piccole Antille.
Il nuovo proprietario dell’isola si chiama Olexandr Boguslayev, ha 42 anni, e ha comprato l’isola attraverso le “Gallinette“, la società di Montecarlo che ha materialmente effettuato l’acquisto. In più, Boguslayev è proprietario di diverse altre società immobiliari in Costa Azzurra. Suo padre, Vyacheslav Boguslayev, è un politico e industriale ucraino di 81 anni, nonché guida della Motor Sich, storica azienda fornitrice dell’aviazione russa e tra i più grandi produttori mondiali di motori per aerei, missili ed elicotteri. La vendita da 10 milioni di euro è stata finalizzata dai nove gruppi familiari piemontesi e liguri che l’hanno posseduta in comproprietà per oltre 40 anni.
A causa dei vincoli paesaggistici, essendo parte della Riserva Naturale Regionale, sull’isola di Gallinara non si può costruire. Nell’unica villa presente sull’isola vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi proprietari e l’approdo è vietato ai turisti. Ora, grazie al lavoro di un giovane avvocato di Nizza, Yannick Le Maux, e un legale di Torino, Alberto Cortassa, Boguslayev è riuscito a far maturare l’acquisto e dal 17 luglio, segnando un nuovo capitolo della complicata e tortuosa storia dell’isola a forma di tartaruga, nel Santuario marino dei Cetacei. L’atto è sottoposto a prelazione da parte di Stato, Regione e Comune e sarà perfezionato nei prossimi mesi.
Alta 87 metri, lunga 470 e larga 450, l’isola della Gallinara è inaccessibile ai turisti.Secondo Catone e Varrone, si chiama così perché anticamente abitata solo da galline selvatiche. Nel corso del Medioevo divenne prima rifugio di San Martino di Tours, nel quarto secolo dopo Cristo, quindi di papa Alessandro III, in fuga da Federico Barbarossa nel 1162. Divenuta un territorio del Vaticano, divenne sede di un’abbazia affidata ai monaci benedettini, che conobbe il suo apice d’influenza tra il VIII e il XIV secolo. Solo alla metà dell’800 l’isola venne, infine, privatizzata, e passò in proprietà al banchiere di Imperia Leonardo Gastaldi. Nella seconda guerra mondiale fu usata come insediamento da un battaglione della Wehrmacht che scavò numerose gallerie e grotte per nascondere le armi. Nel 1960 venne quindi acquistata dall’industriale genovese Riccardo Diana, che ci condusse acqua ed elettricità, trasformò l’unico approdo tra le rocce in un porto e fece costruire Villa Diana. Una ventina d’anni dopo la proprietà passò di nuovo di mano in quanto venne rilevata da un gruppo di nove famiglie facoltose della Liguria e del Piemonte. A causa dei vincoli imposti sulla costruzione, dall’unica villa presente sull’isola, fatta costruire poco prima, vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi padroni.