Napoli, 11 ug. (Adnkronos) - Peppino Di Capri è morto oggi a 87 anni dopo una lunga malattia. Il cantante è scomparso nella sua amata isola, a villa Castiglione. A dare la notizia è stato il quotidiano partenopeo 'Il mattino'. Lascia il figlio Nico, avuto con la prima moglie, ed Edoardo e Daria, avuti con Giuliana Gagliardi.
Interprete della grande musica italiana e pianista raffinato, con Peppino di Capri se ne va un pezzo di storia della canzone, un artista che ha attraversato ottant’anni di musica italiana e internazionale con una naturalezza che appartiene solo ai grandi.
Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella, era nato a Capri il 27 luglio 1939, in una famiglia dove la musica era un destino: il nonno nella banda dell’isola, il padre Bernardo con un negozio di dischi e strumenti e mille strumenti suonati nel tempo libero. Lui, a quattro anni, già si esibiva davanti alle truppe alleate di stanza sull’isola durante la guerra. A sei anni studiava pianoforte con una severa insegnante tedesca a Napoli, ma la sua vera vocazione arrivò presto: nel 1953, con l’amico batterista Ettore Falconieri, iniziò a suonare nei night club di Capri e Ischia come 'Duo Caprese'. Quando l’insegnante scoprì le sue esibizioni, lo cacciò. Da quel momento, Peppino si dedicò completamente alla nascente musica rock d’importazione americana.
Nel 1956 lui e Falconieri si esibirono a 'Primo applauso', condotto da Enzo Tortora, interpretando 'Cry' e 'Tu vuo’ fa’ l’americano': vinsero e portarono a casa un televisore. Due anni dopo nacquero i 'Capri Boys', con Pino Amenta, Mario Cenci e Gabriele Varano: un gruppo ispirato ai rockers americani, che alternava brani napoletani rielaborati e successi statunitensi. Nel 1958, durante una serata a Ischia, furono notati da un dirigente della Carisch: arrivò il contratto discografico e il nome che sarebbe diventato leggenda, 'Peppino di Capri e i suoi Rockers'.
Tra settembre e dicembre 1958 incideranno dieci brani negli studi Carisch. Il successo esplode con 'Nun è peccato', pubblicato il 28 novembre: un evergreen della canzone napoletana. Il primo 33 giri, uscito il 16 dicembre, diventa uno degli album più venduti della stagione. Nel 1959 arriva un altro trionfo con 'Voce ’e notte', classico del 1905 che Peppino porta di nuovo in cima alle classifiche.
Il 1960 è l’anno della consacrazione: pubblica vari 45 giri e due album, è onnipresente in hit parade, si esibisce al Ballo dei Re a Napoli e lancia evergreen come 'Nessuno al mondo', 'Nun giurà' e 'Luna caprese'. Inizia anche la carriera cinematografica, recitando accanto a Mina e Maurizio Arena nei musicarelli dell’epoca. Nel 1961 sposa la modella torinese Roberta Stoppa, si esibisce alla Carnegie Hall e conquista il Sud America. È anche il periodo delle celebri giacche di lamé, diventate un marchio di fabbrica.
A dicembre 1961 lancia il twist in Italia con 'Let’s Twist Again', che nel 1962 raggiunge il milione di copie e lo porta in vetta alle classifiche. Seguono 'Don’t play that song', 'St. Tropez Twist', tournée in Germania e negli Stati Uniti, e il successo di 'Speedy Gonzales'. Nel 1963 vince il Cantagiro davanti a Little Tony, Celentano e Paoli, scala le classifiche con 'Roberta' e incide 'Baby', versione italiana di 'Be My Baby'.
Dopo un periodo di calo, nel 1964 partecipa a 'Un disco per l’estate' con 'Solo due righe', rielabora 'Chiove', incide 'Girl' dei Beatles e 'Melancolie' in sette lingue. Nel 1965 apre i concerti italiani dei Beatles. Nel 1966 incide uno dei primi brani ska italiani, 'Operazione sole', e partecipa al Festival di Napoli. Nel 1967 debutta a Sanremo con 'Dedicato all’amore'. Nel 1968 incide 'È sera' e i Rockers si sciolgono, ma Peppino continua a esibirsi negli USA e riforma il gruppo come 'New Rockers'.
La rinascita arriva nel 1969 con 'Tu…', presentata al Festival di Napoli: è un successo enorme. Nel 1970 vince il Festival con 'Me chiamme ammore' e fonda la sua etichetta Splash. Pubblica gli album 'Napoli ieri - Napoli oggi', rielaborando classici partenopei in chiave rock. Nel 1971 torna a Sanremo con 'L’ultimo romantico', poi firma 'Amare di meno', sigla di 'Rischiatutto'. Nel 1973 vince Sanremo con 'Un grande amore e niente più' e pubblica 'Champagne', il brano che diventerà la sua canzone-simbolo nel mondo. Nel 1976 vince di nuovo Sanremo con 'Non lo faccio più'.
Negli anni successivi arrivano 'Incredibile voglia di te', 'Verdemela', 'Fiore di carta', 'Auguri', 'E mo’ e mo', 'Il sognatore'. Nel 1987 registra un album dal vivo alla Royal Albert Hall. Nel 1991 rappresenta l’Italia all’Eurovision con 'Comm’è ddoce ’o mare', arrivando settimo.
Nel 1995 torna a Sanremo con Gigi Proietti e Stefano Palatresi nel Trio Melody. Nel 1997 pubblica il suo primo CD singolo. Nel 2001 collabora con James Senese per 'Fase 3'. Nel 2005 partecipa per la quindicesima volta a Sanremo con 'La panchina' e viene insignito Commendatore della Repubblica da Carlo Azeglio Ciampi.
Nel 2007 esce 'Ad occhi chiusi… Napoli', poi 'Magnifique' (2011) e 'L’acchiappasogni' (2014). Nel 2008 festeggia i cinquant’anni di carriera con un concerto al Teatro Alfieri di Torino e pubblica il doppio DVD '50º'. Nel 2013 lancia una nuova versione di 'Champagne' con un videoclip a cartone animato. Nel 2015 partecipa al brano 'Fiumi di Champagne' di Gué Pequeno e al film 'Natale col boss'. Nel 2016 pubblica '…una musica infinita…'. Nel 2019 Rai 1 gli dedica una puntata speciale di Techetechete’. Nel 2019 esce il suo ultimo CD, 'Mister… Peppino di Capri'. Nel 2022 incide 'L’amore esiste'. Nel 2023 riceve il premio alla carriera 'Città di Sanremo'. Nel 2024 partecipa al docufilm '’O Festivàl'. Nel 2025 riceve le chiavi della città di Capri e Rai 1 trasmette il film biografico 'Champagne – Peppino di Capri'.
La sua vita privata è stata segnata da grandi amori e momenti difficili. Nel 1959 conobbe Roberta Stoppa, che sposò nel 1961. Sul finire degli anni Sessanta iniziò una relazione con Giuliana Gagliardi, studentessa di biologia. Nel 1970 nacque Igor, detto Nico, figlio concepito durante un breve ritorno con Roberta. Nel 1976 arrivò il divorzio e nel 1978 Peppino sposò Giuliana, con cui ebbe Edoardo e Dario. Giuliana è morta nel 2019 e nello stesso periodo le condizioni di salute del cantante hanno cominciato ad aggravarsi.
Al tempo dei romani scorrazzavano sull’isola galline selvatiche – da cui, secondo gli antichi, il nome – poi diventò rifugio di Papi e sede di una potentissima abbazia. Privatizzata nell’Ottocento, rifugio dei nazisti nel Novecento, infine proprietà di nove famiglie di facoltosi liguri e piemontesi. Ora Gallinara, l’unica vera isola della Liguria, cambia di nuovo proprietà. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, è stata acquistata per oltre 10 milioni di euro da un magnate nato in Ucraina, residente nel Principato di Montecarlo ma con la nazionalità a Grenada, Stato insulare delle Piccole Antille.
Il nuovo proprietario dell’isola si chiama Olexandr Boguslayev, ha 42 anni, e ha comprato l’isola attraverso le “Gallinette“, la società di Montecarlo che ha materialmente effettuato l’acquisto. In più, Boguslayev è proprietario di diverse altre società immobiliari in Costa Azzurra. Suo padre, Vyacheslav Boguslayev, è un politico e industriale ucraino di 81 anni, nonché guida della Motor Sich, storica azienda fornitrice dell’aviazione russa e tra i più grandi produttori mondiali di motori per aerei, missili ed elicotteri. La vendita da 10 milioni di euro è stata finalizzata dai nove gruppi familiari piemontesi e liguri che l’hanno posseduta in comproprietà per oltre 40 anni.
A causa dei vincoli paesaggistici, essendo parte della Riserva Naturale Regionale, sull’isola di Gallinara non si può costruire. Nell’unica villa presente sull’isola vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi proprietari e l’approdo è vietato ai turisti. Ora, grazie al lavoro di un giovane avvocato di Nizza, Yannick Le Maux, e un legale di Torino, Alberto Cortassa, Boguslayev è riuscito a far maturare l’acquisto e dal 17 luglio, segnando un nuovo capitolo della complicata e tortuosa storia dell’isola a forma di tartaruga, nel Santuario marino dei Cetacei. L’atto è sottoposto a prelazione da parte di Stato, Regione e Comune e sarà perfezionato nei prossimi mesi.
Alta 87 metri, lunga 470 e larga 450, l’isola della Gallinara è inaccessibile ai turisti.Secondo Catone e Varrone, si chiama così perché anticamente abitata solo da galline selvatiche. Nel corso del Medioevo divenne prima rifugio di San Martino di Tours, nel quarto secolo dopo Cristo, quindi di papa Alessandro III, in fuga da Federico Barbarossa nel 1162. Divenuta un territorio del Vaticano, divenne sede di un’abbazia affidata ai monaci benedettini, che conobbe il suo apice d’influenza tra il VIII e il XIV secolo. Solo alla metà dell’800 l’isola venne, infine, privatizzata, e passò in proprietà al banchiere di Imperia Leonardo Gastaldi. Nella seconda guerra mondiale fu usata come insediamento da un battaglione della Wehrmacht che scavò numerose gallerie e grotte per nascondere le armi. Nel 1960 venne quindi acquistata dall’industriale genovese Riccardo Diana, che ci condusse acqua ed elettricità, trasformò l’unico approdo tra le rocce in un porto e fece costruire Villa Diana. Una ventina d’anni dopo la proprietà passò di nuovo di mano in quanto venne rilevata da un gruppo di nove famiglie facoltose della Liguria e del Piemonte. A causa dei vincoli imposti sulla costruzione, dall’unica villa presente sull’isola, fatta costruire poco prima, vennero ricavate le proprietà immobiliari dei nuovi padroni.