Dopo settimane di proteste per salvare dall’abbattimento l’orsa JJ4 – che ha aggredito due persone, padre e figlio in Trentino, sul monte Peller – gli animalisti mettono a segno una prima vittoria: il Tar di Trento ha accolto, in parte, il ricorso, presentato dalle associazioni (Lav, Wwf, Lac, Lipu e Lndc). L’ordinanza firmata da Maurizio Fugatti, presidente della provincia autonoma, è quindi stata sospesa fino al 30 luglio: intanto il ministero dell’Ambiente sta lavorando per chiederne l’annullamento.

Il Tar ritiene che prima dell’abbattimento – comunque previsto dal protocollo Pacobace in caso di pericolosità – la Provincia di Trento debba tentare misure come la cattura e la reclusione dell’animale, oltre che procedere ad applicare all’orsa il radiocollare. “Un grandissimo risultato – commentano le associazioni ambientaliste in una nota congiunta – che ora obbliga il Presidente Fugatti a disattivare le gabbie di cattura e richiudere i fucili del Corpo Forestale nei loro armadi: nessuno potrà torcere un pelo all’orsa”. Il ministro all’Ambiente, Sergio Costa, ha ringraziato gli animalisti per il lavoro svolto.

“Il ministro ci dica dove dobbiamo portare gli orsi pericolosi – ha detto Maurizio Fugatti commentando la sospensione dell’ordinanza – Ci assumiamo anche le spese del trasporto ma il ministro ci dica dove portarlo. Noi lavoriamo per la cattura“. La decisione del tribunale amministrativo è stata assunta dopo che il presidente della della Provincia autonoma di Trento ha respinto l’invito del ministro Costa a ritirare quella parte dell’ordinanza che chiedeva l’abbattimento dell’orsa, riferisce lo stesso ministero. Nella risposta inviata al ministro, il presidente Fugatti definisce “del tutto priva di fondamento” la conclusione che “non sarebbe stata compiuta da parte di questa amministrazione alcuna ponderazione con altre azioni che potrebbero ugualmente garantire la sicurezza e l’incolumità pubblica”. Pertanto, aggiunge Fugatti, “non mi è possibile accogliere la richiesta di sospensione dell’ordinanza” ricordando che “l’amministrazione si è sempre mossa, nella gestione complessiva della popolazione di orso presente sul territorio trentino, che si avvicina oramai ai 100 individui, in piena aderenza al Pacobace, che costituisce il documento di riferimento, formalmente approvato anche dal ministero (dell’Ambiente, ndr)”. Proprio in base a quel piano, conclude Fugatti, l’aggressione del 22 giugno viene classificata come “al massimo livello della scala di pericolosità, che prevede espressamente la rimozione dell’animale”.

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