Roma, 31 mag. (Adnkronos) - Lo Csio di Roma Piazza di Siena - Master d’Inzeo, nell’edizione che celebra i 100 anni del concorso ippico più bello del mondo, archivia un bilancio eccezionale sotto ogni punto di vista. Pubblico, impatto economico, visibilità mediatica e coinvolgimento digitale certificano la crescita costante di un evento che continua a rafforzare il proprio ruolo nel panorama sportivo internazionale. Dopo l’apertura affidata al tradizionale concerto serale del mercoledì, le quattro giornate di gara hanno richiamato complessivamente 77mila spettatori, il 24,2% in più rispetto al 2025, confermando il forte legame tra Piazza di Siena e il pubblico romano, italiano e internazionale. Un dato ancora più significativo considerando che l’accesso all’evento è stato, come sempre, gratuito per tutti. Sold out anche per la prima edizione del FIP Arena Polo European Championship al Galoppatoio, pure con entrata gratuita per il pubblico: in quattro serate, il turnover complessivo è stato di 5.000 spettatori.
Anche sul piano economico arrivano segnali estremamente positivi. Lo studio realizzato da KPMG attribuisce al Concorso un indotto pari a 33,73 milioni di euro, contro i 26,67 milioni registrati nel 2025. Una crescita del 26,6% che testimonia la capacità dell’evento di generare valore per il territorio, per il turismo e per il sistema economico della Capitale. Piazza di Siena si conferma così molto più di una competizione sportiva: un appuntamento che unisce eccellenza agonistica, cultura, sostenibilità, promozione del territorio e valorizzazione del patrimonio storico e ambientale di Villa Borghese.
L’edizione del Centenario ha coinvolto numeri di assoluto rilievo: 620 cavalli, 475 atleti provenienti da oltre 20 Paesi, mentre l’intera area sportiva – tra cavalieri, amazzoni, tecnici e staff – ha portato a Roma 1.833 persone accreditate, in rappresentanza di 38 Paesi e cinque continenti. A supporto dell’evento ha operato una macchina organizzativa composta da 1.345 persone, tra comitato organizzatore, personale operativo, sponsor, media, volontari e collaboratori.
La risonanza dell’evento è cresciuta ulteriormente anche sul piano dell’informazione. A fronte delle 1.267 pubblicazioni registrate nell’edizione 2025 – prima del GP Rolex che chiude l’evento -, tra web, tv, radio e carta stampata, già nella mattinata di domenica il monitoraggio ha superato quota 1.500 articoli e servizi, con una giornata di gare ancora da disputare. Determinante il contributo della Rai che, con RaiSport e RaiPlay, ha garantito una copertura editoriale di altissimo livello con 23 ore di diretta televisiva e 30 ore complessive di programmazione, portando nelle case degli italiani lo spettacolo di Piazza di Siena.
Continua la crescita della community digitale dell’evento. Sui canali ufficiali di Piazza di Siena – dato aggiornato alle ore 10 di domenica 31 maggio, prima del Gran Premio Rolex – la platea social ha raggiunto 92mila follower, contro i 78mila del 2025, con un incremento del 18%. Ancora più impressionante il dato relativo alle visualizzazioni: 6,3 milioni, rispetto ai 4 milioni dello scorso anno, per una crescita del 57,5%. Oltre 300mila interazioni generate da più di 350 contenuti pubblicati durante la manifestazione testimoniano la capacità dell’evento di coinvolgere pubblici sempre più ampi e trasversali, avvicinando nuove generazioni al mondo degli sport equestri.
Con la conclusione del Concorso, Piazza di Siena torna a essere patrimonio quotidiano della città. Un luogo aperto a cittadini, famiglie, studenti e turisti, che per alcuni giorni ha rappresentato il cuore pulsante dello sport internazionale e che ora continua a vivere come uno dei luoghi più riconosciuti e amati al mondo. Il passaggio delle Frecce Tricolori, che ha emozionato migliaia di spettatori nel cielo di Roma, ha idealmente salutato l’edizione del Centenario e indicato la rotta verso il futuro: il secondo secolo di Piazza di Siena è appena cominciato.
Al tempo dei romani scorrazzavano sull’isola galline selvatiche – da cui, secondo gli antichi, il nome – poi diventò rifugio di Papi e sede di una potentissima abbazia. Privatizzata nell’Ottocento, rifugio dei nazisti nel Novecento, infine proprietà di nove famiglie di facoltosi liguri e piemontesi. Ora Gallinara, l’unica vera isola della Liguria, cambia di nuovo proprietà. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, è stata acquistata per oltre 10 milioni di euro da un magnate nato in Ucraina, residente nel Principato di Montecarlo ma con la nazionalità a Grenada, Stato insulare delle Piccole Antille.
Il nuovo proprietario dell’isola si chiama Olexandr Boguslayev, ha 42 anni, e ha comprato l’isola attraverso le “Gallinette“, la società di Montecarlo che ha materialmente effettuato l’acquisto. In più, Boguslayev è proprietario di diverse altre società immobiliari in Costa Azzurra. Suo padre, Vyacheslav Boguslayev, è un politico e industriale ucraino di 81 anni, nonché guida della Motor Sich, storica azienda fornitrice dell’aviazione russa e tra i più grandi produttori mondiali di motori per aerei, missili ed elicotteri. La vendita da 10 milioni di euro è stata finalizzata dai nove gruppi familiari piemontesi e liguri che l’hanno posseduta in comproprietà per oltre 40 anni.
A causa dei vincoli paesaggistici, essendo parte della Riserva Naturale Regionale, sull’isola di Gallinara non si può costruire. Nell’unica villa presente sull’isola vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi proprietari e l’approdo è vietato ai turisti. Ora, grazie al lavoro di un giovane avvocato di Nizza, Yannick Le Maux, e un legale di Torino, Alberto Cortassa, Boguslayev è riuscito a far maturare l’acquisto e dal 17 luglio, segnando un nuovo capitolo della complicata e tortuosa storia dell’isola a forma di tartaruga, nel Santuario marino dei Cetacei. L’atto è sottoposto a prelazione da parte di Stato, Regione e Comune e sarà perfezionato nei prossimi mesi.
Alta 87 metri, lunga 470 e larga 450, l’isola della Gallinara è inaccessibile ai turisti.Secondo Catone e Varrone, si chiama così perché anticamente abitata solo da galline selvatiche. Nel corso del Medioevo divenne prima rifugio di San Martino di Tours, nel quarto secolo dopo Cristo, quindi di papa Alessandro III, in fuga da Federico Barbarossa nel 1162. Divenuta un territorio del Vaticano, divenne sede di un’abbazia affidata ai monaci benedettini, che conobbe il suo apice d’influenza tra il VIII e il XIV secolo. Solo alla metà dell’800 l’isola venne, infine, privatizzata, e passò in proprietà al banchiere di Imperia Leonardo Gastaldi. Nella seconda guerra mondiale fu usata come insediamento da un battaglione della Wehrmacht che scavò numerose gallerie e grotte per nascondere le armi. Nel 1960 venne quindi acquistata dall’industriale genovese Riccardo Diana, che ci condusse acqua ed elettricità, trasformò l’unico approdo tra le rocce in un porto e fece costruire Villa Diana. Una ventina d’anni dopo la proprietà passò di nuovo di mano in quanto venne rilevata da un gruppo di nove famiglie facoltose della Liguria e del Piemonte. A causa dei vincoli imposti sulla costruzione, dall’unica villa presente sull’isola, fatta costruire poco prima, vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi padroni.