Crescono i malumori all’interno del gruppo parlamentare M5s dopo il caos sulle commissioni di questa notte, che ha portato all’elezione del renziano Luigi Marattin a presidente della commissione Finanze della Camera, mentre la maggioranza non era riuscita a far eleggere i suoi candidati alla Giustizia e all’Agricoltura in Senato, lasciando campo ai candidati leghisti. A Montecitorio il deputato M5s Leonardo Donno stamattina ha comunicato le dimissioni da capogruppo nella Bilancio, parlando di “fallimento” del direttivo pentastellato alla Camera a causa di “autoreferenzialità e mancato ascolto, imponendo scelte spesso non condivise”. Più tardi Davide Tripiedi ha annunciato le dimissioni da vicepresidente della commissione Lavoro. Protesta anche LeU, dopo la mancata elezione di Pietro Grasso alla presidenza della commissione giustizia del Senato: “E’ un fatto gravissimo“, scrive su Facebook il senatore Francesco Laforgia.

Il direttivo M5s alla Camera, a partire dal capogruppo, Davide Crippa, e dal vice Riccardo Ricciardi, è finito nel mirino delle critiche interne per la gestione di una trattativa bollata come “fallimentare”. Secondo l’Adnkronos, arebbe in corso una raccolta firme per chiedere un passo indietro. Oggi intanto la maggioranza cerca una (nuova) quadra dopo il caos: una riunione tra i capigruppo e il ministro dei Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, per mettere sul tavolo alcune possibili soluzioni. Per ricompattare gli scontenti e sedare i malumori si potrebbero utilizzare le presidenze delle commissioni speciali (una sulla Sanità potrebbe andare a Leu anche se è nelle mire anche di Iv). In ballo c’è anche la commissione Enti gestori, che nell’accordo spettava al senatore Pd Tommaso Nannicini.

Fin da ieri i pentastellati hanno contestato gli accordi presi tra i capigruppo sulle presidenze delle 28 commissioni permanenti. Poi, nel pomeriggio al Senato in ben due delle 14 commissioni la maggioranza è andata in frantumi facendo eleggere due senatori della Lega al posto di Grasso e di Pietro Lorefice (M5s), mentre in serata alla Camera l’elezione alla Giustizia di Lello Vitiello di Iv al posto del candidato di M5s, Mario Perantoni, ha messo in discussione tutti gli accordi. Vitiello ha rinunciato alla presidenza, condizione posta dai 5 stelle per votare Marattin alla Finanze. A Montecitorio alla fine tutte le presidenze sono andate ai candidati concordati dalla maggioranza, ma per ottenere il via libera a Marattin è stato deciso lo spostamento di 10 deputati M5s della commissione Finanze in altre differenti commissioni.

Dopo il caos, questa mattina è arrivata la lettera di dimissioni del pentastellato Donno: “L’esito delle votazioni per il rinnovo delle presidenze vede il M5s fortemente penalizzato. Ritengo che tale esito sia frutto del mancato coinvolgimento del gruppo parlamentare”, spiega Donno al capogruppo Davide Crippa. Le critiche arrivano anche da Yana Ehm, deputata M5s in commissione Esteri: “Quello che è andato in scena ieri qui alla Camera è inaudito, surreale, gravissimo e non ha proprio niente dei principi che contraddistinguono il Movimento 5 stelle”. Il riferimento è allo spostamento di 10 deputati M5s della commissione Finanze in altre differenti commissioni, al fine di ottenere il via libera sul nome di Marattin: “Cose mai viste (o forse sì, ai tempi di Renzi) ed in alcun modo accettabili!”, ha scritto Ehm su Facebook. Già ieri sera il gruppo del Movimento 5 stelle della commissione Esteri aveva espresso “all’unanimità il proprio dissenso sull’accordo politico raggiunto che prevede la cessione della presidenza della Commissione”. Un messaggio anche questo inviato al direttivo pentastellato di Montecitorio.

I malumori non riguardano solo i Cinquestelle. Dopo la protesta del ministro Roberto Speranza, da LeU arrivano anche le parole di Laforgia: “È un problema di rispetto degli accordi con un pezzo imprescindibile della maggioranza, quale noi siamo. C’è un tema di rispetto per la storia e la biografia di una persona come Grasso. C’è una questione che riguarda il merito e la valorizzazione delle competenze. Senza questi elementi, semplicemente non c’è classe dirigente”, ha scritto il senatore. Anche nel Pd, dove è riesplosa la concorrenza tra correnti, a lamentarsi in prima persona è il deputato Maurizio Martina: “Sulle nove presidenze espresse dal PD nel rinnovo delle commissioni parlamentari non c’è nessun lombardo e questo non va per nulla bene. E’ un tema politico che non si può sottovalutare“.

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