Si era sottoposta a un intervento chirurgico per chiudere le tube, ma è comunque rimasta incinta: per via di quell’operazione non riuscita adesso gli Spedali civili di Brescia dovranno versare 300 euro al mese fino al compimento del 25esimo anno di età della figlia “imprevista” della coppia. In sede civile, scrive il Giornale di Brescia, la struttura sanitaria è stata condannata a un risarcimento di 92mila euro.

I coniugi bresciani, di 50 e 48 anni, hanno portato avanti una battaglia legale durata cinque anni e ora hanno visto riconosciuta dal tribunale la “lesione al loro diritto di autodeterminazione nella scelta di non procreare”. La coppia infatti aveva già tre figli. Quando la donna aveva 39 anni, aveva scelto di sottoporsi all’intervento per non averne altri. Ma due anni dopo è comunque arrivata una femminuccia. “Esecuzione tecnica chirurgica inadeguata”, ha certificato il perito, secondo cui “può dirsi provata la responsabilità dei sanitari nel fallimento dell’intervento di sterilizzazione eseguito sulla donna”.

“La giurisprudenza che ha avuto modo di esaminare i casi di gravidanza conseguente ad interventi di sterilizzazione poi rilevatisi inefficaci – si legge nella sentenza della seconda sezione civile del tribunale di Brescia – ha riconosciuto in caso di errore medico la sussistenza del diritto al risarcimento in favore di entrambi genitori dei danni patrimoniali e non patrimoniali in quanto conseguenti alla lesione del diritto di autodeterminazione”. La coppia ha dovuto cambiare casa, oltre che stile di vita, per l’arrivo di una persona in più. Che ora spetterà all’ospedale mantenere.

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